sabato 1 ottobre 2016

#paginedigrazia | La Deledda che non t'aspetti: viaggio nelle poesie della scrittrice sarda (prima parte)


Grazia Maria Cosima Damiana Deledda nasce a Nuoro il 27 settembre 1871. Scrittrice di successo e ad oggi unica donna italiana a vincere il premio Nobel per la letteratura, nel 1926, con Canne al vento. Si può affermare, senza dubbio alcuno, che la sua fama sia indiscutibilmente legata alla sua attività di romanziera, tuttavia, approfondendo e studiando la figura di questa donna vissuta a cavallo tra i due secoli, si scoprono degli aspetti più nascosti, ma non per questo meno interessanti, della sua produzione.È il caso delle poesie che la Deledda scrisse tra i 16 e i 30 anni, contemporaneamente alle prime novelle, e coprendo il periodo che va dal 1887 al 1900, anno del matrimonio e del successivo trasferimento a Roma, e che si configurano, quindi, come la sua iniziazione artistica, che è caratterizzata, perciò, dalla compresenza di prosa e poesia. 

L'attività di poetessa non fu però molto pubblicizzata dalla stessa scrittrice: nell'epistolario compare solo qualche raro e vago cenno ai suoi componimenti, mentre si trovano ben più lunghe e accurate descrizioni dei suoi romanzi, e in vita venne pubblicato, nel 1897, solo un esiguo volumetto contenente appena quattro liriche. Per una raccolta più corposa bisognerà attendere il 1938, quando Antonio Scano, letterato e amico fidato della Deledda, due anni dopo la morte della scrittrice, deciderà di raccogliere e dare alle stampe gli esperimenti poetici deleddiani.


La lettura delle liriche è molto interessante sotto molteplici punti di vista: in primo luogo valgono come esperimenti letterari, una sorta di esercizio di scrittura che consente alla giovane di misurarsi con le sue capacità, e, in secondo luogo, a livello tematico sono utili per conoscere il bacino immaginativo della scrittrice. 

Se ad una prima lettura è innegabile una certa inesperienza nell'elaborazione formale, a livello contenutistico è possibile enucleare dei temi ben definiti, che ricorrono in più poesie, creando una fitta rete di richiami intratestuali di particolare interesse. È possibile perciò individuare delle costanti ben precise all'interno del corpus. In questa prima parte dell'analisi, ne prenderemo in esame alcuni, per poi lasciare ad una parte successiva il commento alle ultime tematiche e le considerazioni finali. Ciò che salta subito all'occhio è la presenza di molteplici riferimenti autobiografici, sia perché nelle poesie sono presenti molti richiami alla cultura sarda, ai costumi, alle ricorrenze, sia perché in alcuni componimenti vengono inseriti dei riferimenti più o meno espliciti alla vita della scrittrice, come, per esempio, il nome del marito, Palmiro Madesani, a cui viene dedicata una poesia in cui si racconta del viaggio di nozze di una giovane coppia (probabilmente la trasfigurazione letteraria della stessa Grazia e del marito).

Oltre a quest'aspetto, altrettanto fondamentale all'interno della poetica deleddiana è il ruolo svolto dal paesaggio. Queste poesie sono state scritte quando Grazia viveva ancora in Sardegna e anche in virtù di ciò la quotidianità isolana entra in misura consistente in questi primi tentativi poetici. Leggendo le sue poesie è impossibile non immergersi nella cultura sarda, vedere i paesaggi, ascoltare i rumori della natura e sentire i profumi dell'isola. Queste sensazioni sono rese dalla Deledda in maniera molto chiara e limpida: la descrizione dei panorami è sempre svolta con una cura estrema, quasi ossessiva, attenta ai minimi particolari e rappresentando la natura fin nel più piccolo dettaglio. I paesaggi deleddiani non sono però solo un semplice sfondo inanimato, anzi, essi vengono vissuti e interiorizzati dai personaggi delle poesie, dando luogo ad una sorta di compenetrazione tra la natura e l'animo umano. Spesso, infatti, si sviluppa un'interdipendenza tra le due parti in cui una influenza l'altra e viceversa: per esempio la fine della giornata, con la luce che pian piano cala all'orizzonte lasciando posto all'oscurità, è il momento dedicato al raccoglimento e alle riflessioni più profonde. Il paesaggio descritto da Grazia è, inequivocabilmente e inevitabilmente, sardo: i paesaggi tipici dell'isola si affiancano alla rappresentazione dei costumi, soffermandosi, talvolta, anche sulle tradizioni locali, come nel caso della poesia dedicata alla tradizionale festa di San Giovanni, celebrato la notte del 24 giugno.

Quello che lega la Deledda alla Sardegna è un sentimento profondo e viscerale, ma il suo sguardo nei confronti della terra natìa resta sempre molto lucido e la rappresentazione che ne fa è tutt'altro che mitizzata. Il contesto storico-sociale dell'isola viene rappresentato in maniera oggettiva, inserendo, ad esempio, anche dei chiari riferimenti al brigantaggio, vera piaga dell'epoca. Altrettanto importanti e meritevoli di attenzione sono il tema amoroso e quello religioso, legati l'uno all'altro da un rapporto molto particolare e che verranno affrontati nella prossima parte.

 Valentina Zinnà

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