giovedì 23 giugno 2016

Cercare l'Uomo per trovare Dio (e viceversa): "La preghiera della letteratura" di Andrea Caterini

La preghiera della letteratura. 
Sulla misericordia, il bene e la fede
di Andrea Caterini
Fazi, 2016

pp. 144
€ 15,00 [cartaceo]



Secondo Blaise Pascal c'è solo una categoria di uomini che merita un'incondizionata approvazione: "coloro che cercano gemendo". Come a dire che non può esserci vera ricerca se non è alimentata da una ferita insanabile che strazia l'anima e il corpo, e che tale dolore acquista un senso più alto solo a motivo di quel viaggio pieno di cadute ed errori che è la nostra vita. 
La preghiera della letteratura di Andrea Caterini, appena edito per i tipi di Fazi editore, sembra infatti proporci un itinerario in sei lemmi-tappe (pace, sacrificio, misericordia, bene, santità, fede) il cui unico denominatore è, a ben vedere, il binomio pascaliano ricerca-sofferenza. Un itinerario spirituale che, come ci annuncia il titolo, abbandona il terreno più consono delle sacrae litterae per addentrarsi in quello della grande letteratura universale, non meno vertiginoso e costellato di domande che inchiodano il nostro essere uomini "qui e ora"; ovvero di ogni luogo e di ogni tempo. Se è assodato che il mezzo letterario è uno strumento portentoso e millimetrico di conoscenza, ciò che suggerisce Caterini nel saggio di apertura, In principio, una preghiera, è che la letteratura, come la preghiera, è "la sola nostra possibilità di imparare per la seconda volta a parlare". Cioè, come si legge subito a p. 15, 
se le prime sillabe pronunciate sono quello sforzo di imitazione che permette di dare un nome alle cose, la preghiera succede - per mezzo del desiderio - al nostro secondo stato di mutismo, dove ciò che imitiamo è una lingua nuova e sconosciuta, nella quale tentiamo di dare a quelle cose già nominate un significato che le riconduca all'origine, che le ricongiunga all'uno.
Tanto nella preghiera quanto in letteratura lo sforzo dell'uomo, sempre sostenuto dal desiderio, è quello di  ricreare - per il tramite dell'inventio linguistica - uno spazio dove la distanza che lo separa dall'Eden perduto sembra annullarsi del tutto; essendo l'una e l'altra, in definitiva, modi di una stessa radicale disposizione d'animo che, nel riconoscere la propria nudità, non può fare a meno di aprirsi all'Altro, di consegnarsi a esso in modo incondizionato; in una parola, di domandare. Solo una volta chiarito questo punto nodale può avere inizio il viaggio nel cuore pulsante del mistero cristiano, scandito nominalmente da quelle parole chiave sopra ricordate e guidato da una lettura, acuta e mai banale, di grandi scrittori del passato: credenti e non, ma tutti accomunati dall'idea pascaliana di una sofferta quête esistenziale dove inizio e fine arrivano a coincidere e dove i lineamenti del volto umano e quelli del volto divino si compenetrano a vicenda fino ad annullarsi (o a coincidere) l'uno nell'altro.
Così la pace viene letta in un'ottica virgiliana che di fatto la riconduce a quella 'pietas' che dal capostipite Enea si proietta verso il 'discendente' novecentesco Amerigo Ormea, protagonista della Giornata di uno scrutatore di Calvino; il sacrificio è illuminato dal "lume fioco di una lampada" con la quale il medico-scrittore Čechov, al pari di quel famoso filosofo greco, cerca (e immortala nelle sue pagine) un'umanità dolente a cui consegnare un empito di felicità; la misericordia consente ad Anna Achmatova, mater dolorosa e penitente, di "accogliere nel proprio cuore il peccato di altri e riconoscerlo come proprio" allo stesso modo della Madonna del Ghirlandaio (riprodotta nella copertina del libro) che custodisce all'interno del suo manto tutta l'umanità bisognosa di protezione; l'idea di bene è rintracciata a partire dall'opera narrativa e diaristica di Clive Staples Lewis (quello delle Cronache di Narnia) che oscilla in un continuo "va e vieni" della ragione dal paradiso-Narnia; la santità è vista con gli occhi umili - e sempre nuovi - di due grandi 'marginali' del Novecento letterario italiano, Carlo Betocchi e Mario Pomilio, capaci di rivitalizzare nelle rispettive opere il nesso francescano "povertà-rigore-nascita"; mentre la questione fondante della fede, in conclusione, è scandagliata attraverso il vademecum di quell'immenso e inquieto cercatore pascaliano che fu, nella pagina scritta come nella vita, Dostoevskij.
Giunti alla fine di questo viaggio che Andrea Caterini condivide con il lettore, non si può non apprezzare la sensibilità e la finezza di alcuni spunti ermeneutici - frutto di un'intelligenza del cuore e della mente e di un rapporto diretto e 'passionale' con i testi citati - che continuano a vibrare ancora a libro chiuso, e che hanno il grande merito di riconoscere nell'identità di letteratura e preghiera un unico vero oggetto di indagine: l'Uomo; quell'essere dotato in parti uguali di splendore e miseria (per scomodare ancora Pascal), così lontano e così vicino dal mistero infinito di Dio.



Pietro Russo 

0 commenti: