sabato 4 giugno 2016

#ScrittoriInAscolto - A parlar di racconti, con David Thomas e... macaron


Da Marcos y Marcos con David Thomas

Martedì pomeriggio, a Milano, ho incontrato David Thomas in casa editrice e, in cerchio, noi blogger abbiamo scatenato le tante domande per un autore che - con poche parole - sa spiazzare i luoghi comuni, far sorridere e intristire (leggi qui la recensione). E Thomas ci racconta che la sua scrittura è per 1/4 privata e per 3/4 pubblica: insomma, talvolta parte dal vissuto, da qualcosa che si è visto (anche un dettaglio) o sentito (una conversazione in treno). Per lui è fondamentale riuscire a comunicare, non importa in quante parole: nei suoi mini-racconti cerca sempre di essere breve, essenziale, senza forzare la scrittura per chissà quale stereotipo o richiesta editoriale.

Verso Milano in ottima compagnia
UN TITOLO CHE FA MOLTO DISCUTERE
Sono state rivolte molte domande sul titolo, che è certamente curioso: Thomas ha spiegato che Non ho ancora finito di guardare il mondo è stata una delle tante scelte editoriali (dice di non ricordare nemmeno la sua proposta), accolta perché evidenzia il gusto di "cogliere l'istante". 
Questa sua tecnica è piuttosto simile a quella di Regis Jauffret, che in Microfictions ha limitato la scrittura a una pagina e mezza, con l'obiettivo di cogliere la vita in una goccia d'acqua. L'aspirazione di Thomas è simile, ma senza mai forzare il formato in una misura predeterminata. 

NO, L'AUTOFICTION È IMBARAZZANTE
Thomas rifiuta qualsiasi afflato autobiografico: quell'1/4 che diceva essere privato, in realtà non include la sua vita, ma ciò che lui percepisce/ vede/ ascolta. L'autofiction, così di moda anche in Francia, è per lui imbarazzante: innanzitutto, perché crede che sia impossibile giudicare con un minimo di obiettività la propria vita in presa diretta; in secondo luogo, perché gli autori di autofiction si sforzano di vivere esperienze estreme solo per scriverle. Insomma, in entrambi i casi manca la spontaneità, cosa che Thomas persegue in ogni frammento.
IL SOGGETTO? PERSONAGGI AL DI LÀ DELLA LORO IMMAGINE SOCIALE
L'obiettivo - certamente ambizioso ma quasi sempre riuscito! - di Thomas è quello di raccontare i suoi io-narranti quando sono soli, dimettono i panni della formalità e del quotidiano, e si percepiscono. Sono personaggi un po' miseri, ma in fondo lo siamo tutti; certo, vi è una concezione pessimistica o semplicemente disincantata, fortemente connessa al reale. In ogni caso,  Thomas vuole scrivere una letteratura che racconti l'umanità, non solo storie (ed è anche questo che cerca nei libri, come lettore, e non meraviglia che ami in particolare i grandi russi). 
In fondo, per Thomas la vita non ha senso, il XX secolo è stato davvero assurdo, occupato a distruggere l'umanità stessa, con ben cinque genocidi; cosa che non si era mai vista in tanti secoli di storia. Tuttavia, è necessario per ognuno trovare un senso alla vita, o sarebbe estremamente disperante alzarsi alla mattina: il senso, per Thomas, si trova nelle piccole cose, osservando la vita con uno sguardo indiretto e obliquo. Anche in questo senso, l'umorismo permette di frapporre una distanza tra la vita e la sua percezione. 

AMARE TUTTE LE PAROLE, SENZA MAI GUARDARSI SCRIVERE
Giusto qualche appunto...
David Thomas, pluripremiato anche dalla prestigiosa Académie française, non è affatto uno snob: anzi, vuole utilizzare tutte le parole, perché ogni impiego ha una valenza sociolinguistica, ci dice qualcosa dell'eleganza o della bassezza; della cultura; della provenienza di un personaggio. Dunque, non ci sono parole belle o brutte a priori: tutte possono servire. Thomas ammette che molti suoi connazionali invece selezionano moltissimo, presi dall'ansia di guardarsi scrivere, ovvero di realizzare l'immagine di scrittore che hanno in mente per se stessi. Lui scrive e basta, non si interessa di questo («me ne fotto della grammatica!», prorompe, generando l'ilarità generale per la sua spontaneità). Anche il lettore non lo inibisce affatto: non pensa mai a chi potrà leggere, un giorno, le sue opere; anzi, lascia al lettore totale libertà di interpretazione delle sue opere.  

LA TECNOLOGIA NON INTERESSA GRANCHÈ, MA GUARDATEVI DA AMAZON!
In un racconto di Thomas, Sono un essere umano, il protagonista cerca disperatamente di riaffermare la propria umanità, rispetto a tanti oggetti tecnologici e documenti burocratici che lo riducono a un numero, una password, un codice. Anche l'autore non ha un particolare interesse per la tecnologia: non la odia (così, ad esempio, legge sia ebook sia cartacei, pur preferendo i secondi), o scrive a computer. Però poi c'è sempre bisogno del rapporto con la carta, anche per la correzione dei suoi lavori. 
In compenso, è molto determinato nel prendere le distanze da Amazon, che considera un vero diavolo in Terra: pur essendo socialdemocratico, Thomas rifiuta la politica di Amazon, poco attenta ai suoi lavoratori e distruttiva per tante librerie indipendenti. Ci racconta che, all'uscita del suo libro, ha scritto su Facebook: "vi prego, andate a comprarlo in libreria!"

UN METODO DI SELEZIONE E REVISIONE PERSONALE
Come racconta Thomas, anche la selezione di quali racconti dare in pasto al pubblico è piuttosto feroce: su circa 200 scritti, ne pubblica solo 70/80. Talvolta, accantona i racconti scartati e a distanza di due anni si accorge che questi sono maturi per arrivare alla stampa: sia ben chiaro, non è cambiato niente nel testo, ma solo lo sguardo che l'autore posa sui testi. 
A chi ha letto il libro, è ben chiaro che l'ordine dei racconti è davvero fondamentale: certo, come ogni raccolta di racconti, si possono scegliere frammenti sparsi da leggere, ma se si segue l'ordine autoriale si percepisce il saliscendi emotivo tipico dell'opera. Per realizzare al meglio questo suo ordine da "canzoniere di racconti", Thomas sgombra una stanza di casa sua, stampa tutti i racconti che poi dispone sul pavimento, a formare l'ordine semi-definitivo. Confessa di spostare e azzeccare l'ordine fin da subito, con un margine di uno o due racconti da risistemare. L'obiettivo? Alternare proprio la leggerezza alla tristezza, riproducendo un po' l'andamento della vita stessa.

GMGhioni

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