giovedì 21 luglio 2016

Belgravia: segreti e scandali nella Londra del 1840

Belgravia
di Julian Fellowes
Neri Pozza, giugno 2016

Traduzione di Simona Fefè

pp. 414
€ 18 (cartaceo)



Il passato, ci viene ripetuto spesso, è una terra straniera, in cui le cose si facevano diversamente. [...] Ma esistono anche analogie. L’ambizione, l’invidia, la rabbia, l’avidità, la cortesia, l’altruismo e, soprattutto, l’amore muovono da sempre le scelte umane. Questa è la storia di alcune persone vissute due secoli fa, ma buona parte dei loro desideri, dei loro risentimenti e delle passioni che albergavano in petto non sono dissimili dai drammi che oggi mettiamo in atto secondo i nostri costumi...
Un passato che Julian Fellowes – acclamato creatore di Downton Abbey, sceneggiatore premio Oscar e autore di alcuni romanzi apprezzati da critica e pubblico – ancora una volta rievoca in maniera impeccabile, tornando in questo romanzo alla dimensione narrativa a lui più congeniale: il confronto generazionale e di classe, il ritratto di uomini e donne ai lati opposti della scala sociale e le passioni che guidano le loro vite, segreti, intrighi, gelosie ed amori, nella Londra vittoriana dell’elegante quartiere di Belgravia. Un viaggio in una realtà che Fellowes, esperto storyteller, mette in scena grazie ad una storia ricca di personaggi e ad una trama intrigante, retta dalla prosa sempre scorrevole ed elegante nel tentativo di rileggere il romanzo d’appendice – nato nella prima metà dell’Ottocento e presto divenuto genere molto popolare cui hanno contribuito anche autori protagonisti della stagione vittoriana – in chiave attuale. Uscito a fine giugno in contemporanea mondiale come romanzo compiuto, Belgravia è stato infatti pensato quale equivalente moderno del genere sopracitato e, come il romanzo d’appendice, “pubblicato” a puntate a cadenza settimanale attraverso un’app creata appositamente, ad arricchire la storia di contenuti digitali extra. Ma, indipendentemente dalla forma scelta – cartacea o digitale – , il romanzo di Fellowes resta un’opera intrigante dal punto di vista letterario dalla trama ricca di colpi di scena qualche volta prevedibili, certo, ma pur sempre godibile, in cui non mancano anche spunti di riflessione e tematiche interessanti, insieme alla ricostruzione vivida di un’epoca e dei suoi costumi, di contrasti ed ambizioni, cifra caratteristica della produzione artistica di Fellowes. Intrighi, segreti, gelosie e tradimenti che scorrono pagina dopo pagina a comporre la trama catturano il lettore, ma sono la riflessione sociale, la ricostruzione storica, l’analisi dei caratteri e degli equilibri famigliari, insieme alla prosa attenta e scorrevole a conferire al romanzo di Fellowes il giusto grado di profondità letteraria, i cui pregi riescono a mettere in ombra alcuni difetti strutturali tra cui, per esempio la scarsa polifonia e una trama a tratti prevedibile. Una lettura, quindi, capace di conciliare riflessione ed intrattenimento, senza che un elemento guasti l’altro.
Teatro della rappresentazione è, soprattutto, la Londra del 1841: nell’elegante quartiere di Belgravia, passioni e intrighi di due famiglie vengono messi in scena, mentre un segreto custodito per venticinque anni potrebbe travolgere tutti loro, svelando l’insospettabile legame fra i Trenchard, la ricca famiglia di commercianti guidata dalle ambizioni di James, e i conti di Brockenhurst, esponenti dell’aristocrazia inglese che guardano con disprezzo ai tentativi di scalata sociale di una famiglia borghese.
Ma ciò che segretamente lega le due famiglie è custodito dalla Storia: nel giugno del 1815, a Bruxelles, alla vigilia dello scontro con Napoleone, imprudenza e passione spingono Sophia, l’amatissima figlia dei Trenchard, e Lord Edmund Bellais, unico erede dei Brockenhurst, a sfidare le convenzioni sociali, un attimo prima che il mondo precipiti. Sono tempi incerti e nella lontana città belga le barriere sociali sembrano per un momento possibili da dimenticare.
Attraversava quella fase della vita che quasi tutti hanno vissuto, quando l’infanzia è terminata e un’illusione di maturità, priva del puntello dell’esperienza, trasmette la sensazione che tutto sia possibile, fino a quando l’ingresso nella vera e propria età adulta prova incontrovertibilmente che non è così.
L’euforia del corteggiamento, l’avventatezza della gioventù, il tempo sospeso cercando di ignorare il pericolo di una guerra che, invece, è già alle porte della città e travolge ogni cosa: lo sfarzo delle sale, le risate di giovani spensierati e le speranze di un futuro tutto da vivere, le ambizioni e i desideri segreti, gli equilibri famigliari, ogni cosa per i Trenchard e i Brockenhurst improvvisamente cambia per sempre, quando gli uomini sono chiamati a combattere. La sconfitta di Napoleone a Waterloo, tuttavia, porta con sé numerose perdite tra quegli stessi giovani che un attimo prima danzavano, amavano, facevano promesse che ora non potranno più essere mantenute. Tra loro, lo stesso Lord Bellais, caduto in combattimento, la cui perdita sconvolge la famiglia e la giovane che sinceramente lo amava, ma che ora si ritrova a fare i conti con l’amarezza della fiducia tradita:
Era giunto il momento di scendere a consolare la figlia, che si era svegliata da una splendida illusione in un mondo crudele.
E in quel mondo crudele, che spezza legami e sveglia da un sogno per un momento così simile alla realtà, in cui sembrava possibile sfidare convenzioni e famiglia, dell’amore tra Edmund e Sophia resta – insieme all’amarezza per l’inganno – la prova dell’avventatezza dei due giovani: un figlio, che la morte diLord Bellais costringe la famiglia di Sophia a nascondere per proteggerla dallo scandalo e dall’emarginazione sociale e non ostacolare le evidenti ambizioni di suo padre. Nell’anonimato della campagna inglese, in cui insieme alla madre ha trovato riparo lontano dalle chiacchiere di Londra, la giovane mette al mondo quel figlio illegittimo, ma non sopravvive alle complicazioni del parto. E, segretamente, il dolore dei Trenchard per la perdita dell’amatissima figlia, li avvicina ai conti di Brockenhurst distrutti dalla morte in battaglia dell’unico figlio. Ciò che resta di Sophia e dell’amore con Edmund è quel bambino, che sono costretti ad allontanare, affidandolo alle cure della famiglia di un curato di campagna per proteggere il nome della giovane dallo scandalo. Un segreto, che solo i Trenchard conoscono e che custodiranno per venticinque anni, mentre l’ambizione di James sembra inarrestabile. Il dolore per la perdita – di Sophia, mai dimenticata, e di quel nipote che non possono conoscere – accompagna silenzioso la scalata sociale di Anne e James, la costruzione di una posizione sempre più solida, e le lunghe riflessioni malinconiche ognuno perso nei propri segreti tanto a lungo celati.
Finchè Anne, mossa da compassione nei confronti dell’altera Lady Brockenhurst per il dolore ancora vivissimo a distanza di tanti anni per la perdita del figlio, decide in un momento di avventatezza di rivelare alla donna il legame tra Edmund e Sophia e tutto ciò che ne è conseguito. Una rivelazione che mette in moto gli eventi, risvegliando il dolore, vecchi rancori e gelosie, ma anche nuovi moti d’affetto e sentimenti capaci di unire – seppure per un momento – due donne e due famiglie all’apparenza tanto distanti. Al lettore il piacere di scoprire, fra colpi di scena, scandali e tradimenti, gli sviluppi della trama che pagina dopo pagina si svela intrecciando le vite di nobili e borghesi, della servitù e di giovani intraprendenti decisi a costruirsi un futuro sicuro.

Quello che conta, al di là degli intrecci narrativi, è la ricchezza di temi e spunti di riflessione, passioni e sentimenti che sono gli stessi di ogni tempo e luogo. Cuore della vicenda, quindi, la famiglia: tra rivalità, gelosie, incomprensioni, segreti e tradimenti, è il ritratto di un’umanità a tratti meschina ed egoista, di legami di sangue spesso dominati da ambizione e cupidigia; ma è anche rappresentazione di un sentire comune capace di avvicinare oltre le barriere sociali, di passioni ed amori genuini, di segreti ed inganni giustificati da buone intenzioni, di solidarietà e partecipazione, di sostegno incondizionato. Di uomini e donne, mariti e mogli, diversi eppure in qualche modo complementari, con sogni, ambizioni e sentire spesso differenti ma che, nonostante tutto, si comprendono e appoggiano. Uomini deboli, accecati dalla gelosia e dall’ambizione, o figure distanti e malinconiche che non trovano pace. Come il conte di Brokenhurst, che silenzioso ancora si strugge per la perdita dell’unico figlio e che nulla può alleviare:
Peregrine si prese la testa fra le mani, travolto da un’ondata di tristezza. C’era qualcosa nell’arrivo della primavera, tutta quella speranza nell’aria, tante persone che volteggiavano da un ricevimento all’altro, immerse in piani di fuga dalla calura della città. [...] Aveva sperato che il trasloco nella nuova casa di Belgrave Square, con le splendide sale pensate per ricevere, avrebbe regalato a entrambi nuovi orizzonti, nuove energie. Ma, chissà come, quella notte gli sembrava che fosse avvenuto l’opposto, che la vista di tante frivolezze – gli abiti, le chiacchiere, i diamanti – fosse servita solo a sottolineare la follia dell’esistenza umana, che si sarebbe comunque conclusa in una fossa fredda e solitaria.
Foto di © DeboraLambruschini
Un dolore condiviso con la moglie, che tuttavia non si abbandona facilmente al sentimento, alla commozione, salda nel ruolo che la società le impone; Lady Brockenhurst, algida e fiera, che disprezza i Trenchard e tutto ciò che rappresentano. Il denaro e il successo che aprono perfino le porte della società in un mondo che cambia rapidamente, dove un uomo qualunque, un commerciante, aspira ad arrivare sempre più in alto nella scala sociale. Le stesse ambizioni che preoccupano e mortificano Anne Trenchard, mentre cerca di frenare l’irruenza del marito nella sua smania di costruirsi una posizione tra quelle persone che, ne è certa, celano il proprio disprezzo dietro la fredda cortesia.
[...] quel successo aveva solo alimentato la sua smodata determinazione di arrampicarsi fino alle inarrivabili vette della società, e quella scalata diventava sempre più ambiziosa.
James, che dalle umili origini ha saputo con abilità costruirsi una posizione, appare inconsapevole dello scherno di una società troppo snob per accettare davvero un uomo privo di alcun titolo nobiliare, ma che rappresenta l’ingegno e la caparbietà di quella classe sociale pronta, di lì a poco, a conquistare definitivamente il posto che le spetta. Un’ambizione che acceca e rischia di mettere in ombra i legami famigliari, generando contrasti con la moglie – per via dei segreti che, ognuno di loro custodisce, e del desiderio di arrivare sempre più in alto – e con quel figlio, cresciuto come un gentiluomo e che per questo non sembra capace di comprendere davvero le aspirazioni e il lavoro del padre:
Era convinto di essersi impegnato al massimo per interessarsi agli affari del padre, ma di fatto si sentiva più tagliato per la vita da signorotto di campagna. Perchè non avrebbe dovuto? L’avevano cresciuto come un gentiluomo è quello era il risultato.
Oliver, infatti, non condivide l’entusiasmo del padre, né l’ingegno e l’abilità negli affari; per tutta la vita ha provato a compiacerlo, cercando il modo per avvicinarsi a lui, ma scontrandosi sempre con la malcelata delusione di James nei confronti di un figlio che chiaramente non dimostra alcuna inclinazione per gli affari e per l’impegno costante. L’arrivo di un giovane ambizioso cui il signor Trenchard sembra riservare attenzioni particolari, rispetto e stima mai dimostrate al proprio figlio, mettono inevitabilmente in pericolo legami famigliari già fragili, ora provati da gelosia e trame nell’ombra.

È una storia, in fondo, di ambivalenze e dualismi. Di confronto tra classi sociali incapaci di venire a patti, fondate su valori opposti: la borghesia ambiziosa, che lavorando duramente cerca di conquistare una posizione di successo in un mondo che va cambiando velocemente, ma che in fondo ancora brama di essere ammessa nei salotti dell’aristocrazia; e la nobiltà, dove posizione e potere sono diritti acquisiti alla nascita, che guarda con disprezzo misto a preoccupazione l’ascesa di una classe sociale sempre più dominante. Vite scandite da ritmi estremamente differenti, che contrastano per ambizioni e valori.
Un dualismo che si riflette nel confronto generazionale, altro nodo centrale del romanzo: i contrasti sempre più evidenti fra James Trenchard e il figlio, incapaci di comprendere davvero desideri ed aspirazioni l’uno dell’altro, ma anche quello sottile di Sophia ed Edmund verso le rispettive famiglie che a distanza di decenni rivela aspetti inaspettati dei due giovani e del loro legame.
Ed è una dicotomia evidente anche nei rapporti tra servitù e padroni: legami e personaggi che non aspirano ad avere la complessità e profondità psicologica di quelli portati sullo schermo in Downton Abbey, ma che in piccola parte rivelano comunque luci ed ombre di una rete di rapporti basati su segreti e rivalità, opportunismo e cupidigia, ma anche storie di lealtà e fiducia, riservatezza ed onestà. Figure che si muovono silenziose nell’ombra, testimoni di segreti ed intrighi cui qualche volta partecipano consapevoli o meno del ruolo giocato nella storia:
Dawson apparteneva alla vecchia scuola, che trasformava la vita dei padroni nella propria. Robusta, con la faccia larga e il passo lento, aveva modi affabili ma non era affatto pettegola, almeno non con chi non appartenesse alla sua cerchia nella sala della servitù, nè era capace di slealtà. Era a servizio in quella famiglia da troppo tempo, e puntava già gli occhi sul piccolo salario che avrebbe percepito in vecchiaia.
Sono le donne, meglio di altri, a comprendere i meccanismi della società e sapientemente muoverne le fila, che guardano con apparente freddezza e calcolo, intimamente mosse però da sentimenti e passioni non sempre in grado di controllare. I modi pacati ed eleganti di Anne Trenchard e la fermezza con cui cerca di guidare il marito dentro quella società che lei meglio comprende, libera dalla cieca ammirazione e desiderio di accettazione che muove invece l’ambizioso James. O la sprezzante, fredda, Lady Brockenhurst che, nell’improvvisa scoperta di un nipote figlio dell’amatissimo Edmund, ritrova slancio e una ragione per superare il lutto perenne in cui aveva vissuto tutti quegli anni, cercando di manovrare gli eventi a proprio vantaggio, a tratti incurante delle conseguenze che le sue azioni possono avere sugli altri personaggi coinvolti. O, ancora, Susan, la moglie di Oliver Trenchard che insoddisfatta del proprio matrimonio, rivela un’inaspettata natura cinica, opportunista e manipolatrice, non del tutto cattiva forse, ma abbastanza scaltra da comprendere gli eventi e piegarli a proprio vantaggio.

Ed è, anche, una storia d’amore: tra Sophia ed Edmund innanzitutto, amanti tragici destinati a perdersi, dalla cui relazione prenderanno avvio gli eventi; per sempre giovani e innamorati, vivono una stagione appassionata, incuranti delle barriere sociali che li separano, della guerra alle porte e del destino, laggiù a Bruxelles. Amore o inganno, avventatezza o sentimento reale? Insieme ad un’altra giovane coppia, inconsapevole della storia che li ha preceduti, venticinque anni dopo sfida regole e convenzioni, porta a nuovi intrighi e inaspettate alleanze, desideri di vendetta e rivalità.

Famiglia, segreti, legami e sentimenti inattesi, intrighi, gelosie, ambizioni e desideri di vendetta: Fellowes costruisce una trama ricca, dallo stile elegante che pecca di scarsa polifonia, ma capace di conquistare il lettore creando l’illusione di un mondo, dei suoi costumi e convenzioni sempre attento alla puntuale ricostruzione storica, per raccontare sentimenti e desideri che sono gli stessi, immutabili, di uomini e donne di ogni tempo.


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