sabato 24 settembre 2016

CriticaLibera: IAS, interrogatorio allo scrittore

Per questa CriticaLibera vi proponiamo un progetto molto particolare nato a Venezia e più precisamente in un luogo abbastanza insolito della città lagunare, ovvero la Casa Circondariale – Casa di Reclusione Donne della Giudecca. Da questo luogo, carico di simboli e di riferimenti il più delle volte negativi, parte l'iniziativa, promossa dall'Associazione Closer, chiamata IAS - Interrogatorio allo scrittore, cioè portare la scritture, anzi gli scrittori "in carne ed ossa" nelle case circondariali perché vengano, forzando un po' i termini, "interrogati" dagli stessi detenuti (in questo caso detenute). Incuriositi sia dal titolo sia dal Carcere della Giudecca abbiamo raggiunto telefonicamente Giulia Ribaudo, facente parte di Closer e una delle più attive nella promozione di eventi del genere. Assieme a lei abbiamo fatto un viaggio, davvero ricco di sorprese, in una Venezia nascosta e assolutamente non-turistica ma tutta da scoprire. Noi di CriticaLetteraria non siamo nuovi per dare voce ad iniziative del genere (come nel caso dei "Racconti dal carcere").



Come è nata l'idea di IAS?

Noi di Closer crediamo che promuovere la cultura in contesti sociali limite sia uno dei primi passi - se non il Vero passo -  per lavorare sul reinserimento sociale, per elevarsi ed allargare i propri confini. A questo proposito unire la cultura, la figura dello scrittore a un ambiente complesso come è quello carcerario, fatto di tante persone le une diverse dalle altre, ci sembrava una bella idea.

Quindi Closer possiamo dire sia un'associazione "acceleratrice di idee"?

Non ti so dare una definizione precisa; siamo un gruppo di amici che si conosce, letteralmente, dai tempi del liceo (tutti abbiamo frequentato il liceo Ugo Morin di Mestre). Proprio lì abbiamo iniziato a partecipare a un collettivo studentesco, lo Spritz Letterario, e quindi a occuparci di organizzazione  e promozione di eventi culturali. Ognuno di noi poi ha intrapreso strade diverse: io sono laureata in filosofia, Leonardo Nadali sta studiando economia, Federico Tanozzi lettere antiche, Luca Ruffato è ingegnere, Nicolò Porcelluzzi scrive e lavora in un’agenzia pubblicitaria e Leonardo Azzolini è grafico, insomma siamo tutti con interessi diversi ma con una voglia di stare uniti e fare delle cose belle nella nostra città, soprattutto dove è più difficile. E’ così che è nata Closer. 

E in questo senso IAS - Interrogatorio allo scrittore è perfettamente rientrante in tali interessi...

Certamente. Tieni conto che l’evento di ottobre è la seconda fase di un progetto concepito quasi un anno fa, addirittura prima che l’associazione venisse fondata; la prima fase, inaugurata all’inizio dell’estate, ha visto svolgersi una serie di incontri tra un gruppo selezionato di persone detenute e noi di Closer. È stata un’occasione per incanalare la creatività dei soggetti ristretti illuminando insieme le tematiche care a Giorgio Fontana, tematiche affrontate nella sua prosa e negli articoli. Tengo a sottolineare che l’intera macchina organizzativa di IAS non si sarebbe neanche messa in moto senza la costante collaborazione e il pieno appoggio della dottoressa Gabriella Straffi, una direttrice fuori dal comune che da anni si sta impegnando a rendere il carcere della Giudecca migliore. Abbiamo creato un rapporto di fiducia. Bisogna dire che in Italia, per fortuna abbiamo un ordinamento penitenziario che “concede molto” sta però alla direzione e all’equipe degli educatori decidere di applicarlo…sicuramente è una grossa sfida, richiede un carico di energia e di coraggio. La dottoressa Straffi ci ha concesso una grande opportunità, direi quasi unica, ne siamo consapevoli e vogliamo ripagare la sua fiducia dando il nostro meglio.   

Quindi IAS è un modo per portare la cultura nelle carceri?

Esatto, proponendo i testi di Giorgio abbiamo portato dentro al carcere storie, riflessioni, libri, insomma letteratura – che è cultura. Credo che il linguaggio culturale possa essere il più efficace all’interno del percorso educativo. Questo perché penso che la capacità dell’attività artistica di cristallizzare gli istinti di creazione dell’essere umano incarica l’attività stessa di una funzione sociale  - in maniera non deliberata, non programmata. Ci tengo a sottolineare che anche se ammetto, che in contesti come quello del carcere l’arte assuma  una funzione educativa e sociale, non voglio che venga confusa la pratica artistica con la pratica terapeutica.  Credo fermamente che offrendo momenti come quelli che con il progetto IAS abbiamo potuto offrire alle donne, il processo rieducativo, o meglio il processo di ri- responsabilizzazione possa accelerare e che arrivi a conseguire il suo fine, l’autodeterminazione della persona. Un’autodeterminazione che serve al soggetto ristretto a svincolarsi dall’oppressione eterodiretta dell’istituzione, non cercando conflitto con l’esterno, ma al contrario, imparando ad armonizzarsi con gli altri all’interno del carcere e preparandosi ad affrontare il mondo fuori. E penso che sia proprio questo quello che la società vuole: sentiamo spesso parlare di sicurezza e di sicuro non la si ottiene con metodi di repressione, controllo e violenza. Per noi di Closer è anche questo il potere della cultura.  

Come mai avete scelto proprio Giorgio Fontana come scrittore "interrogato"?

Giorgio è una bella persona, e ci piace quello che scrive. Morte di un uomo felice è il libro perfetto con cui inaugurare IAS, essendo un romanzo incentrato su temi fondamentali come Giustizia, Vendetta e Perdono. E’ la storia di un magistrato immerso negli anni di piombo, si può intuire l’interesse che un libro del genere può generare in carcere. Le donne della Giudecca hanno presentato diverse reazioni, favorendo un dialogo molto vivace – a volte, viene da dire, quasi troppo vivace! L’iniziativa inoltre acquisisce un deciso significato simbolico se si pensa che Giorgio, l’ultima volta che è stato a Venezia, ha sceso i gradini della Fenice con il Premio Campiello in mano. Grande. Ora torna a Venezia, con un nuovo romanzo, in uno scenario radicalmente diverso.

Il progetto si articola anche come una raccolta fondi giusto?

Si e devo dire che, molto sinceramente, non ci aspettavamo una così grande adesione, anzi partecipazione. Siamo nati da poco e quindi ci portiamo dietro anche delle forti lacune dovute principalmente all’inesperienza e – è giusto dirlo – anche all’istintivo entusiasmo per questo progetto. Abbiamo forse ritardato a livello di comunicazione, ma nonostante tutto ogni giorno arrivano donazioni che stiamo raccogliendo su Produzioni dal Basso. Fino a ieri siamo arrivati a 735 euro su 700, quindi superando la cifra a cui puntiamo di arrivare. Utilizzeremo questi soldi per migliorare gli spazi ricreativi/culturali all’interno dell’istituto.  Si può partecipare donando 5, 10 o 20 euro: 5 è appunto la donazione minima che permette di partecipare all'incontro, con 10 invece si ha diritto, oltre alla partecipazione a un taccuino "griffato" Closer. Infine con 20, oltre alle cose già citate, si ha diritto ad una shopper, realizzata nel laboratorio di serigrafia all’interno del carcere maschile Santa Maria Maggiore, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Rio Terà dei Pensieri.  Ogni iscrizione è per noi un grandissimo riconoscimento (grazie a chi ci sta sostenendo) e soprattutto è, in un certo senso, il raggiungimento di uno dei traguardi che ci eravamo prefissati, ovvero l’inizio di un ridimensionamento dei pregiudizi riguardo la realtà carceraria attraverso la responsabilizzazione insita nella partecipazione.

Quando scadrà l'iniziativa?

Domani, domenica 25 settembre.Chi vorrà partecipare dovrà inviare i propri dati, nome, cognome, indirizzo e codice fiscale così che si possano avere, in tempi utili, i permessi per accedere alla struttura circondariale. L'incontro vero e proprio invece sarà sabato 15 ottobre 2016 alle ore 17. Ci sono ancora dei posti disponibili ma pochi. Quindi se siete incuriositi provate perché sarà una grande esperienza, a livello culturale, sociale ed umano, c'è ancora tempo! Collegatevi al nostro account Twitter, alla nostra pagina Facebook  oppure visitate il nostro sito per tutte le informazioni del caso.

Si ringrazia Giulia Callino per aver segnalato questa meritoria iniziativa

Mattia Nesto




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