lunedì 16 maggio 2016

#ScrittoriInAscolto: incontro con R.J. Ellory

R.J. Ellory è uno scrittore inglese conosciuto e tradotto in tutto il mondo. In questi giorni si trova in Italia per promuovere due romanzi inediti pubblicati dalla casa editrice palermitana 21 editore: Il diavolo e il fiume e Il circo delle ombre.

L'abbiamo incontrato al Mondadori Store di via Marghera, a Milano; Manuel Figliolini de La Bottega del Giallo ha introdotto Ellory presentando i suoi romanzi che si muovono tra il thriller psicologico, il noir, il mistery. "Storie morali" le definisce l'editore di Ellory, romanzi che non si reggono solo su una trama serrata e riuscita, ma indagano nel profondo il perché i personaggi sono quello che sono, cosa li spinge ad agire come fanno.

Ho chiuso l'ultima pagina di Il diavolo e il fiume qualche ora prima di incontrare l'autore. Per questo quando è iniziato l'incontro la mia testa era ancora a Whytesburg, in Mississipi (un fictional place che tanto ricorda la reale provincia d'America) con lo sceriffo John Gaines a indagare sul caso di Nancy Danton.
Il romanzo comincia con la scoperta del corpo di una giovane donna che viene dissotterrata dalla sponda del fiume. Il cadavere è perfettamente conservato e porta gli atroci segni di un omicidio rituale. Qualche ora più tardi l'incredibile scoperta: il corpo appartiene a Nancy, una ragazza morta vent'anni prima, nel 1954, che è scomparsa in una sera d'estate e non è mai più tornata a casa.
John Gaines, un personaggio che ha fatto la guerra del Vietnam e che dai fantasmi della guerra è ancora perseguitato, è chiamato a indagare sulla vicenda e scopre un lato oscuro di Whytesburg, piccola città dove non succede mai nulla ma che ha nascosto per decenni questi segreti.


Perché Ellory ha scelto l'America, soprattutto la provincia, e non la sua Inghilterra per questi due romanzi? Perché la sua generazione ha subito molto gli influssi della cultura americana, grazie alle serie tv, ai film, ai romanzi. Erano storie di avventure, fuga e ibertà che sono state d'esempio per gli scrittori e gli sceneggiatori europei. L'America offre possibilità di esplorazione, sia del contesto che delle dinamiche psicologiche dei personaggi, che l'Inghilterra - per quanto affascinante - non offre:

A volte, di fronte a storie americane mi trovo a pensare: "ecco, è proprio così che una buona storia dovrebbe essere". Con le mie storie è andata allo stesso modo: loro mi hanno scelto. Non scrivo per mestiere, ma per un bisogno. Il vero scopo della letteratura non è insegnare, è suscitare emozioni. Nel passato la letteratura ha veicolato messaggi molto più forti di quelli del giornalismo tramite il racconto emozionale, e lo continua a fare tuttora.

Parliamo dei protagonisti dei due romanzi: John Gaines e Michael Travis, l'agente speciale di Il circo delle ombre, sono tormentati dal passato.
Gaines convive con i fantasmi della guerra, Travis con quelli della propria storia personale di dolore e perdite. Molto affascinante il modo con cui si racconta il passato di Gaines ne Il diavolo e il fiume: la guerra del Vietnam si sovrappone spesso al piano delle indagini, al presente del racconto, facendo da controcanto:

Quando si trovava in guerra, sapeva che quello era il posto peggiore in cui fosse mai stato, e il posto peggiore in cui sarebbe mai stato. Tale consapevolezza procurava qualcosa alla mente, alle emozioni, allo spirito stesso di un uomo. Lo ottundeva, lo rendeva insensibile [...]
Un bambino sorrideva e lui vedeva un piccolo di otto anni a faccia in giù in una pozza di acqua fetida e fangosa, il retro del cranio sparito. Uno splendido mazzo di fiori, e lui vedeva non solo il nocciolo esplosivo e le code persistenti delle bombe al magnesio, ma anche il sibilo e lo schianto dei traccianti, e nelle orecchie c'era il botto sordo e il tuono del fuoco di mortaio. Come lo spettacolo di fuochi d'artificio del diavolo [...] E poi c'era l'odore. L'odore di cose bruciate. L'inconfondibile fetore del fuoco chimico nella vegetazione bagnata. E dei cadaveri. (pagina 173)


Vista la particolare centralità in uno dei due romanzi, la tematica della guerra è tornata spesso durante l'incontro. L'autore ha detto che sono pochissimi gli uomini che, se interrogati personalmente, si dichiarerebbero favorevoli alla guerra. Eppure, se incalzati con motivazioni di tipo religioso, politico, razziale, in ciascuno si instilla un dubbio. Ecco che l'uomo sente improvvisamente la propria individualità; è così che lo si convince ad andare in guerra.

A proposito dei suoi personaggi, Ellory ha aggiunto:

Tutti i miei libri hanno una trama hitchcockiana, mettono l'individuo comune alle prese con situazioni straordinarie e condizioni estreme. Gaines e Travis sono perseguitati dal loro passato. È vero, il nostro vissuto determina chi siamo ma penso che se gli individui fossero capaci di affrontare le situazioni come se capitassero loro per la prima volta, se la caverebbero molto meglio. Il passato è come camminare sempre indossando stivali molto pesanti.
Gaines e Travis sono bloccati nelle sabbie mobili del passato, alle prese con indagini estreme. Confondono i piani del presente con quelli di ieri e mettono in dubbio tutto ciò in cui hanno sempre creduto.  In  molti hanno accostato Ellory a Stephen King, nota Manuel Figliolini, per la forte presenza dei bambini nei suoi testi, per l'interesse verso il rapporto dialettico adulti-bambini.
Perché parlo dell'infanzia nei miei romanzi? Semplice: perché tutti, indipendentemente da luogo di nascita, ceto sociale, status, siamo stati bambini. Una volta mi hanno chiesto qual è la differenza tra un adulto e un bambino. Ho risposto che un bambino si fida degli altri fino a che non gli si dia un motivo per smettere; un adulto non si fida di nessuno fino a che non gli si dia motivo per cominciare. Diventare padre mi ha molto cambiato, mi ha fatto vedere il mondo con gli occhi di un bambino e mi ha ricordato che esiste la magia e che spesso non la vediamo. 
Accanto all'interesse per l'infanzia, si avverte quello per le dinamiche familiari complesse. Un altro denominatore comune dei libri di Ellory è che la maggior parte dei suoi personaggi ha rapporti problematici con i propri genitori o ha perso i genitori. Questo apre questioni di taglio autobiografico che lo scrittore ci ha raccontato. Avendo perso i genitori da bambino - il padre è scomparso prima che lui nascesse, la madre è morta quando lui aveva solo sette anni - non riesce a scrivere storie in cui i protagonisti hanno un background familiare stabile e sereno.

I due romanzi aprono anche uno spazio di discussione sul mondo dell'esoterico, dell'irrazionale e inconoscibile. Con le sue storie Ellory afferma che c'è qualcosa nella natura dell'uomo che va molto oltre quello che siamo abituati a credere. E lui stesso conferma:
Ho tante opinioni ma poche certezze. Una di queste è che qualcosa è venuto prima e qualcos'altro verrà dopo questa vita. E sono curioso di saperlo. 
Sia Il diavolo e il fiume che Il circo delle ombre sono due storie disturbanti, oscure: la prima ci porta al contatto con un brutale mondo dei riti, il secondo con forze del male di fronte alle quali la razionalità non basta.
Ma a romanzi tanto oscuri non corrisponde una visione oscura del mondo, ci ha raccontato l'autore:
Le ricerche che ho fatto per i miei romanzi mi hanno portato a contatto con storie buie e terribili ma non mi hanno trasmesso una visione cupa del mondo. Al contrario, è quando guardo al lato più oscuro della condizione umana che comprendo quanto esso sia piccolo. Viviamo convinti che il male sia dappertutto ma  penso che questo si concentri solo in una piccola parte del nostro mondo. I media e i sistemi politici vogliono farci sentire sempre in pericolo e ci tolgono il coraggio di affrontare certe situazioni delle vita. 
Ma allora dov'è che si nascondono le ombre della vita, quelle che come le giostre del suo romanzo ci portano in un mondo illusorio dove nulla è chiaro ed è impossibile distinguere buoni e cattivi?
In un sentimento che i suoi personaggi (e anche i veri lettori) conoscono.
Parola di Ellory. 
"E se...?" è la domanda con cui devi cominciare la tua vita, non quella con cui la termini. Gli esseri umani rimpiangono sempre più le cose che non hanno fatto che quelle che hanno fatto. Ogni volta che non saremo noi stessi, veramente autentici, ecco che ci sarà un'ombra su di noi. 



Claudia Consoli





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