giovedì 27 ottobre 2016

#paginedigrazia - Come il sogno di un amore lontano : “Anime Oneste” di Grazia Deledda


Anime Oneste
di Grazia Deledda
Ilisso, Nuoro, 2009

Prefazione di Tania Baumann

pp. 183
11


Pubblicato nel 1895, Anime Oneste si inserisce all'interno della produzione giovanile di Grazia Deledda, imponendosi fin da subito come uno dei romanzi più interessanti di questo periodo.
Come sottolinea Tania Baumann nella prefazione, la giovane Grazia, che all'epoca aveva appena ventiquattro anni, con questo libro attira l'attenzione della critica e del pubblico a livello nazionale, cominciando a porre le basi del suo futuro successo.
L'opera si apre immediatamente con la morte di donn'Anna, fatto che cambierà per sempre le vite dei protagonisti. La nipote, che viveva presso la nonna, viene presa in carico dallo zio, che la porta a stare nella sua famiglia, a Orolà.
La caratterizzazione dei personaggi e il racconto della quotidianità della famiglia Velèna occupa la primissima parte del testo, articolata in brevi capitoli dai titoli talvolta didascalici e anticipatori del contenuto (si vedano, a mero titolo esemplificativo, i primi: L'arrivo, I primi giorni, La vita in famiglia, e così via).
La piccola Anna, inizialmente spaesata, trova presto un punto di riferimento nelle cugine e pian piano occupa un posto sempre più importante all'interno della famiglia, partecipando ai lavori di casa e ambientandosi pian piano.
Fin dalle prime pagine, attraverso l'accurata descrizione dei caratteri dei protagonisti e il vivace racconto delle vicende di casa Velèna, Grazia ci regala un affascinante quadro della quotidianità isolana, portandoci in mezzo ai preparativi di nozze di una della sorelle, Angela, in procinto di sposarsi con Paolo Demeda. La preparazione del corredo, i ricami, gli uncinetti, i vestiti, tutto ci viene raccontato con grande cura ed efficacia dalla giovane scrittrice sarda, alle prese con una delle sue prime prove narrative.
Grazia è ancora giovane, eppure in questo romanzo si possono vedere nitidamente le prime avvisaglie di un grande futuro: chiunque conosca le opere e la poetica della Deledda, non può non notare che già a quest'altezza cronologica sono presenti alcuni dei temi e degli argomenti che verranno poi riconosciuti come i leitmotiv deleddiani. Seppur destinati ad una futura evoluzione, in Anime Oneste si trovano le efficaci descrizioni paesaggistiche, la resa piena e viva dei sentimenti, le passioni intense e laceranti vissute dai protagonisti e altro ancora.
Fin dai primi capitoli, quindi, veniamo catturati e immersi nel mondo sardo, nella quotidianità isolana. La forza della scrittura deleddiana sta anche qui, nella capacità di coinvolgere pienamente il lettore, portandolo con sé nella sua isola. Le descrizioni, realistiche e particolareggiate, tese a rendere anche il più piccolo dettaglio e l'impressionante vividezza degli squarci paesaggistici che la scrittrice sarda ci regala sono delle anticipazioni della sua straordinaria capacità evocativa che si ritrova nei romanzi più maturi. Ma è nella seconda parte che il romanzo cresce, decolla, raggiunge il culmine narrativo.
Gli anni passano e, tra giochi e ricami, tra un matrimonio e una partenza, Anna cresce e diventa donna, sperimentando anche nel suo cuore quel turbinìo di sentimenti tipico dell'innamoramento. Sparita l'infantile e innocente confidenza tra lei e il cugino Sebastiano, ora cresciuto e impegnato negli affari di casa, la ragazza viene attirata da Gonario Rosa, le cui battute ambigue fanno breccia nel cuore della giovane. Egli viene ritenuto il pretendente ideale anche dalla famiglia, mentre Sebastiano nutre all’insaputa di tutti un sentimento silenzioso e sincero nei confronti della cugina Anna. Il sentimento del cugino cresce sempre di più, cullandosi nel ricordo di una confidenza ormai lontana nel tempo, quando lui e Anna erano bambini.

Ma in presenza di Anna egli sentiva uno stupido timore, una strana sensazione; qualcosa come il contorno del sogno svaniva nella realtà. L’Anna vicina non era più l’Anna lontana, quell’Anna che lo baciava col vento, che da lontano si faceva desiderare e sognare con tutte le gioie e gli spasimi di una vera passione. Da vicino un invisibile e imbarazzante ostacolo lo divideva da lei. (p. 85)
Ed è lì che ha inizio il dramma.
Gonario, nonostante le prime mosse di avvicinamento, non si innamora di Anna, la quale ormai sente in sé un desiderio ardente, bensì di un altro membro della famiglia, Caterina. Anna cade in una profonda e dolente malinconia e Sebastiano riesce a scoprire la condotta di Gonario, impegnandosi, perciò, per ostacolare il matrimonio con Caterina. I suoi tentativi verranno vanificati dalla stessa Anna, che, paradossalmente, incapace di opporsi alle nozze e alla felicità della cugina, aiuterà i due amanti a realizzare il loro sogno d'amore.
Sebastiano, però, non può tollerare di più: conosce i sentimenti di Anna verso Gonario e sa che il cuore della cugina batte ancora per il Rosa così come il suo arde d'amore per lei. La scelta di Sebastiano è estrema, ma è l'unica possibile: l'allontanamento. Egli sceglie di andarsene dalla casa paterna, trasferendosi in campagna.
Ma l'amore non può essere nascosto a lungo e la decisione di Gonario e Caterina di restare a vivere presso la casa paterna acuisce la sofferenza di Anna che credeva che il matrimonio avrebbe comportato l'allontanamento dei due novelli sposi. Ed è allora che Anna sceglie di fuggire, lontano sia dalla famiglia Velèna che da Sebastiano. Tuttavia i piani, sia di Anna che di Sebastiano verranno scombinati dal fato, altro grande tema deleddiano, che sconvolge i piani e rimescola le carte, portando la storia ad un finale inaspettato per i due cugini.
Anime Oneste è un libro particolare, che meriterebbe un'analisi approfondita, in particolare per la nitida presenza di alcuni temi deleddiani, che ci dimostrano come la giovane scrittrice avesse già bene a fuoco alcune tematiche all'inizio del proprio percorso poetico.
Uno degli argomenti principali è certamente l'amore inteso come passione dolorosa, bruciante, che coinvolge lo spirito tutto e vince le membra. L'amore ostacolato da motivi di tipo sociale o non corrisposto, quello non confessato e tenuto segreto per anni, riempie il cuore di dolore, gettando i protagonisti nella disperazione più nera.
L'intensità di tale sentimento è avvicinabile solo da un altro sentimento, ugualmente devastante: la nostalgia di casa. La malinconia che prende tutti i protagonisti che si accingono a partire è rivelatrice di un attaccamento profondo non solo alla famiglia d'origine, ma anche alla terra natìa, all'isola madre: la Sardegna. In riferimento a ciò risulta significativa la nostalgia di Angela, poco prima di trasferirsi nel continente dopo le nozze:
Nella casa era un via vai rumoroso e incessante. Fu messo in bucato tutto il corredo, poi chiuso nelle casse, e infine spedito insieme coi vestiti e con tutti gl'indumenti della sposa. Fu lasciato solo il vestito da sposa e l'abito biancastro che Angela indossava e che le avrebbe servito per viaggio. Il suo turbamento crebbe nel veder trasportare le casse; qualcosa di lei partiva verso l'ignoto, già; e già ella sentì la nostalgia, immemore, ricordando come in sogno i luoghi ove ancora si trovava. (p. 88)
Mentre Sebastiano, in esilio volontario in campagna, sente profonda la voglia di tonare a casa, ma soprattutto nutre il desiderio di rivedere la sua Anna:
La nostalgia delle abitudini interrotte, delle cose lasciate per sempre, lo invase fatalmente come un veleno sottile; […] Sopraffatto dalla tristezza, il giovine gettò il guanciale sul letto, dopo aver rimesso qua e là la sua roba, e si coricò, aspettando il ritorno dell'intendente. […] Aveva pensato sovente a ciò; ma giammai così intensamente come in quell'ora. - Ritornerò! Ritornerò! […] Egli sarebbe ritornato; doveva, voleva farsi amare da lei. (pp. 154-156)
Quello di Sebastiano è un sentimento bruciante, folle, che non lo lascia stare, lo tormenta e lo assilla, turbando le sue notti, il momento della verità per ogni uomo, lasciandolo giacere a mente sveglia e cuore spezzato.
La lontananza dalla terra natìa, sia imposta dalle circostanze, sia cercata per evitare la sofferenza, viene sempre vista come dolorosa necessità e a volte, come nel caso di Cesario, risulta persino corruttrice di un animo puro. Il ragazzo, trasferitosi nel continente per conseguire la laurea in Giurisprudenza, inizia a condurre uno stile di vita poco ortodosso, lontano dalla semplicità della vita condotta fino a quel momento in famiglia, e le richieste sempre più pressanti di denaro con cui soddisfare i suoi vizi, mettono a dura prova le finanze del padre:
Negli ultimi due anni di studio Cesario si raffinò più che mai. Posava addirittura da decadente, facendo dei debiti e assumendo un'aria da Mefistofele che lo rendeva brutto. Quali erano i suoi progetti, dov'erano finiti i suoi luminosi ideali? (p. 93)
Solo il ritorno nell'isola può purificarlo, o perlomeno, così pensa Maria Fara, la mamma:
- Quest'anno sarà tutto finito, figlio mio, sta buono. Tornato qui, Cesario metterà giudizio, vedrai. E ci sarà tanto utile; lo sai bene che occorre un avvocato in casa… (p. 93)
Tuttavia Cesario sarà per sempre vittima dalla sua ambizione, che lo condannerà all'infelicità. Questo tema della lontanza e della nostalgia della propria terra, pare quasi profetico poiché cinque anni dopo la pubblicazione del romanzo, Grazia Deledda si troverà a condividere il destino del suo personaggio, Angela: sposarsi e trasferirsi nel continente.
Questa prima Deledda, ancora ignara, si suppone, del suo destino di esule, ci dipinge la tragedia del distacco con impressionante efficacia, lasciandoci nel cuore l'amarezza di un allontanamento precoce e forzato. E sono le Anime Oneste del titolo, Anna e Sebastiano, a scrivere l'ultima parola di un romanzo che, pubblicato a soli ventiquattro anni, si erge come una felice promessa di futuri capolavori.

Valentina Zinnà

In tanti la state seguendo con interesse, così in redazione abbiamo deciso che da questa settimana la rubrica #paginedigrazia su @criticaletteraria raddoppia: appuntamento sul sito tutti i lunedì e i giovedì pomeriggio da oggi e fino a tutto dicembre! Si rilancia subito con Anime oneste, romanzo deleddiano giovanile recensito da Valentina Zinnà... con una indovinatissima copertina di ispirazione quasi fiamminga! Photo: @ichbincecilia #paginedigrazia #graziadeledda #unnobelpertutti #criticaletteraria #animeoneste #ilisso #ilissoeditore #ilissoedizioni #distrettoculturaledelnuorese #atenedellasardegna #libro #book #instalibro #instabook #leggere #reading #recensire #recensireèmegliochecurare #recensione #review #igreads

Una foto pubblicata da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data:

1 commenti:

Franca Carboni

Anime Oneste è quasi un grande vivaio di personaggi e stili di vita e di pensiero che la giovane Grazia Deledda prepara e coltiva per poi farli sbocciare negli scritti successivi (in particolare viene in mente il postumo Cosima).
Affascinante, in questa opera del 1895, è lo stile di pensiero pennellato da Grazia, ovvero quello del dialogo muto, solamente interno, quasi una "solipsìa" dei vari personaggi. Anche Sebastiano, solare, affettuoso, gran lavoratore, appena si accorge di essere innamorato della cugina Anna interrompe la relazione verbale con gli altri, chiudendo dentro il suo pensiero tutti i dialoghi con il prossimo; e Anna pure non parla, non racconta, non scambia. Spesso si ritroverà nei romanzi delle Deledda questa interruzione delle comunicazioni, che tanto peso avrà nel dare pathos a storie che proprio nell'esclusivo, silenzioso, dialogo interno dei protagonisti, destinerà le vicende verso incomprensioni, dolori, addirittura tragedie. Esempio mirabile ne è, in Anime Oneste, una pagina intera in cui Anna, dopo avere solamente guardato Cesario, lo fa arrossire perché lui ne aveva colto la "gentile pietà"; Anna, da parte sua, cogliendo quel rossore, pensa a sua volta a quello che Cesario pensava di dirle, e in questo lungo e dettagliato passare di sguardi, senza che né Anna né Cesario parlino, viene fuori tutta la storia del ragazzo e l'ammissione del suo evidente fallimento. Per fortuna, dopo tanti silenzi, Anna e Sebastiano, i due protagonisti, trovano la forza di far uscire le loro voci per dirsi "io resterò" e "ti voglio bene", e conducono il lettore verso un lieto fine.