lunedì 29 agosto 2016

E tu, come mi vedi nella mia cornice? Una storia di famiglie.

Le voci della sera
di Natalia Ginzburg
Einaudi, 2015

introduzione di Italo Calvino
nuova edizione a cura di Domenico Scarpa

pp. 147
€ 10 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)

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Podcast disponibile su Radio 3; testo letto da Sandra Toffolatti


Centocinquanta pagine scarse per raccontare intere famiglie; ancora una volta, Natalia Ginzburg mette alla prova la propria capacità di esprimere cose, non pensieri; di raccontare gesti, senza retrogusti simbolici; di lasciare il lettore a riflettere davanti ai dialoghi mai commentati, ma naturalmente ironici e vividi. L'atmosfera, entrando in questo Le voci della sera, scritto nel 1961 dopo un periodo di relativo silenzio, è quella accogliente di un salotto borghese un po' polveroso, dove il caminetto scoppietta e lascia intravvedere la cenere, anche attraverso le fiamme. Così è il romanzo breve: la prosperità con cui si racconta del Balotta e della sua famiglia, proprietaria di una ricca fabbrica del paese, racchiude qualche brace che sta per raffreddarsi e ingrigire, o annerirsi, addirittura. La decadenza non è insita nelle descrizioni, ma si annida tra le parole dei personaggi, che hanno molta della modestia innata dei piemontesi, e continuano a rivoltare i cappotti nonostante le lire in banca. 

La famiglia di Elsa, l'io-narrante della vicenda, è molto più modesta di quella dei Balotta; tra i vari personaggi, svetta la madre, logorroica e pettegola, pronta a riferire e a indagare con pari curiosità sui fatti del paese. Proprio attraverso i suoi monologhi quasi impossibili da interrompere, scopriamo il paese: nelle prime pagine, mentre la madre rigurgita pareri su chiunque veda passare, Elsa è silenziosa e poco partecipativa. Come molti altri io-narranti femminili della Ginzburg, è una testimone fedele e realistica, tanto quanto una presenza schiva, attenta a non disturbare con i propri pensieri e desideri. Oltre a essere riservata per carattere, Elsa è abituata a sapersi il cruccio della famiglia, per via del suo stato civile ancora nubile, a un passo dalla zitellaggine. D'altra parte, lei non è come le "bambine Bottiglia", le gemelle (non più bambine, ormai, ma rimaste tali nel lessico familiare) che partecipano a tutte le feste e ne organizzano di memorabili... 
Ma Elsa non invidia la loro frivolezza: ama la lettura ed è ubbidiente, tiene compagnia alla famiglia nonostante a volte né lei, né il padre (saggio e ironico, un po' sulla scorta del genitore di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen) o la zia riescano a contenere la rutilante e invincibile dialettica della padrona di casa. 
Il mondo dei Balotta, poi, è lontano mille miglia: tutti sanno le traversie del "Purillo", figlio adottato dal Balotta e sempre criticato, per quanto scaltro e acuto, adatto a prendersi cura della fabbrica; così come gli altri figli legittimi manifestano segni di squilibrio o stranezza. Il Vincenzino, in particolare, soffrirà per istintive e irrazionali scelte d'amore; il Tommasino, poi, è decisamente strano, con il suo interesse per l'ingegneria e l'economia e la sua dedizione allo studio, più che a ogni altra cosa. 

A lungo Elsa si conferma un'ottima testimone, osservatrice preziosa e arguta delle storie familiari e della grande Storia, che con la guerra semina zizzania, astio ma anche tanta pietà in paese. Poi, all'improvviso, ecco che la ragazza si trasforma in protagonista vera e propria, e quasi con sgomento, noi lettori la troviamo invischiata in un rapporto che ha difficili premesse per trasformarsi in una storia d'amore. Eppure lì Elsa manifesta una determinazione mai vista prima, pare portare in sé i segni di una futura implosione nei confronti della sua famiglia...

Tutto è destinato a cambiare, anche in una famiglia resistente ai cambiamenti come quella di Elsa. Ma è proprio lasciando aperta la questione su cambi di rotta anche rilevanti, che il romanzo si chiude e lascia al lettore un po' di amaro in bocca. Il divertimento della prima parte è scomparso: ma è l'ingenuità iniziale a essersi rarefatta...
Il risultato è un romanzo breve accattivante, ma feroce, soprattutto per la sobrietà con cui Natalia Ginzburg analizza la società, i rapporti sociali e la psicologia di personaggi tra loro diversissimi, ma parimenti verosimili. In più, dialoghi speciali, che rendono molto bene anche nella lettura di Sandra Toffolatti su Radio 3, in occasione dell'anniversario per i cento anni dalla nascita di Natalia Ginzburg. 

GMGhioni

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