mercoledì 2 novembre 2016

Se unissimo le nostre solitudini (e le nostre cianfrusaglie)?

Second Hand. Una storia d'amore
di Michael Zadoorian
MiniMarcos, Marcos y Marcos, 2016

Traduzione di Michele Foschini
1^ edizione: 2000

pp. 400
€ 10 (cartaceo)

Quando morirò, di me non resteranno che cianfrusaglie. Se andassi alla mia casa, alla liquidazione delle mie cose, dopo la mia morte, mi comprerei tutto. (p. 11)
Si apre così Second Hand di Michael Zadoorian, che aveva già saputo commuovere e far divertire nel bellissimo Leisure Seeker. In viaggio contromano. Anche in questo caso, la storia d'amore unisce due personaggi decisamente stravaganti, che tuttavia incontriamo alle prime schermaglie. La narrazione è molto più spostata su Richard, protagonista e voce narrante, che spesso interagisce con il pubblico dei lettori con parentesi ironiche. Lo incontriamo subito alle prese  con la sua principale attività (nonché hobby): andare a caccia di cianfrusaglie. Lo fa apparentemente per il suo negozio di antichità, ma soprattutto perché questa è una vera e propria ossessione, che gli permette di entrare a contatto con altre persone senza un vero e proprio coinvolgimento: 
Sono convinto che quando possiedi qualcosa che è appartenuto a un'altra persona, stabilisci un contatto segreto con lei, con il suo passato. È un modo per toccare una persona senza incasinarsi con i sentimenti.
Infatti, finora Richard ha frapposto un grande filtro tra sé e gli altri: fatica a manifestare le proprie emozioni, considerandole debolezze, e i suoi amori sono le tante cianfrusaglie che stipa in ogni angolo. Almeno finché sua madre muore: la malattia, annunciata da tempo, crea uno squasso che Richard non riconosce subito; solo nel suo negozio, davanti a un appunto che lo riguarda preso da sua madre nel suo libro di ricette, scoppia in un pianto irrefrenabile. E Richard non riesce a porvi fine neanche quando entra una nuova potenziale cliente. D'altra parte, questa stranissima ragazza, vintage e bellissima pur nella sua scarsa cura, non manifesta alcuno sconvolgimento: anzi, lascia sfogare Richard, si presenta come Theresa e il suo volto diventa familiare nel negozio. La ragazza non compra mai niente, ma presto soprannomina Richard con l'abbreviazione "J" (come Junker), lo invita nella sua casa abitata da numerosissimi gatti e caotica quanto la vita di Theresa stessa. È amore? Finalmente Richard "J" abbandona le mille cautele e inizia a vivere?
Troppo semplice: Theresa ha tanti scheletri dentro e fuori dall'armadio (letteralmente!), coltiva una singolare venerazione per le feste rituali messicane dedicate ai morti, e il suo sonno è continuamente funestato da incubi. Insomma, il coinvolgimento emotivo arriva quasi loro malgrado, ma la storia è lunga, e ci sono numerose cianfrusaglie dietro cui nascondersi, litigi che faranno disperare e chiariranno finalmente un nuovo granello di verità...
Certo, Second Hand non ha lo stesso ritmo narrativo di Leisure Seeker, ma è piacevole, ci fa impolverare le mani prendendo oggetti che hanno valore solo per Richard, e forse questo ogni tanto rende meno scorrevole la lettura. Ma chi ha detto che un libro debba essere un bicchiere d'acqua da ingurgitare rapidamente? Se ci lasciamo coinvolgere dalle liquidazioni a cui partecipa Richard, se proviamo a muovere un passo nel suo mondo, ecco che, ancora una volta, Zadoorian sarà riuscito a coinvolgerci in una storia d'amore: quale sottotitolo più banale e, al tempo stesso, pregno di possibilità? Ecco, in Second Hand vediamo una delle storie d'amore meno scontate e delle più tenere, nonostante o forse a causa di due profondissime solitudini che provano a comunicare.

GMGhioni 

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