sabato 20 agosto 2016

Il dolore di diventare grandi: "La meccanica del cuore" di Mathias Malzieu

La meccanica del cuore
(La mécanique du coeur)
di Mathias Malzieu

Feltrinelli, 2013
pp. 147  
€ 8,50

traduzione di Cinzia Poli





In equilibrio tra i toni della fiaba non edulcorata e quelli della narrativa surrealista, il testo di Mathias Malzieu (su cui ha già scritto diffusamente qui anche Giulia Pretta) fa scattare un cortocircuito che riporta immediatamente il lettore a La schiuma dei giorni di Boris Vian. Con questo capolavoro della letteratura francese della prima metà del XX secolo, la storia di Little Jack e Miss Acacia condivide la dimensione visionaria e l’attenzione quasi clinica all’andamento sinusoidale di una relazione amorosa, nonché il riuscito incontro – a livello stilistico e linguistico – tra la poesia e la realtà quotidiana. Ma il confronto finisce per risultare impietoso e il romanzo può essere apprezzato davvero soltanto una volta che si trova il coraggio di mettere da parte l’ipotesto e di considerare l’opera nella sua specificità.


La meccanica del cuore è una favola amara senza lieto fine, la storia di un percorso di crescita spietato come ogni percorso di crescita. Il protagonista, il giovane Jack, trascina in giro per l’Europa, da una gelida Edimburgo alla colorata Granada, il suo cuore di legno, un orologio a cucù impiantatogli nel petto al momento della nascita per garantire il regolare susseguirsi delle pulsazioni cardiache. Era “il giorno più freddo del mondo” e Madeleine, levatrice e fattucchiera, dagli zigomi tondi e rugosi “come mele renette”, l’aveva tolto dal grembo della madre riluttante e gli aveva salvato la vita, scongelandogli il cuore. L’aveva poi tenuto con sé, crescendolo come un figlio, ma impartendo regole precise:
Uno, non toccare le lancette.
Due, domina la rabbia.
Tre, non innamorarti, mai e poi mai.
Altrimenti, nell’orologio del tuo cuore, la grande lancetta
delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle,
le tue ossa si frantumeranno,
e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi (30).
Ma dall’amore non si fugge e il giorno del suo decimo compleanno Jack incontra Miss Acacia e ne rimane folgorato:
Le sue braccia somigliano a rami e suoi neri capelli ondulati le accendono il viso come il riverbero di un incendio. Il naso splendidamente disegnato è tanto minuscolo che mi chiedo come possa respirare: secondo me è lì solo per ornamento. Bella come un uccello in equilibrio sui tacchi a spillo, impalcature femminili. Ha occhi immensi, e vale la pena di guardarci dentro a lungo. Ci si legge una determinazione feroce (25).
Da quel momento, ogni giorno è dedicato al pensiero di lei, ogni energia alla sua ricerca. La piccola cantante di flamenco è tornata nella sua Andalusia e Little Jack si mette sulle sue tracce, lasciandosi alle spalle ogni cosa nota e inseguendo un sogno coltivato troppo a lungo. Poco importa correre rischi, compromettere la meccanica del cuore, far girare le lancette più rapidamente di quanto non sarebbe opportuno. La vita merita l’imprudenza, come osserva anche, con spirito pragmatico, Georges Méliès, mago-orologiaio e grande sognatore, personaggio affascinante prestato dalla Storia al romanzo: 
“Cos’hai combinato per storcere la lancetta delle ore?”
“Sono innamorato e non so niente dell’amore, allora mi arrabbio, litigo, e ogni tanto provo anche ad accelerare o rallentare il tempo. È parecchio malconcio?” […]
“Se hai paura di farti male, aumenti le probabilità di fartene sul serio. Guarda i funamboli: secondo te, quando camminano sulla corda tesa pensano che potrebbero cadere? No, accettano il rischio, e assaporano il gusto che procura scampare al pericolo. Se passi la vita cercando di non romperti niente, ti annoierai tantissimo, credimi…”  (56-57)
La storia d’amore può funzionare perché Miss Acacia accetta Jack così com’è, imperfetto e limitato, e perché anche il suo cuore, di carne e sangue, ha un meccanismo da conoscere e decifrare:
Non posso più fare a meno di lei: l’odore della sua pelle, il suono della voce, quei piccoli vezzi che la rendono la ragazza più forte e più fragile del mondo. La mania di non mettere gli occhiali per vedere il mondo attraverso lo schermo fumoso della vista annebbiata; il modo tutto suo di proteggersi. Vedere senza vedere davvero e, soprattutto, senza farsi notare.
Scopro la strana meccanica del suo cuore. È un sistema che funziona come un guscio autoprotettivo dovuto alla sua profonda mancanza di fiducia. Un’assenza di stima in lotta con una determinazione fuori dal comune. Le scintille che Miss Acacia produce sono le schegge delle sue incrinature (85).
Ma Miss Acacia è una scintilla pronta a divampare in incendio e non può essere imprigionata o addomesticata. Così l’amore porta con sé l’incomprensione e la distanza, la gelosia e il dolore, il vuoto e l’abbandono. E Little Jack diventa grande suo malgrado e viene a scoprire qualcosa su di sé che non aveva mai potuto – o voluto – immaginare.


La meccanica del cuore si rivela allora una riflessione profonda sulle menzogne: quelle che raccontiamo agli altri e quelle dietro a cui ci nascondiamo, quelle in cui ci culliamo e quelle a cui finiamo per credere. La bugia deliberata, così come l’omissione, diventano nel romanzo uno strumento poliedrico e ambiguo, atto a curare, proteggere, amare. Si mente per egoismo, in prima istanza, ma anche per custodire ciò che è prezioso, in primo luogo l’innocenza di chi ci è caro. Per crescere Jack deve ricercare e accettare la verità, per quanto dura possa sembrare; deve rendersi conto che non è sufficiente donare all’amata la chiave del suo cuore, ma che è necessario sacrificare il cuore intero, ingranaggi e fibre nervose, meccanica e sentimento. Deve diventare cinico e poi superare il proprio cinismo. Deve lasciar andare, abbandonarsi con fiducia all’altro, rinunciare a ogni stabilità, a ogni sicurezza. Deve ammettere di non essere in grado di far altro che “amare di sbieco”, perché è più facile che guardare in faccia la realtà. Deve riconoscere che Miss Acacia, priva di occhiali e talvolta di fiducia, piccola donna fragile che sbatte dappertutto per colpa della sua vista annebbiata, è forse quella che in fondo vede meglio.


Di fronte alla scoperta dell’inganno, si spalanca l’abisso. Per venirne fuori c’è “bisogno di amore e di tempo – di molto tempo però” (125). E forse la morale della favola è proprio questa: non è facile crescere, né fare i conti con la scoperta della verità di se stessi. Diventare adulti significa anche trovare la propria strada per sopravvivere alle ferite del passato, per rimpiazzare il proprio cuore di legno e ticchettii con uno che pulsi davvero, senza schermi o protezioni. Malzieu, scrittore intelligente, sa che questa strada è unica e individuale e non vuole imporne una specifica al suo pubblico. Per questo sceglie di chiudere il romanzo con una constatazione di ineluttabilità: l’ineluttabilità del dolore, ma con esso anche del coraggio, della vita, dell’amore.   

Carolina Pernigo

0 commenti: