lunedì 19 settembre 2016

Breve storia di un naufragio sentimentale: "Chesil Beach" di Ian McEwan


 
Chesil Beach
di Ian McEwan
Einaudi, Torino, 2007

Traduzione italiana di Susanna Basso

pp. 136
€ 15,50



Estate 1962. Una coppia cena in un albergo di lusso, in attesa della loro prima notte di nozze. Sposati da appena qualche ora i due si guardano, si prendono le mani, si sussurrano parole dolcissime, pronunciate con la dolcezza tipica di un amore appena iniziato. Le sensazioni e le emozioni che smuovono i due protagonisti, però, sono molto diverse e l'incrociarsi di queste differenti aspettative porterà la vicenda ad un esito imprevisto.
Florence Mayhew, violinista di talento, appartenente ad una ricca famiglia, ed Edward Ponting, promettente storico, proveniente da una famiglia più modesta e problematica, incrociano i propri destini per caso, ad una riunione del Comitato per il disarmo nucleare e lì comincia la loro storia, fatta di romantici appuntamenti e convenzioni pudiche da rispettare. Quella notte, attesa con impazienza fremente da Edward e profondamente temuta da Florence, segnerà il punto di non ritorno all'interno delle loro esistenze, originando una serie di eventi destinati a cambiare per sempre la loro vita.

McEwan, già autore di opere di successo come Espiazione e Amsterdam, solo per citarne alcune, fa di questo romanzo l'ennesima conferma del suo talento. Lo scrittore ci conduce per mano, e in punta di piedi, nella lunga notte che si snoda davanti a Edward e Florence, facendoceli conoscere approfonditamente, sia mediante il dettagliato resoconto dei loro sentimenti sia attraverso lunghi flashback, che interrompono la narrazione e ci raccontano il passato dei due ragazzi, le loro vicende famigliari, più o meno intricate, i conflitti irrisolti, l’incontro, i primi appuntamenti. Solo pochi leggeri cenni alla cerimonia e agli eventi esteriori poichè la scrittura di McEwan, diretta ed efficace, senza troppi fronzoli retorici, è tutta concentrata sulla rappresentazione, mirabilmente minuziosa, del mondo interiore dei due protagonisti, diverso e complementare. I due si muovono all'interno di un campo di forze che sembra costringerli ad avvicinarsi senza mai toccarsi veramente: il desiderio di lui, profondo, impetuoso, difficile da imbrigliare, si scontra ripetutamente con la ritrosia di lei, capace di provare addirittura disgusto e repulsione all'idea di dividere il letto coniugale.
Siamo nei primi anni sessanta, pochi anni prima della rivoluzione sociale e culturale che sconvolgerà il mondo occidentale, cambiandone per sempre mentalità, costumi e abitudini sociali, e McEwan ci regala il ritratto di quell’epoca, in cui parlare pubblicamente di argomenti intimi era giudicato oltraggioso oltre che sconveniente. Tutto ciò si ripercuote sugli animi dei protagonisti, che affrontano la notte con in cuore un misto di pudore, imbarazzo e titubanza.
E in che consisteva l'ostacolo? Nelle rispettive personalità unite al passato, a ignoranza e paura, timidezza, pruderie, mancanza di fiducia in se stessi, esperienza e disinvoltura, più qualche strascico di divieto religioso, l'educazione britannica e l'appartenenza di classe, la Storia, insomma.
È un romanzo a due voci quello di McEwan, tutto giocato sull'introspezione, sui non detti, sul rispetto dei ruoli imposti dalla società. Il lettore assiste così, più che alla celebrazione fisica dell'amore, allo scontro di due universi paralleli, due binari che scorrono vicini ma che sono destinati a procedere lungo due direttrici differenti. Il romanzo rimbalza dal disagio di lei all'apprensione di lui, scende nelle profondità dei pensieri vorticosi di entrambi, li analizza, ce li racconta, fino ad arrivare alla scena finale sulla spiaggia, la Chesil Beach del titolo, sulla costa del Dorset, che in quella notte diventa emblema della fragilità della loro vita comune. E anche il racconto di ciò che accade nelle vite dei protagonisti, successivamente a quella notte, ci rende partecipi di una delusione, di un amaro fallimento:
Ecco come il corso di tutta una vita può dipendere… dal non fare qualcosa.
L'intero libro, e lo capiamo solo arrivati all'ultima riga, cresce e si evolve su questo assunto, che diventa monito per il lettore, proponendosi come la rappresentazione di un fallimento, e delle sue implicazioni, anche a lungo termine, sulle nostre vite.

Valentina Zinnà


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