lunedì 4 luglio 2016

"I pesci devono nuotare" di Paolo Di Stefano

I pesci devono nuotare
di Paolo Di Stefano
Rizzoli, 2016


pp. 300
€ 17 (cartaceo)

Dovevo farcela. Potevo e dovevo nuotare. Se i bambini morti nel Mediterraneo fossero stati dei pesci avrebbero nuotato, ma erano bambini nati senza colpa, mentre io sono nato pesce. Per nascere pesce devi essere più fortunato. Avere la fortuna di attraversare il mare senza burrasche. Solo fortuna, nient'altro. (pp. 216-217)

Parliamo di immigrazione clandestina. Ma facciamolo abbandonando qualsiasi preconcetto (a favore o contro che sia), sentiamo le parole di chi ce l'ha fatta, nonostante il barcone eruttasse uomini, sporcizia, acqua e disperazione. In I pesci devono nuotare, Paolo Di Stefano lascia la parola ai suoi personaggi, egiziani in Italia per loro volontà o loro malgrado. Innanzitutto c'è Selim, un ragazzino che conquista il lettore fin dalle prime pagine: le sue sono le parole di chi porta con sé la propria tradizione, ma anche la voglia di cambiare. E la svolta è immediatamente associato all'Italia, sognata come una terra dove ricominciare a vivere, pur non rinnegando le origini. Selim riesce a partire, e i giorni pre-partenza diventano mesi di reclusione e di menzogne, mesi con l'ansia di non riuscire a lasciare l'Africa e di aver sprecato risparmi di famiglia. Ma poi Selim parte, e percorre l'Italia, dai centri d'accoglienza fino a nord, a Milano, dove inizia a vivere a casa di una persona fidata, uno dei suoi "angeli protettori". Trovare lavoro è complesso, ma Selim comprende una realtà essenziale: prima ancora di cercare occupazione, deve conoscere la lingua italiana. E parte così un percorso - a scuola e a casa - di continua ricerca, di miglioramento frenetico ed entusiasta, per conoscere le sfumature della lingua italiana come spesso neanche i nostri connazionali sanno fare. Poi tutto arriva, è una complessa ma soddisfacente scalata, quella di Selim.


Non si può dire lo stesso per Raymon, altro personaggio che intervalla i capitoli dedicati a Selim, con il suo italiano zoppicante, tuttavia piuttosto comprensibile al di là dei palesi errori ortografici e morfologici: Raymon è senza dubbio l'esempio di immigrato clandestino che non riesce a mettersi in regola per varie questioni burocratiche. E da lì, la sua vita è un'altalena tra lavori saltuari, grandi occasioni (o almeno tali ai suoi occhi) e palesi truffe, ai danni di un ragazzo che deve arrangiarsi ed è costretto ad accettare condizioni a dir poco svantaggiose. 
Anche un amico di Raymon, Tawfik, verso la fine del libro arriva in Italia: conosce anche Selim e stringe amicizia con lui. Il suo italiano non è brillante e certamente il ragazzo non ha la stessa spinta di Selim a farsi una posizione, ma tutto lascia intendere che ci sarà una possibilità anche per lui. 

Le tre storie, più quelle di personaggi-comparsa che influiscono sulla vita in Italia o restano come spine di ricordi nel passato egiziano, rappresentano altrettante sfaccettature che aiutano a delineare - senza definizioni, pregiudizi, sovrastrutture - la storia di chi ha scelto di partire per mare, a volte con la speranza di tornare, a volte no:
Strano. Probabilmente avevo nostalgia del mio paese senza avere nessuna voglia di tornarci. Oppure non ne avevo nostalgia ma in fondo speravo di tornarci. (p. 269)
Per l'apporto di pensieri e storie così distanti dal nostro microcosmo italiano, ma anche per ciò che si consuma per le nostre strade, al di là delle cronache, I pesci devono nuotare è un romanzo che andrebbe letto anche nelle scuole, per sensibilizzare, ma anche per capire almeno alcune delle cause che portano a rischiare tutto - anche la vita - verso un paese straniero, che mette a repentaglio la propria identità culturale, sociale, religiosa. E Selim lo prova: solo chi è in grado di adattarsi e di contrattare tra passato e presente riesce ad arricchire se stesso, senza perdere niente.

GMGhioni

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