domenica 20 novembre 2016

#Criticomics - Dino Battaglia e il suo Edgar Allan Poe

Edgar Allan Poe
di Dino Battaglia
Edizioni NPE, 2016
pp. 95
€ 14.90


Potrà sembrare una frase da comunicato stampa eppure è vero: nessuno è riuscito a tradurre la complessità delle opere di Edgar Allan Poe come ha fatto Dino Battaglia nei suoi adattamenti dei racconti dello scrittore di Boston. Prendete la prima tavola di Re Peste, la storia che apre questo volume edito da NPE (il primo di quattordici volumi che la casa editrice dedicherà al fumettista veneto) e guardate come gli elementi si sovrappongono: due buffi figuri fuggono inseguiti da un'oste inferocita, sono goffi e ridicoli e tutta la scena non può che far sorridere. Attorno a loro regna però la desolazione: è notte e sta piovendo, gli edifici trasudano umidità, il ciottolato è sconnesso e interrotto da pozzanghere nere, e soprattutto una forca torreggia sui personaggi esalando aliti di morte. C'è un'atmosfera inquietante, sottilmente comica, e un'attenzione ai dettagli dell'ambiente e dei costumi, tutte cose di cui Poe teneva gran conto durante la scrittura delle sue opere (e sono lì a testimoniarlo diversi articoli su mobilio, vestiti e gli studi sulla tecnica compositiva di una storia). Dino Battaglia coglie la complessità dello scrittore e la piega, la modifica e la insegue con i suoi disegni, ma anche con sceneggiature fortemente evocative capaci di riassumere in poche pagine racconti lunghi cogliendone l'anima o un aspetto sepolto dalle potenzialità più interessanti della classica interpretazione scolastica di queste storie. 



Racconti del terrore
Ne La caduta della casa degli Usher e in Lady Ligeia ritroviamo le atmosfere nebbiose e confuse dei racconti di Poe. I due adattamenti di Battaglia sono fumetti allucinati e sfocati, in cui la composizione libera delle tavole frammenta la lettura confondendo il lettore, catapultandolo al centro del delirio e del dolore dei protagonisti. Mentre il narratore cerca di dare un senso logico ai fatti, noi lettori siamo spaesati, incapaci di venire a patti con ciò che è fuori dall'ordinario, e Battaglia ci cattura mirando non alla nostra logica ma al sentimento. Ed così che Battaglia ci connette alla natura più intima di questi due racconti, distogliendo la nostra attenzione dall'intreccio per tentare un racconto più emotivo e viscerale, capace di evocare la romantica desolazione che fa da struttura. 

Con Hop Frog, storia di umiliazione e vendetta, Battaglia riporta invece in primo piano l'intreccio. Nella meticolosa descrizione del piano ordito dal nano per vendicarsi del Re e dei suoi consiglieri, Battaglia nasconde il cieco dolore del personaggio. Lo sguardo dell'autore è compassionevole e infatti i lineamenti di Hop Frog non sono mai mostruosi o ridicoli, ma carichi di un dolore sopito che non trova pace nemmeno col compimento della vendetta. Di contro i volti dei nobili sono maschere deformi e vuote da cui scaturisce una sana e incontrollabile cattiveria priva dell'umano rispetto. 

Tra tutti i racconti di Edgar Allan Poe, La maschera della Morte Rossa è quello che sicuramente fa più affidamento a un complesso meccanismo narrativo. Poe costruisce una macchina perfetta, i cui ingranaggi (l'orologio a pendolo, le stanze e i loro colori) sono oliati da una storia misteriosa sulla fine dell'umanità. Coraggiosamente Battaglia elimina del tutto il meccanismo del racconto e avvolge il racconto in un'atmosfera funerea che stride con la parte iniziale (la cui ambientazione ricorda non a caso la Germania degli anni Venti) e che trova il suo posto solo con l'arrivo della Morte Rossa. In un mondo già morto che tira le ultime grida e contrae gli ultimi muscoli, è solo la Morte che può riportare tutto in equilibrio. Ne La maschera della Morte Rossa è la vita che stona e la Morte dona pace e normalità a un mondo che non voleva tirare l'ultimo sospiro.



Racconti del grottesco
Battaglia affronta i racconti del grottesco di Poe con lo scopo di rendere più evidente la beffarda ironia che li avvolgeva e che negli originali è spesso sopita dalla seriosa atmosfera gotica degli ambienti e della prosa. Non bisogna scommettere la testa col diavolo (qui più brevemente intitolato La scommessa) è l'adattamento più debole del lotto, colpa anche di un racconto non così stratificato. Battaglia ambienta la storia nella sua Venezia, donando un'atmosfera di festosa decadenza al racconto, e sostiene la truce ironia di Poe con divertenti trovate visive che però non bastano a rendere incisivo l'adattamento. Re Peste è invece una divertente comica al tempo dell'epidemia, in cui Battaglia pone la sua attenzione verso gli elementi slapstick della storia (la fuga iniziale, la sequenza con Barilotto nella botte). Re Peste e la sua stramba corte sono invece ammantate di un terrore farsesco ma non meno spaventoso, le cui buffe mostruosità sono rese evidenti dallo stile caricaturale del disegno.

L'approccio caricaturale con cui Battaglia gestisce volti e movimenti dei personaggi è il tratto distintivo di questa serie di racconti e raggiunge il suo culmine con Il sistema del Dottor Catrame e del Professor Piuma. Catapultato l'ignaro protagonista in un luogo ben diverso da come lo immaginava, Poe si prende gioco della buona educazione del personaggio che gli impedisce di fatto di avere una visione chiara di ciò che gli accade intorno. Poe gioca con l'ambiguità della situazione e soppesa la sua narrazione tra il racconto di una manifesta follia e la sua giustificazione sociale attraverso la descrizione della bizzarra aristocrazia che il gruppo di matti mette in scena. Battaglia adatta il racconto eliminando quasi del tutto quell'ambiguità giocando sulla rappresentazione caricaturale dei matti. Così la visione naif del protagonista è resa ancora più ironica nel momento in cui Battaglia disegna i matti mutuandone l'aspetto dagli animali o degli oggetti che pensano di essere (per esempio il matto che si crede un rospo ha un divertentissimo volto con lineamenti da batrace). 



Racconti di enigmi
Gli interventi più pesanti ed evidenti Battaglia li fa su un racconto poco conosciuto di Poe: La straordinaria avventura di Hans Pfall. È forse la scelta più strana e azzardata della raccolta, soprattutto perché il racconto (non proprio riuscitissimo) è un resoconto molto tecnico del viaggio in mongolfiera di Hans Pfall sulla Luna. Battaglia lo riscrive quasi completamente eliminando qualsiasi parentesi tecnica e scientifica, trasformandolo in un racconto fantastico che ricorda molto da vicino Jules Verne. I toni cupi lasciano così spazio a una linea pulita, e una gabbia più regolare dà modo all'autore di concentrarsi nella creazione di mondi e scenari inventati, con evidenti richiami anche al Little Nemo di McKay. Anche gli abitanti della Luna sono molto diversi da quelli descritti da Poe, più simili a dei troll o a degli gnomi. Qui sono buffi esseri dai grandi sorrisi, leggermente inquietanti ma accoglienti. Così La straordinaria avventura di Hans Pfall si trasforma in un divertente racconto d'esplorazione in cui Battaglia cerca di infondere nel lettore meraviglia e stupore.

Questo Poe raccontato da Battaglia è diviso tra aspetti classici e interventi innovativi, entrambi capaci di fare luce su tematiche e ossessioni dello scrittore americano. Battaglia riesce a catturarne lo spettro emotivo con intuizioni all'altezza dell'originale, che danno vita a una riscrittura viva e non accomodante, che mette anche in discussione Poe facendo emergere aspetti nascosti della sua scrittura oppure donando un differente punto di vista ai classici che già conosciamo.

Matteo Contin
@matteocontin

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