venerdì 7 ottobre 2016

"Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione": l'esordio di Martha Batalha

Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione
di Martha Batalha

Feltrinelli, 2016

traduzione di Roberto Francavilla

200 pp.
16,00 €

"Quando Eurídice Gusmão si sposò con Antenor Campelo, la nostalgia che provava per la sorella era ormai svanita".
A volte basta la prima pagina, in questo caso la prima frase di un libro per capire che è un buon libro: con Eurídice Gusmão si è trattato di amore a prima vista. Sin dalla prima parola, il lettore viene introdotto nel mondo bizzarro in cui vive la protagonista, fatto di personaggi divertenti, errori, strampalati progetti.

Rio de Janeiro, anni Quaranta. Eurídice e Guida Gusmão, sorelle, non potrebbero essere più diverse. La prima, più piccola, è una studentessa modello, l’altra una fanciulla romantica, più interessata alle riviste che ai libri. Le due ragazze si completano, perché Guida è una di quelle donne "che nascono sapendo già tutto": come si conquista un ragazzo, come difendersi dai soprusi della maestra. La bella Guida, però, scappa di casa per sposare Marcos: da questo momento Eurídice, per non spezzare il cuore ai genitori, diventa una figlia silenziosa e obbediente. Dopo il matrimonio con Antenor (sposato più perché è un buon marito che per vero amore), la brillante Eurídice riaffiora, e cerca di incanalare le sue energie e la sua inventiva prima nella cucina, poi nel cucito. Ad accomunare le due sorelle, nonostante la distanza, resta la loro solitudine, la difficoltà nel fare accettare agli uomini (mariti, padri) le loro scelte e desideri. Finché Guida non torna a casa… 


L’autrice brasiliana Martha Batalha supera a pieni voti la prima prova di scrittura: prosa sintetica, personaggi strutturati e un bel po’ di humour sono gli ingredienti fondamentali di questo piacevolissimo romanzo. Se l’intreccio è abbastanza simmetrico (matrimonio di Eurídice – sua infanzia – adolescenza di Guida – suo matrimonio), le vicende narrate non smettono mai di divertire. All’inizio è Eurídice a incuriosire il lettore: il suo matrimonio (con “un buon marito”, come non smette mai di ripetersi) non le basta; ex bambina prodigio, un po’ repressa dopo la fuga della sorella, sente di doversi riprendere il suo tempo. 
Eurídice non sarebbe mai diventata un ingegnere, non avrebbe mai messo piede in un laboratorio e non avrebbe mai osato scrivere versi, ma quella donna si dedicò all’unica attività concessale che avesse un qualcosa di ingegneria, scienza e poesia.
E così prima s’inventa chef, sperimentando accostamenti esotici, inventando sapori e coltivando il sogno di pubblicare un suo libro di ricette; poi s’improvvisa modista, e col suo entusiasmo riesce a coinvolgere tutto il quartiere nel progetto di aprire una sartoria. 

Quello che le manca non sono le capacità, né i soldi: è una persona che la incoraggi, e, come non l’ha trovata nei genitori quando sognava di essere una flautista, così non la trova nel marito – tanto spaventato dalle velleità artistiche di sua moglie da scoraggiarla o proibirle ogni progetto. A Eurídice manca la sorella. A Guida manca un punto di riferimento, e non riesce a trovarlo negli uomini, che la sfruttano e la abbandonano. Lo scoverà invece nelle donne: da Filomena, ex prostituta che l’accoglie in casa, ad Amira, la severa ma generosa datrice di lavoro. Uno sguardo alla copertina (e al titolo) dell’edizione originale svela il tema più importante del libro. Anche se la solitudine rimane un sentimento centrale, Eurídice Gusmão è un libro leggero, grazie a una sequenza di episodi e una galleria di personaggi divertentissimi. Come Zélia, la vicina impicciona di Eurídice: “una donna dalle molte frustrazioni”.
"La più insopportabile delle quali era di non essere lo Spirito Santo, in modo da vedere tutto e tutto sapere".
La brutta, invidiosa Zélia, non potendo essere onnisciente, passa le sue giornate con l’orecchio contro la parete dei Campelo, e si autoproclama profeta (di sciagure) per la vicina che, di volta in volta, prende di mira. O come donna Eulália, la possessiva madre del signor Antônio, che punta, con finti malanni e febbri della domenica, a scoraggiarne l’amore per Guida. 

Sono le donne le figure centrali del romanzo, ed è la loro capacità di darsi forza o di farsi la guerra a imprimere le svolte fondamentali alla storia. È quando Eurídice e Guida si rinchiudono ognuna nel suo piccolo mondo che le loro vite prendono una piega sbagliata, è quando si ricongiungono che ricominciano a vivere.

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