lunedì 22 agosto 2016

L'egoismo dei rapporti postmoderni

La trama del matrimonio
di Jeffrey Eugenides
Mondadori, 2011

Traduzione di Katia Bagnoli

pp. 480
€ 20 (cartaceo rilegato)


All'inizio pare un viaggio nelle università americane degli anni '80, quando i corsi di semiotica impazzano, la letteratura si apre al postmoderno, mentre Derrida, Eco e Barthes diventano argomenti di conversazione tra i giovani studenti. E in effetti è proprio Barthes dei Frammenti di un discorso amoroso a colpire la protagonista, Madelaine, fino ad allora cullata dalla letteratura inglese ottocentesca, e da un'idea di amore vittoriano e idilliaco. Ma la turris eburnea di Madelaine è destinata a lasciarsi espugnare, e questo a partire dall'incontro con Leonard, uno studente geniale e logorroico, che pare una caricatura dell'intellettuale snob dell'epoca. Leonard è sogguardato da tutte le donne con malizia, perché al campus le sue doti amatorie sono note; gli altri uomini, invece, vedono in lui un avversario da battere, magari facendo leva sulla sua stranezza... Anche Mitchell la pensa così, lui che è continuamente combattuto tra l'amore idealizzato per Madelaine e la tensione spirituale, inappagata e perciò indirizzata a tentoni verso quella o questa religione. 

Un comune triangolo? Ovviamente no, o non sarebbe Jeffrey Eugenides. Il romanzo si apre sul giorno della laurea, che coglie una Madelaine in post-sbornia, col trucco colato sul viso dopo un contatto sessuale indesiderato ma autoimpostosi, quando i genitori suonano al campanello. Loro pensano che la figlia andrà a vivere con Leonard, ma ignorano che in realtà i due si sono lasciati (il motivo, il lettore lo capirà un centinaio di pagine più in là). Al bar per la colazione, Madelaine e i genitori incontrano Mitchell, e ancora una volta il misunderstanding è d'obbligo: i genitori non sanno che Madelaine ha rotto anche con il suo migliore amico di un tempo. Non c'è che dire, Eugenides esordisce subito con una commedia delle parti molto sfumata, una sorta di "come tu mi vuoi" in chiave postmoderna, cervellotica e intricata.
E proprio da lì si apre un enorme flashback, funzionale a comprendere perché Madelaine sia arrivata a ubriacarsi la notte prima della discussione di laurea e a flirtare con un ragazzo che le andava poco a genio. Va detto che Eugenides si prende tutto il tempo per ripercorrere la scelta dei corsi, le prime conoscenze, la vita nel campus,... Madelaine è bella ed estasiata dalle opportunità accademiche che le si parano innanzi, ed Eugenides lascia che si faccia stupire dai discorsi dei professori, dalle novità in chiave filosofico-letteraria che si affacciano all'epoca. Intanto? Intanto lo scrittore ammica agli addetti ai lavori, che non potranno fare a meno di riconoscere uno scimmiottamento della moda critica degli anni '80, con l'esaltazione del decostruzionismo e lo svuotamento anarchico delle teorie precedenti. 
Madelaine? Quasi una reazionaria, all'inizio del libro. Ma presto Barthes fa breccia, e Leonard fa breccia, e tutto l'equilibrio si rompe, soprattutto quando l'umore altalenante di Leonard trova risposta in una grave patologia psichiatrica. Intanto, Mitchell cerca sé stesso, la spiritualità e, non da meno, prova a dimenticare Madelaine prendendosi un anno sabbatico in giro per il mondo, con l'India come meta finale.  

Le avventure impazzano, si susseguono su binari paralleli, con qualche parca lettera che Mitchell e Madelaine si scambiano da due parti opposte del mondo. Ma le lettere ritardano, e la realtà intanto richiede energia, dedizione e prontezza su entrambi i fronti. Le scelte si moltiplicano e la letteratura - tutta - sembra essere smentita dalla crudeltà del presente. Eppure il lettore non fa quasi caso a questo stacco tra la prima sezione e le successive: Eugenides nasconde le interpretazioni sotto una trama fittissima e intrigante, porta a illudersi che sia tutta una grande storia d'amore, ma al termine del romanzo questa idea crolla, si decostruisce. E viene il dubbio che tutto sia in realtà molto più complesso, attingibile solo con un'attenta riflessione a romanzo finito. Non c'è dialogo che sia casuale, non c'è reazione di Madelaine che si possa spiegare con qualcosa di diverso dall'amore. E su tutto dilaga, inevitabile, il grido dell'egoismo. 

GMGhioni



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