giovedì 1 settembre 2016

Abbandonare la vita in una sciabordio color senape: Viaggio sul fiume di Robert Nathan

Viaggio sul fiume
di Robert Nathan
Atlantide Edizioni, 2016

Traduzione di Gaja Cenciarelli

pp. 124
€ 20




La cittadina di Steubenville sorgeva sulle sponde del Missouri, le cui acque grigioverdi, screziate ogni tanto di schiuma color senape, scorrevano lentamente verso sud, dirette al mare. Dietro la città, con le fabbriche di mattoni, con i magazzini ammassati l'uno accanto all'altro e sprofondati in una decina di centimetri di acqua dal fiume, gli ontani fiancheggiavano le sponde oltre le quali, sporadicamente, passava una chiatta o un battello che si trascinava dietro, fra i remi, una fila di onde. 
Così inizia Viaggio sul fiume di Robert Nathan, uscito per Atlantide Edizioni per la traduzione di Gaja Cenciarelli e già da queste poche righe si può comprendere, almeno in gran parte, la spoglia ricchezza dello stile di Nathan. Nathan, scrittore e poeta americano di chiara fama, riesce in questo libro a tratteggiare una storia di per sé povera di elementi (quattro personaggi, un'ambientazione omogenea e pochi fatti da narrare), in un racconto affilato che s'allarga a ragionare sul senso stesso dell'umano esistere. Nathan, in questo suo viaggio lungo il fiume, tratta dello straordinario attraverso l'ordinario

Viaggio sul fiume è un racconto lungo organizzato quasi come se fosse una tragedia dell'Antica Grecia, quindi con una sostanziale esiguità dei personaggi, come abbiamo detto solamente quattro di un qualche peso) e con una, sostanziale anche se non assoluta, unità geografica e temporale. Abbiamo una coppia di anziani sposi, Minerva ed Henry Parkinson, uniti da una vita fatta di piccole cose, antiche felicità del tempo che fu, quasi ormai del tutto dimenticate ed una domestica e rassicurante noia quotidiana. Questa sostanziale immobilità del tempo (e dello spazio) viene polverizzato da una terribile notizia: Minerva è malata, gravamene malata ed ha ancora poco da vivere. A questo punto in Minerva, personaggio di per sé, fino a quel momento, privo di grandi spunti, si sviluppa una specie di moto interiore, simile ad una corrente sottomarina scoperta per caso, che la rende, stranamente, euforica, agitata e piena di voglia di fare. Decide che assieme al marito, per l'unica volta, per l'ultima volta, intraprenderà su di una chiatta, adibita ad abitazione, un viaggio lungo il fiume Missouri fino a St. Louis o forse, addirittura, verso New Orleans. La metodica vita di una coppia dell'Ohio viene ad essere sconvolta per sempre

I due così s'imbarcano e il viaggio, almeno in un primo momento, scorre placido, tranquillo e un po' limaccioso, come del resto le acque dello stesso Missouri. Tutto cambia, ancora una volta, però quando Minerva ed Henry, in cerca di un timoniere più esperto per la navigazione, attraccano a Nebraska City. Qui la coppia fa conoscenza di un'altra coppia. Questo incontro casuale sarà decisivo nell'economia della storia dato che Minerva, attorno alla quale via via l'attenzione dell'autore si concentra, proverà sempre una maggiore, se non attrazione, quantomeno curiosità nei confronti del misterioso straniero. Straniero che, lungo dall'essere un "deus ex machina", sarà un'entità proveniente da un'altra dimensione. Ciò che rimane sempre ben presente, sin, come abbiamo avuto modo di vedere, già dall'inizio, è lo stile di Robert Nathan che appare perfetto per narrare vicende che si svolgono totalmente tra il bayou e il fiume stesso.
Gli uccelli di palude si alzavano in volo dalle secche via via che loro si avvicinavano; e le ghiandaie e i martin pescatore li sgridavano dalle rive. Un'ondatra scivolò nel fiume dietro di loro e si diresse a nord, simile a un piccolo ceppo sommerso; e il tiepido vento occidentale soffiava delicatamente sulle acque, sulle quali disegnava una trama di piccole onde.
Questo è l'acquatico microcosmo nel quale si muovono le vicende dei quattro personaggi, in un crescendo in biblico tra la vita e la morte che tiene il lettore curioso anche se talvolta, occorre dirlo, proprio come in una navigazione lungo un fiume, si può incontrare qualche parte un tantinello lenta ad ingranare che, alla stregua di un banco di sabbia, impantana l'approccio.

Ma per qualche arranco di troppo, Viaggio sul fiume è un libro che si legge non centellinando le pagine ma, letteralmente, divorandole sino alla scena finale ambientata, con  una scelta di gran gusto e di perfetta resa, nel bel mezzo de "Il Più Grande Spettacolo del Mondo dei Fratelli Benton", ovvero un classico circo americano con tanto di "freaks", fenomeni da baraccone, tiri a segno e bestie feroce in gabbia. Qui, in uno scenario totalmente alieno a quello iniziale, dove la geografia e il tempo, anche quello atmosferico, si confondono e cangiano in maniera vorticosa, le vicende di tutti e quattro i personaggi si scioglieranno. 

Una tempesta emotiva che non lascia indifferenti: assieme a Robert Nathan si scopre così il senso più profondo, ed intimo, dell'attacco di  una delle più belle poesie del poeta triestino Biagio Marin:
Fa che la morte mia,
Signor, la sia
comò 'l score de un fiume in t'el mar grando