domenica 19 giugno 2016

#Criticomics - Nyarlathotep, in presa diretta dalla fine del mondo

Nyarlathotep
di Rotomago e Julien Noirel
Traduzione di Andrea Plazzi
Edizioni NPE, 2016

pp. 80
€ 14.90

Cominciamo da un sogno. Quello che Lovecraft descrive in una lettera del 14 dicembre 1920 indirizzata al poeta e amico Rheinhart Kleiner. Una lettera che si apre con l'elenco dei malanni che in quel periodo affliggevano lo scrittore di Providence, e in cui a un certo punto emerge questa frase piena di angoscia ma in cui si riesce a intravedere anche una sorta di eccitazione:

In mezzo a quelle tenebre, sorse l'incubo degli incubi, il più realistico e orribile di cui abbia mai avuto esperienza dall'età di sei anni.

Nyarlathotep, il racconto che Lovecraft scriverà come in preda a una febbre allucinatoria subito dopo essersi svegliato, non è altro che la trascrizione letterale di quell'incubo nata dal bisogno istintivo di trasmettere quell'atmosfera di paura senza pari. Non sembra casuale quindi la coincidenza che vede la nascita di Nyarlathotep all'interno di un sogno, lui che poi andrà a rivestire un ruolo importante nello scritto che racchiude tutta la mitologia e visionarietà del Ciclo dei Sogni, il romanzo breve e incompiuto "La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath" (qui abbiamo parlato del suo adattamento a fumetti di INJ Culbard). Eppure, nonostante la sua nascita nella terra dei sogni, Nyarlathotep è la divinità lovecraftiana più semplice da rappresentare: nel descriverlo, Lovecraft preferisce renderlo simile a un essere umano (assomigliava a un faraone) e dargli uno scopo ben preciso. Nyarlathotep infatti non è caratterizzato dalla tipica indifferenza del pantheon lovecraftiano ma la sua esistenza è mossa da una missione: portare l'umanità verso la follia.

Più che un racconto quindi, un resoconto, in cui Lovecraft indossa i panni e la follia di un protagonista impazzito e ormai ridotto a essere solamente una voce, il cui ultimo compito è testimoniare l'orrore scatenato da Nyarlathotep, il caos strisciante.



Rotomago, autore della sceneggiatura di questo adattamento pubblicato dalle Edizioni NPE, parte proprio da questa voce e da quest'ultimo brandello di sanità mentale per ricostruire la venuta del caos strisciante sulla Terra. Rotomago prende il racconto di Lovecraft e non lo riscrive, riproponendolo al lettore nella sua interezza come se fosse la voce fuori campo della fine del mondo. I disegni di Julien Noirel si innestano sulla voce fuori campo e ne traduce il racconto per immagini. Solo in paio di tavole Noirel decide di utilizzare una gabbia classica (per simulare un dialogo), mentre nel resto del volume predilige illustrazioni a tutta pagina, perfette per illustrare la desolazione di un mondo ormai in preda a una forza superiore.

L'aderenza al testo originario, fa si che questo ibrido tra fumetto e libro illustrato, più che una raccontarci una storia sembra assurgere al compito di documentare un fatto di cronaca. Tra il testo del racconto e le illustrazioni orchestrate da Rotomago e realizzate da Noirel, non c'è un vero e proprio dialogo, ma vivono di un rapporto simbiotico che forse a volte risulta ridondante per l'eccessiva fedeltà, ma che nell'insieme trasmette un tono cronachistico strano e perturbante.

Il Nyarlathotep di Rotomago e Noirel è un telegiornale trasmesso dalla fine del mondo, un documentario disperato e senza speranza sull'apocalisse. Completano il volume la lettera a Kleiner citata a inizio recensione e una versione illustrata non proprio convincente del ventunesimo sonetto de Gli orrori di Yuggoth dedicato a Nyarlathotep.

Matteo Contin
@matteocontin

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