martedì 5 luglio 2016

Quanto è difficile muoversi e danzare, "Tra le infinite cose" che non vanno...

Tra le infinite cose
di Julia Pierpont
Mondadori, 2016

Traduzione di
pp. 288
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Un inizio spiazzante, qualcosa che lascia a bocca aperta: immaginate, cosa provereste se l'ex amante di vostro marito vi scrivesse una lettera in cui conosce tanti particolari della vostra intimità, e vi manda tutta la corrispondenza email e chat bollenti con vostro marito? Non lo sappiamo subito, perché Julia Pierpont decide di abbandonare il lettore con tutti i suoi dubbi per qualche pagina: lascia la lettera a fluttuare nello spazio bianco delle possibilità. Poi avviene il peggio: il pacco finisce in mano ai figli della protagonista Debora, che decidono di non consegnare il tutto alla madre, ma si trovano a leggere frasi qua e là. Il significato, a loro non è subito chiaro. Ma pensate ai brividi raddoppiati, quando Debora si accorge di quanto avvenuto: le era ben chiaro che Jack, con il suo spirito artistico, quasi da bohémien contemporaneo, non poteva accontentarsi di una famiglia canonica. Ma arrivare a certe frasi...? O meglio, le aveva dedicate anche a lei, un tempo... Frasi senza doppisensi, perché sono immediate e crude nell'esprimere desideri e bisogni. 

A privacy infranta, a Deb non resta che allontanarsi dal marito, e cercare di ritrovare un equilibrio, proprio lei è che abituata a danzare sulle punte e a insegnare come farlo a tante giovani che non hanno di certo la sua abnegazione. Ma fuori dalla sala da ballo è più difficile restare in piedi e muoversi con eleganza: Jack ammette la colpa con la rassegnazione di chi è fatto così, e non fa nulla per cambiare; i ragazzi, Kay e Simon, iniziano a manifestare curiosità e dubbi su quanto è avvenuto. Per Deb sarebbe molto più facile riprendere a danzare da sola; ma ha al suo fianco il peso di Kay e Simon che, pur non sapendo muoversi, fanno passi più lunghi di quanto è bene. E le conseguenze si sentono.
Potrebbe servire, forse, un trasloco per un po' e la fuga dalla cosmopolita ma qualunquista New York? Anche questa è una via da percorrere, e Deb sa che in quella vecchia casa anche un amico del marito, Gary, potrà darle una mano a ricominciare. E tra esperienze ma soprattutto segreti mal celati, ecco che questo romanzo potente, segnalato da Jonathan Safran Foer, prende una forma inaspettata. Infatti Julia Pierpont, per quanto al suo esordio letterario, ha già una maturità notevole: sa che non deve spiegare niente al lettore, ma lasciare che siano i personaggi a dire e, soprattutto, ad agire. Allora con un'altrettanto inattesa mossa da narratore sintetico (forse ancora un po' postmoderno?), Pierpont taglia impietosamente quando il tempo passa inesorabile ma senza grandi eventi: e lascia che siano scabre frasi di un paio di righe a raccontare cosa sta avvenendo. Poi, ecco che un singolo fatto merita uno zoom notevole, e la misura dei paragrafi si dilata, tutto ad arbitrio della scrittrice.
Non c'è dubbio: il romanzo lascia grande curiosità e ci si inerpica tra le personalità a tratti sfuggenti, spesso mistificanti, di questi personaggi che sono abituati a stare sul loro palcoscenico: Jack mascherato da artista irregolare, Deb da danzatrice algida, che tiene tutto sotto controllo, Kay e Simon ad agire come i bravi ragazzi della situazione. 
Ma c'è sempre un chiodo che incrina la cera delle maschere. In questo caso, un'ex amante tradita. 

GMGhioni

Nota a margine - Coincidenze e consonanze: guardate la prima puntata di The Good Wife: è proprio vero che tra letteratura e serie tv c'è sempre più osmosi.

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