venerdì 1 luglio 2016

#CriticaNera - Messico criminale: "Milena" di Jorge Zepeda Patterson

Milena
di Jorge Zepeda Patterson
Mondadori, 2016

Traduzione italiana di Pino Cacucci

pp. 416
€ 20,40

Tornano Los Azules, i quattro amici già protagonisti de I corrutori, primo romanzo di Jorge Zepeda Patterson. A dire il vero questa volta ad Amelia, combattiva leader di sinistra, Jaime, esperto di sicurezza nazionale (che in Messico, ma forse ovunque, significa esperto di spionaggio e sorveglianza illegale) e Tomás, giornalista del Mundo, il principale organo di informazione messicano, non si aggiunge Mario, l'ultimo del quartetto, ma suo figlio Vidal e il suo amico hacker Luis.
Tutto inizia quando Rosendo Franco, l'editore del giornale per il quale lavora Tomás, muore tra le gambe chilometriche di Milena, “el femur más bello del mundo” (come recita il titolo originale di questo libro), una donna affascinante quanto misteriosa, con un passato da riscattare che sarà al centro del romanzo. Come ultima richiesta, Franco ha chiesto a sua figlia Claudia di proteggere la giovane amante, che però è sparita portando con sé un taccuino nero che forse contiene scottanti rivelazioni sul defunto editore. Ereditate le redini del giornale dal padre, Claudia affida a Tomás, col quale in passato ha avuto una brevissima relazione, due compiti, uno più difficile dell'altro: dirigere il Mundo e scoprire che fine ha fatto Milena. Zepeda Patterson, che è giornalista, conosce bene la crisi della stampa, costretta a rincorrere internet o a trasformare i quotidiani in mezzi di approfondimento molto costosi e ci offre uno spaccato (evidentemente a lui familiare) della redazione di un giornale. Tomás si trova investito di un potere enorme, che può trasformare l'intento di svecchiare il quotidiano in autoritarismo dirigista. Trovare la donna scomparsa non è una sfida più semplice: la prostituta è in pericolo e bisogna salvarla, ma è anche necessario mettere le mani sulle informazioni che custodisce prima che lo faccia qualcun altro. Quale segreto si nasconde nel suo passato?

Crudi flashback ci raccontano la storia di Alka, una bella ragazza croata caduta preda dei trafficanti di esseri umani, che con violenze e privazioni da far venire i brividi, la trasformano in Milena, regina dei bordelli d'Europa.
Le confessioni dei clienti delle prostitute (scopriremo con l'avanzare della lettura da dove provengono) costituiscono alcuni dei passaggi più interessanti dell'opera: nell'intenzione dell'autore (e del personaggio che nella finzione li ha scritti), questi resoconti hanno lo scopo dichiarato di mostrare l'ipocrisia dei compratori di sesso, che si creano alibi e motivazioni fittizie per spiegare il loro vizio. A me, lettore, hanno fatto un effetto diverso, parzialmente in contraddizione con le intenzioni originarie; non c'è giustificazione, né comprensione, ma lasciando la parola a questi uomini Zepeda Patterson è andato oltre la semplice accusa rivelando (suo malgrado?) il carattere di normalità che li contraddistingue; non sono mostri, talvolta ci appaiono anche convincenti e sicuramente fanno riflettere su un fenomeno che non possiamo delegare in un angolo come se fosse totalmente alieno a noi.
Facciamo tutti parte della catena alimentare. Il problema è che alcuni non conoscono o non vogliono vedere l'anello a cui appartengono. Da tempo i presidenti di questo paese, come di tanti altri, hanno cessato di stare in cima alla catena, e loro lo sanno.
Il Messico si conferma una terra dove prosperano corruzione e violenza. Il potere, quello vero, è nei conti cifrati, nei tesori offshore, nel riciclaggio; corre lungo il confine sottile che separa l'alta finanza dalle operazioni illegali.

Come nel primo romanzo, i personaggi non si esauriscono nel ruolo che hanno negli intrighi che sono il cuore delle vicende narrate; sono invece a tutto tondo, complessi, spinti tanto dalle convinzioni personali quanto dai loro sentimenti (passioni, rancori, gelosie, desideri). Ad Amelia, talvolta, pesa la reputazione di “dama di ferro” che si è fatta nell'ambiente politico perché le impedisce di mostrare le proprie debolezze; Tomás si ritrova costretto a fare i conti con le lusinghe del potere; per quanto riguarda Jaime, sicuramente il più ambiguo dei tre, egoista e cinico ma comunque legato ai vecchi amici, è difficile dividere il tornaconto personale e le aspirazioni alla lealtà, il che lo rende molto verosimile, oltre che un ottimo personaggio per una storia di doppi giochi e segreti. D'altronde anche il suo amico giornalista mostrerà più d'una sfaccettatura che gli impedisce di essere l'eroe senza macchia della storia: non si tratta, per Patterson, di costruire personaggi ambigui per il gusto tipico del genere per i chiaroscuri; l'autore è spinto dalla necessità di proporre protagonisti credibili e ci riesce benissimo mixando in loro tensioni contrastanti, le stesse che animano le persone reali. È proprio l'attenzione all'interiorità dei personaggi a rendere questo libro originale rispetto ad altri romanzi di genere; anche questa volta Zepeda Patterson equilibra bene le sequenze d'azione (con sparatorie, rapimenti e inseguimenti) a quelle riflessive. Il tema principale affrontato (i cartelli della droga ne I corruttori, la tratta delle donne in Milena), pur essendo sviscerato con molta attenzione e cognizione di causa, non soffoca il respiro più ampio della letteratura che un reportage giornalistico non avrebbe. Con questo libro lo scrittore ribadisce la sua capacità di tenere assieme le vicende personali dei suoi protagonisti, la storia contemporanea del Messico e la politica (ed il crimine) internazionale (in questo caso la crisi ucraina e la mafia di quella nazione operante in Spagna). Se ritornano dunque alcuni temi, come la tecnologia e la sorveglianza globale, Zepeda Patterson è bravo a non ripetersi offrendo una nuova avventura che, ne siamo certi, non sarà l'ultima per Los Azules.

Nicola Campostori

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