mercoledì 12 ottobre 2016

Quando il mondo strappa via i sogni alle ragazze, uno per uno...

Le ragazze
di Emma Cline
Einaudi, 2016

Traduzione di Martina Testa

pp.  344
€  18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Povere ragazze. Il mondo le rimpinza di promesse sull'amore. Quanto ne hanno bisogno, quanto poco ne otterrà la maggior parte di loro. Le canzoni zuccherose, i vestiti descritti nei cataloghi di moda con parole come "tramonto" e "Parigi". Poi gli strappa via i sogni con una violenza micidiale: la mano che slaccia a forza i bottoni dei jeans, il tipo che sull'autobus grida contro la propria ragazza senza che nessuno gli dica niente. (p. 140)
Non amo le storie che parlano di sette e mi hanno stufata i romanzi di formazione alla rovescia; non mi piace neanche gridare al capolavoro, specialmente per gli esordi. Allora perché Le ragazze di Emma Cline mi ha tenuta sveglia, con gli occhi rossi e la tachicardia? E perché sto scrivendo una recensione in prima persona, applaudendo? 
Alla seconda domanda risponderò subito: perché Le ragazze è uno dei libri che mi ha coinvolta di più nell'ultimo anno e allora non voglio tirarmene fuori con l'impersonale, ma starci dentro con la mia persona, la mia esperienza di adolescente che si riflette dolorosamente non nei fatti, ma nelle riflessioni amare della protagonista. 
Per la prima domanda, invece, la risposta è più articolata. Inizierò col dire che lo stile di Emma Cline non sembra quello di un'esordiente ventiseienne: è uno stile maturo, con un mordente notevole, le frasi lunghe il giusto e gli aggettivi mai banali, ma neanche ridondanti. I dialoghi sono misurati e slabbrati dove serve far male al lettore; le immersioni nei pensieri della protagonista sono veri e propri tuffi nella protagonista, dentro di lei fisicamente e mentalmente. Non ci sono timori ad utilizzare frasi nominali, perché Emma Cline sa magicamente non cadere né nello stile giornalistico né in singulti da frasi troppo brevi: ha la pozione giusta per stordirci in una pagina e risuscitarci in quella dopo. Il tutto con naturalezza, nascondendo il trucco e illudendoci che stia "solo" raccontando una storia.
Nelle prime pagine, facciamo la conoscenza di Evie, la protagonista cinquantenne, dalla vita sentimentale naufragata, molto solitaria, in una casa in prestito. Una notte, arriva lì il figlio del proprietario con la fidanzata: con un bicchiere e una canna in più, Julian e Sacha faticano a riconoscere Evie, amica di famiglia da tempo. Poi la situazione si scioglie, ma forse i ragazzi non sanno che per la donna quello sballo e la palese tensione sessuale sono un déjà vu. Per i ragazzi, lei non è altro che "quella che faceva parte di una setta": le immaginazioni portano a qualcosa di perverso e per questo affascinante, come può esserlo agli occhi di due adolescenti, ma nulla di più. Invece, noi lettori scopriremo presto che si annida un crogiuolo di disperazione, malinconia, disadattamento e timidezza dietro a questa scelta... Ecco che i ricordi partono: si tratta di un flashback (segnalato da una netta divisione in sezioni del romanzo, tra passato e presente) che riporta al 1969, quando la Evie quattordicenne, a disagio in una famiglia disgregata e conflittuale, si imbatte per caso in un gruppo di ragazze. La attraggono il passo scanzonato e menefreghista, i capelli lunghi e i vestiti scomposti; non vede la sporcizia randagia, ma solo l'infrazione di quelle regole che, da brava bambina, Evie non ha mai infranto. 
E, quasi per caso, ci casca:
Mi piace immaginare che ci fosse voluto più tempo. Che mi fossi lasciata convincere nell'arco dei mesi, cedendo gradualmente. Sedotta con la cura che si riserva a un'innamorata. Ma in realtà ero un bersaglio facile, ansiosa di concedermi. 
È disposta a tutto pur di attirare le attenzioni di Suzanne, anche a sottrarre denaro dalla borsa di sua madre, che d'altra parte è distratta da uno dei tanti uomini con cui prova a ricostruirsi una vita. Evie, pur sapendo che il gruppo nella foresta è mal visto dalla gente del paese, pedala quasi ogni giorno verso quella che spera essere la sua nuova famiglia, si lascia illudere dal capo della setta, Russell, hippie cantautore che proclama la forza dell'amore a qualunque costo... Tra personaggi inquietanti (per noi lettori, ma non agli occhi incantati della ragazzina) e comparse sempre caratterizzate, ci sono prove da superare per farsi accettare nel gruppo, ed Evie lotta con tutte le sue buone maniere per mettersi in buona luce. Anche se questo significa rinunciare ai suoi vestiti puliti, scoprire la sessualità in modo tutt'altro che graduale e violare le leggi. Nel racconto, ormai, filtra la consapevolezza di Evie adulta, che commenta l'ingenuità con cui nel 1969 si è lasciata prendere la mano da una situazione senza sbocchi positivi possibili. 
Noi lettori non possiamo che compatire (in senso etimologico) Evie, ovvero provare i suoi stessi sentimenti, violenti e feroci come quelli di ogni adolescente. I suoi, forse, anche di più: c'è tutta la disperazione di chi si sente costantemente rifiutata dagli altri:
Tutti volevamo delle cose e non potevamo fare a meno di volerle, perché l'unica cosa che avevamo era la nostra vita, e l'unica persona accanto a cui ci svegliavamo eravamo noi stessi, e quando mai avremmo potuto dirci che quello che volevamo era sbagliato?
Fin dalle prime pagine, sappiamo che anche il futuro non ha risparmiato Evie, eppure simpatizziamo per questa protagonista che è stata costretta a mettere i suoi impulsi da parte, e a salvarsi, nonostante l'invitante richiamo della disperazione. 

GMGhioni


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