sabato 5 novembre 2016

#CritiComics - Diciottovoltevirgolatre: quando si disegna un romanzo

Diciottovoltevirgolatre (il tonno, la tigre, il tempo)
di Stefano Simeone
Bao Publishing, 2016

pp. 314
€ 22,00


Il mercoledì mi compravano i fumetti. All'epoca, era il premio della settimana. Il "fumetto"era un volumetto sottile, stava anche nella tasca interna del cappotto, e conteneva quattro o cinque storie, concluse in se stesse. C'erano i rari casi delle storie a puntate, fatte per invogliare l'acquisto del mercoledì successivo, ma in genere la lettura si concludeva in un paio di ore, pausa merenda compresa. Se avessi visto in edicola o in libreria un volume di fumetti alto come Guerra e Pace, probabilmente mi sarei spaventata. Ammetto che, da neofita e vecchia scuola, un po' di apprensione l'ho avuta quando Diciottovoltevirgolatre di Stefano Simeone mi è atterrato sul comodino, ma è bastato affrontare le prime pagine per rendermi conto che avevo di fronte un esempio di quello che vorrei chiamare "fumetto modello 2.0". Già questa terminologia denota quanto non sia al passo con i tempi.

Non si chiamano più nemmeno fumetti, oramai: si parla di graphic novel e, oltre a farti sentire un po' vecchia, il termine spiega perfettamente la nuova tendenza delle linee di disegno. Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio romanzo che, solo per casualità, usa i colori e le figure disegnate invece dei normali blocchi descrittivi.
Nel caso specifico, Diciottovoltevirgolatre è una biografia: facciamo la conoscenza di Francesca sin dal momento della sua venuta al mondo. La vediamo diventare un'adolescente molto corteggiata e capricciosa, poi lavoratrice, madre e via così per ogni fase della vita. Ogni passaggio è incentrato sull'amore, sulle, come recita il titolo, le diciotto volte (virgola tre) in cui Francesca si è innamorata o ha pensato di esserlo.

La vita di Francesca non ha nulla di particolare o fuori dal comune: è quella che potremmo avere tutti con gli amori falliti, i desideri mai realizzati e gli incidenti che poi si rivelano dei buoni cambiamenti di rotta. La bellezza e la forza di un lavoro come questo è quello di dimostrare che il disegno può assolvere in maniera autonoma alla funzione romanzesca. Se un tempo le illustrazioni erano solo supporto all'impianto narrativo (pensiamo ai lavori di Wyeth per i lavori di Stevenson) ora cercano in tutti i modi di diventare adulti e staccarsi dal dominio genitoriale della mera parola. 
I fumetti modello 2.0 sono sulla soglia, in cerca di un equilibrio tra quanto si possa esprimere con il disegno e quanto sia ancora affidato alla parola. Ciò è testimoniato da un disegno tutt'altro che preciso: i tratti sono spesso aperti, i colori non restano "nei bordi" dando molta dinamicità alle situazioni. Ogni capitolo è caratterizzato da un precisa scelta cromatica e leggiamo quindi il capitolo rosso dell'adolescenza, verde della prima maturità e bianco della nascita. A rimarcare però come la parola sia importante, il mondo della Francesca appena nata si colora solo al comparire delle prime parole e suoni definiti come una sinfonia di colori.
La storia non si sbilancia in estrose scelte narrative: la struttura rimane fedelmente a cerchio con situazioni e anche dialoghi che si ripetono perfettamente speculari all'inizio e alla fine dando un senso di conclusione e completezza. Alcune sfumature psicologiche, soprattutto nella figura di Simone, il ragazzino da sempre innamorato della protagonista, restano un po' nebulose, ma senza per questo guastare il piacere della lettura.
Sono fumetti precursori, un nuovo modo di concepire disegno e narrativa. Probabilmente, saranno i nostri nipoti a guardare increduli i fumetti tanto sottili da poter stare nella tasca interna del cappotto.

Giulia Pretta