giovedì 18 agosto 2016

Discrasie amorose: Il malinteso di Irène Némirovsky

Il malinteso
di Irène Némirovsky
Adelphi, 2013

pp. 190  
€ 12,00

Titolo originale: Le Malentendu
Traduzione di Marina Di Leo



Yves e Denise si incontrano nel 1924 durante una villeggiatura estiva nella elegante cittadina di Hendaye, ed è subito amore. Lui è un ricco parigino decaduto, segnato dalla guerra appena trascorsa, costretto a un modesto e noioso lavoro impiegatizio per mantenere – sempre a fatica – un tenore di vita sopra le righe; ha “belle mani, fatte per l’ozio e per l’amore” e occhi trasparenti che a volte diventano “cupi, pieni di tedio e di malessere, insondabili come l’abisso” (22). Lei è moglie e madre, innocente e sensuale al tempo stesso, risata sbarazzina e caschetto di capelli neri. Yves la vede per la prima volta in spiaggia, mentre gioca con la sua bambina, e non riesce a non provare “una lieve, del tutto fugace, sensazione di angoscia” (17) quando la vede allontanarsi. Non gli è di alcun ostacolo conoscere personalmente il marito di lei, Jessaint, uomo gentile ed ex commilitone, nonché compagno di convalescenza in un ospedale da campo anni prima.
Come sempre nei suoi scritti, Irène Némirovsky riesce a conferire spessore a tutti i suoi personaggi, anche i minori, e rende difficile al lettore schierarsi su una posizione univoca o prendere le parti dell’uno o degli altri. La relazione tra Yves e Denis nasce all’insegna dell’idillio e ha il profumo della salsedine e dell’estate che progressivamente declina. Ciò che sembra perfetto sulla riva del mare, inizia a mostrare le prime incrinature una volta trapiantato nel grigiore autunnale della grande città:
Denise apparteneva alla categoria di donne che concepiscono soltanto l’amore eterno. Si era data senza esitazioni e senza riserve, e perciò si aspettava in cambio lo stesso dono totale di sé, con una fiducia ingenua, assoluta, da bambina quale in fondo era ancora (66).
Nella Parigi dei primi anni ‘20 sembra consumarsi la tragedia delle relazioni sentimentali di ogni tempo: la donna, dominata da un insopprimibile bisogno di conferme, famelica d’amore, e l’uomo, innamorato di se stesso e del proprio spazio, incapace di mettere da parte i propri problemi per lasciar spazio al cuore. In realtà, Il malinteso è la storia di due egoismi
Quando scrive il romanzo, nel 1926, l’autrice è poco più che ventenne, ma riesce a dissezionare lucidamente la crisi di una relazione, mettendone perfettamente in evidenza le discrasie e i silenzi determinanti. Yves è un uomo tormentato e sofferente, incapace di sbilanciarsi e di esprimere le proprie sensazioni e il proprio malessere; Denise è viziata e capricciosa, incapace di accettare che l’amante abbia una vita che prescinde da lei e non possa dedicarle la totalità del suo tempo e delle sue energie. Yves vorrebbe che Denise parlasse di meno, Denise che Yves parlasse di più. Il malinteso nasce da questo: dal mancato incontro tra due sensibilità profondamente dissonanti, tra due individui radicalmente diversi che pure si amano sinceramente. “L’amore è un sentimento di lusso”, constata in un momento di verità la madre di Denise, e il lusso è qualcosa che solo chi ha tempo, giovinezza e denaro può concedersi. Per Yves, invecchiato precocemente, stanco e frustrato da una vita che non lo soddisfa, forse il prezzo da pagare è troppo alto per correre il rischio. La ragazza, al contrario, non ha sufficiente esperienza della vita per mettersi nei panni dell’altro e capirne e accettarne la debolezza. Nessuno dei due è dunque in grado di comprendere, se non troppo tardi, cosa sia la felicità. 
La consueta abilità narrativa di Irène Némirovsky costringe a una lettura a tappe forzate, che conduce alla fine del breve romanzo in un crescendo di ineluttabilità suggerito fin dal titolo. Quello che potrebbe apparire semplicemente come l’affresco di un contesto sociale ben determinato e ormai lontano nel tempo diventa un’indagine lucida e disincantata sull’animo umano e sulle dinamiche psicologiche che entrano in gioco all’interno delle relazioni amorose.  Non legga però questo libro chi ricerca il lieto fine ad ogni costo. 

Carolina Pernigo

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