lunedì 26 settembre 2016

La mia intervista (impossibile) a Dylan Dog

UAAAAAAAAAARGH!!! Sono al numero 7 di Craven Road a Londra per intervistare un personaggio alquanto discutibile e controverso, un sedicente investigatore ed ex agente di Scotland Yard, le cui avventure sono pubblicate dalla Sergio Bonelli Editore. Ho un po' di nervosismo addosso: è la mia prima intervista dal vivo e pare sia anche il compleanno dell'intervistato. Il campanello emette però un verso strano e sembra non esserci nessuno in casa. Riprovo. UAAAAAAAAAARGH!!! La porta finalmente si apre e compaiono un sigaro acceso ed un paio di grandi baffoni neri.
- Good morning! Excuse me, may I speak with Mr. Dog? - azzardo nel mio inglese scolastico.
- Come scusi? Non ho capito bene cosa ha detto, - risponde il titolare dei baffi in un perfetto italiano.
- Ah, parla italiano? 
- Certo! Sono poliglotta, so tacere in ben quindici lingue, compreso lo swahili! 
- Groucho! Smettila di importunare i clienti... - tuona una voce dall'interno.
- Non ti preoccupare, capo! Non ho più battute in serbo. Un attimo e comincio con quelle in croato!
- Mr. Dog? Io non sarei un cliente a dir la verità... sono qui per l'intervista, ricorda? - riprendo io.
- Ah, ecco. Prego, si accomodi dentro e perdoni il mio assistente.
Finalmente entro e sfilo attraverso un lungo corridoio tappezzato da statue e feticci di ogni genere, con un particolare gusto per l'orrido ed il macabro, oserei dire. Dylan Dog, il sedicente indagatore dell'incubo è in salotto ad aspettarmi. In giacca nera, camicia rossa e jeans, mi studia con sguardo interessato e mi invita a prendere posto di fronte a sé. L'intervista può finalmente cominciare.

Innanzitutto vorrei farle a nome mio e della redazione di CriticaLetteraria, i nostri migliori auguri per i suoi trent'anni.
- Vi ringrazio, ma immagino ci sia altro di più interessante di cui parlare.

Beh, è molto importante ricordare, però, che il 26 settembre del 1986 usciva in edicola il primo numero di Dylan Dog, oggi uno dei fumetti di punta della Sergio Bonelli Editore, con una media di 120.000 copie vendute al mese.
A parte il fatto che diventare più vecchi non è sempre simpaticissimo da ricordare, oggi ricorre anche il quinto anniversario della morte di un grande uomo che si chiamava Sergio Bonelli. Sicuramente non è una data così felice.

Sì, ricordo. Sergio Bonelli in particolare diede fiducia a suo padre, Tiziano Sclavi.
Tiziano ha iniziato a lavorare per Bonelli almeno sei-sette anni prima della mia pubblicazione ed ha dovuto fare un bel po' di gavetta prima di arrivare a poter proporre un personaggio tutto suo. In realtà la stima non tardò ad arrivare, dato che nel 1981 Sergio gli affidò le sceneggiature di Zagor, fumetto ideato e scritto fino ad allora da lui stesso. Poi arrivai io e... il resto della storia lo conosce, probabilmente.

Sempre a proposito di Sclavi, mi risulta che condividiate, con esiti differenti lo stesso scetticismo, anche un indagatore dell'incubo scettico è difficile da immaginarselo.
Qui si sbaglia. Prima di tutto, quell'insopportabile epiteto non è il mio titolo di studio, ma mi è stato attribuito dalla stampa. Io sono un investigatore. Poi sì, rimango sostanzialmente scettico, anche se non posso negare di essermi trovato di fronte a situazioni parecchio strane ed inspiegabili.

Cosa vuol dire sostanzialmente scettico?
Sono scettico fino alla completa esclusione di ogni singola spiegazione plausibile. Vede, se per caso leggessi di un ufo, di complotti planetari o dell'apparizione del demonio non darei tanto credito alla notizia, né la diffonderei. Farei piuttosto un'adeguata indagine e trarrei le mie conclusioni. Sono alquanto restio ad ammettere che ci sono cose al di fuori dalla portata del mio raziocinio, a volte però sono costretto a farlo. Più frequentemente accade il contrario, però, e credo sia esattamente ciò che richiede il mio mestiere: restituire una certa logica razionale dove apparentemente manca.



Nonostante abbia creato lui il suo personaggio, Sclavi non scrive soggetti e sceneggiature da molto tempo.
Era forse obbligato a farlo? In ogni caso tornerà a breve, con l'albo Dopo un lungo silenzio  in uscita ad ottobre. Mi dica invece, secondo lei, Omero è veramente esistito e ha scritto sia l'Iliade che l'Odissea?


No, ma cosa c'entra ora questo?
Vede, questo fumetto è per tipologia molto affine alla mitologia classica: tanti miti, ovvero tanti albi autoconclusivi, ed un unico protagonista. Secoli fa mi sarei potuto chiamare Ulisse, Eracle o Teseo e chiunque avrebbe potuto divertirsi ad aggiungere una storia dopo l'altra al mio mito. È chiaro che Tiziano Sclavi non avrebbe potuto occuparsi per sempre delle mie avventure: è con l'apporto di tanti autori che si costruisce un mito, non con l'opera di una singola persona. Diversamente si rischia sempre di ripetersi o di essere a corto di idee. Poi devo confessarle che il lavoro di altri autori come Paola Barbato e Roberto Recchioni non ha mai deluso le aspettative, anzi!

Tra gli elementi che hanno portato il suo personaggio al successo c'è il tormentato rapporto con il gentil sesso. Capita spesso ad esempio che nelle sue avventure lei si innamori delle sue clienti e quasi in ogni albo ha una nuova fidanzata.
A me piacciono le donne, penso non sia un mistero. Se la domanda successiva è se mi considero in virtù di questo un don Giovanni, la risposta è no. Ho amato ciascuna di loro sinceramente e nella stragrande maggioranza dei casi sono rimasto scottato o comunque vittima di delusioni.

Che cosa fa quando non lavora?
Quando non lavoro, dice? Rilascio interviste, naturalmente! Scherzi a parte, nel fin troppo tempo libero che ho - il lavoro scarseggia ultimamente - suono il clarinetto e costruisco il modellino di un galeone.

E i libri?
Sono un appassionato lettore, lo davo per scontato.

So che ha avuto modo di conoscere anche uno degli scrittori italiani più importanti e conosciuti, Umberto Eco, recentemente scomparso.
Sì, c'era una profonda stima reciproca. Anche se quando l'ho conosciuto, penso per celia, si era presentato sotto il falso nome di Humbert Coe [Dylan Dog n. 136, Lassù qualcuno ci chiama, Gennaio 1998, NdR]. Di me disse (e la cosa mi lusingò parecchio) "posso leggere la Bibbia, Omero o Dylan Dog per giorni e giorni senza annoiarmi".

La qualità di un fumetto come Dylan Dog, capace di citazioni e rimandi colti e profondi pur rimanendo un prodotto adatto a tutti i palati, non passò sicuramente inosservata. Che cosa ne pensa invece del nuovo corso dato alla serie a partire dal 2014?
Dopo quasi trent'anni qualche cambiamento era necessario e doveroso. Credo che i lettori se lo fossero auspicato ed abbiano anzi anche gradito. Mi dispiace, però, che l'ispettore Bloch sia riuscito finalmente ad andare in pensione, il suo sostituto non mi è molto simpatico. Per il resto apprezzo tantissimo il lavoro di Roberto Recchioni e della sua squadra. 

Grazie mille, Mr. Dog, per aver risposto alle nostre domande e curiosità. L'appuntamento con i lettori è tra tre giorni, al 29 settembre, con Mater Dolorosa, un albo celebrativo tutto a colori per i trent'anni di Dylan Dog.