giovedì 7 luglio 2016

"La parte del diavolo" di Emmanuelle de Villepin

La parte del diavolo
di Emmanuelle de Villepin
Longanesi Editore, aprile 2016


pp. 240
€ 18.40 (cartaceo)


Tre donne appartenenti a tre distinte generazioni, tre prospettive diverse sulla contemporaneità e sul passato: le loro esperienze s'intersecano all'interno dell'ultimo romanzo di Emmanuelle de Villepin, mettendo a nudo differenze e analogie tra il modo di sentire e il vissuto che caratterizza ognuna di esse. Abilmente l'autrice si serve della voce dell'anziana Christiane e del suo peculiare e ironico sguardo sul mondo per plasmare due paralleli intrecci: quello odierno che la vede, vedova, vivere da sola nel suo appartamento parigino e accogliere con gioia la visita di sua figlia Catherine, addolorata per l'ultimo di una serie di tradimenti da parte del marito, e sua nipote Luna; l'altro affonda in un passato più remoto, prende le mosse dalla più tenera età della narratrice, si dipana tra i due conflitti mondiali, si articola attraverso la descrizione delle vicende di Papyrus, figura paterna amata e controversa, allo stesso tempo cinica e gioiosa, e della zia Bette, personaggio tanto intelligente e caparbio quanto etereo e spirituale, seguace dell'antroposofia e amica di Rudolf Steiner. 

Sarà proprio Steiner, l'incontro tra questi e il padre di Christiane, a fornire il pretesto per un dettagliato resoconto da parte della donna: la tesi di laurea di Luna è incentrata sull'opera del filosofo austriaco e quando la nonna le mette la pulce nell'orecchio, la giovane la prega di raccontare quali siano le connessioni tra i suoi avi e il fondatore della Scienza dello Spirito.

Una curiosità legata allo studio diventa presto, per la ragazza, favoloso viaggio alla scoperta delle sue radici, ripercorrendo un albero genealogico colmo di misteri. Viene sorprendentemente affiancata lungo questo itinerario da sua madre Catherine, la cui personalità è contraddistinta da una certa attitudine al conformismo e da una continua ricerca di rassicurazioni, atteggiamento che, scopriamo, ha sviluppato per contrapporsi a una figura materna egocentrica e sopra le righe. Un'analoga contrapposizione – ma con ruoli invertiti – ha condizionato anche il legame tra Christiane e la sua genitrice e in esso parzialmente si specchia anche l'antitesi tra quest'ultima e la zia Bette: le profonde differenze che ne contrassegnano i destini produrranno nefaste conseguenze sull'esistenza di coloro che amano.

Leggendo La parte del diavolo abbiamo la possibilità di assaporare avvincenti segreti di famiglia e di esplorare le storie, amorevolmente confezionate per noi dalla Villepin, di personaggi appartenenti a un'altra epoca, e dunque ammantanti di quel particolare fascino che il passato, attraverso il filtro di chi ce lo racconta, dona ai suoi protagonisti. Le vicende familiari si intrecciano con gli eventi storici, vi entrano in contatto, quando non in collisione, e ne vengono – non poco – influenzate: la battaglia della Somme, l'incendio che distrusse il primo Goetheanum, la resistenza dei partigiani francesi durante l'occupazione tedesca.

Come spesso accade, scavare nel tempo per riportare in vita davanti agli occhi di chi non li ha conosciuti fatti ormai dimenticati stimola il confronto e la riflessione sui rapporti che animano il presente. È così che durante il corso della narrazione si sviluppa e articola il dialogo tra Christiane e Catherine, il loro ricucire i fili di una relazione complessa che forse, attraverso questo continuo botta e risposta che scivola con delicatezza da un registro umoristico a uno teneramente drammatico, riuscirà finalmente a risolversi, a trovare una forma pacificata. 

Se non bastasse quanto detto sinora, potremmo rintracciare ulteriori motivazioni per avvicinarci alla lettura di questo romanzo nella leggerezza che lo permea, nel suo essere un campionario di voci e figure femminili che, in virtù dell'infinità di sfumature di cui i loro personaggi constano, sviscerano – con grazia e sempre col sorriso in punta di labbra – la complessità del rapporto madre-figlia e, più in generale, le difficoltà dell'essere e riconoscersi donna.

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