martedì 1 novembre 2016

#CritiCinema - Maxwell Perkins, un genio a lume di lampada

In Italia sarà nelle sale cinematografiche dal 10 novembre. Ma già dalla sua presentazione al Festival di Berlino, questo febbraio, Genius di Michael Grandage è un film attesissimo da bibliofili e appassionati di editoria. La storia è ispirata alla biografia Max Perkins: Editor of Genius di Andrew Scott Berg (pubblicata in Italia da Elliot nel 2013) e ruota intorno al geniale editor della casa editrice statunitense Scribner e ai suoi rapporti con gli autori. C'è lui dietro Francis Scott Fitzgerald e The Great Gatsby (e l'accortissima decisione di cambiare il titolo originale, che l'autore voleva fosse Trimalchio in West Egg) e dietro il successo di Ernest Hemingway. Ma soprattutto è lui, ed è da qui che prende le mosse il film, che decide, alla fine degli anni '20, di pubblicare, lavorando fianco a fianco allo sregolato autore in mesi sfiancanti, Look Homeward, Angel e Of Time and the River di Thomas Wolfe.

Il film è tutto costruito attorno ad uno dei rapporti professionali più delicati, quello fra un autore e il suo editor, la figura cioè che traghetta un testo iniziale alla forma definitiva di libro. Un ruolo, fondamentale, di cui in Italia si è iniziato a parlare soltanto in anni recenti (ricordiamo, fra i moltissimi, quel che Grazia Cherchi è stata per Stefano Benni, o Antonio Franchini che affiancò Paolo Giordano nella costruzione del best seller La solitudine dei numeri primi). Un ruolo che va condotto con fermezza competenza e garbo, ma che spesso trova l'ostacolo di una visione autoriale molto forte e poco disposta a cedere.


«Grazie a Dio Tolstoj non ti ha conosciuto, avremmo quel meraviglioso libro "Guerra e... Niente"!», risponde stizzito Wolfe, autore verbosissimo e immaginifico, all'ennesima richiesta di tagli di Perkins. E spesso il mettere mano al testo originario è una scommessa, che non è mai da darsi per scontata,  neanche quando il genio dell'editor avvera i sogni di successo dell'autore: «Ecco perché noi editor perdiamo il sonno, stiamo davvero rendendo migliori i libri? (Era Guerra e pace, non Guerra e basta) o solo diversi?», si chiede Maxwell Perkins alla fine del film. Piuttosto didascalico e concentrato sul racconto delle dinamiche interne della cosiddetta “cucina editoriale”, Genius è un film costruito sui dialoghi, come fossero duetti d'opera. I moltissimi fra Perkins, affidato ad un perfetto, garbatissimo Colin Firth e Wolfe - Jude Law, ma anche con (e fra) le rispettive compagne, la moglie di Perkins interpretata da Laura Linney e l'adultera Aline Bernstein col volto di una nevrotica Nicole Kidman. Senza dimenticare le apparizioni di Fitzgerald e Hemingway, rispettivamente interpretati da Guy Pierce e Dominic West.

Un film che tradisce le origini teatrali del regista Michael Grandage, al suo esordio alla macchina da presa, e che va avanti lentamente, oscillando fra stazioni ferroviarie e interni di uffici e case, in un'atmosfera polverosa e plumbea. Ricordando un altro biopic - storia condotta in modo impeccabile, ma forse altrettanto “rigida”- sulla vita di Truman Capote, Truman Capote: A sangue freddo (Bennett Miller, 2006) che brillava per la strepitosa performance attoriale di Philip Seymour Hoffman.

La chiave forse è proprio da ricercarsi nel fatto che la versione cinematografica non può superare la forza dei libri e dei personaggi che li ispirano. Ma quando con onestà ci prova, consegnando allo spettatore un corredo di immagini alle storie che essi conoscono già, il risultato è sempre, quantomeno, interessante.

Giulia Marziali

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