martedì 17 maggio 2016

"Libri migranti" di Melita Richter

Libri migranti 
di Melita Richter
Isernia, Cosmo Iannone Editore, 2015

pp.270

Cosa rimane delle letture di una volta ? Quei libri che attraversarono con me l’Atlantico sono ancora qui, nella babele che è diventata la vasta biblioteca di casa. Hanno le pagine gialle, un po’ sgualcite, piene di sottolineature profonde come cicatrici. Alcuni li ho riletti, alcuni li rileggo ancora, soprattutto le raccolte di poesie.[1]

Quali sono i libri che hanno accompagnato la nostra vita? Quali letture sono state importanti nei momenti di cambiamento, di svolta, di rinascita emotiva tra una fase e l’altra dell’esistenza? Libri migranti dà voce alle molteplici e intense esperienze di migrazione di persone che si sono spesso spostate verso nuove sedi di vita rispetto al proprio paese natio. Donne e uomini hanno vissuto un’esperienza di dispatrio non sempre cercato, ma che è diventato un fenomeno migrante di sopravvivenza rispetto a situazioni politiche invivibili e di forte aggregazione nei nuovi paesi di accoglienza. Molte di queste voci narranti hanno fatto dello spostamento geografico, un aspetto ciclico della loro esistenza necessario per l’evolversi della loro vita, consimile all’alternarsi delle stagioni.
Le esperienze di viaggio migrante, raccontate in questo libro, rinviano a molti aspetti in cui ognuno può ritrovare l’incipit della propria iniziazione alla lettura: tanti sono gli autori stranieri citati, tra questi emergono Garcia Marquez, Zola, Lawrence, Hesse, Agata Christie, Shakespeare, Lorca, Brecht, Calderón de la Barca, Kafka, Cechov, Woolf; tra gli autori italiani, Dante e Leopardi e nel Novecento spiccano i nomi di Sciascia, Pasolini e Calvino. Romanzi, letture e poesie che rinviano a momenti specifici e ad un bagaglio culturale e sociale indelebile nella mente di ognuno. Trovandosi a vivere e a lavorare quotidianamente con un’altra cultura, i versi, ad esempio, di un autore come Pasolini non rappresentano soltanto l’espressione di un sentimento romantico, ma divengono esperienze concrete del lutto lasciato in patria, stralci di una lingua se non perduta a tratti abbandonata come le amiche, gli amici e la famiglia stessa rimasta “nella casa natia”. Spesso l’approdo in una nuova situazione lavorativa annulla le esperienza precedenti. Una spugna sul passato serve per affrontare il futuro in un nuovo ambiente carico di aspettative.
Nel preparare traslochi temporanei o definitivi le straordinarie voci narranti non rinunciano ai libri. Basta scorrere i titoli dei contributi, scelti accuratamente da Melita Richter, per avere una prima visione d’insieme irradiante della rilevanza, nella vita di queste persone, del posto e del ruolo occupato dalla lettura: Libri inquieti, libri infiniti, libri in tasca, libri come tesoro in bagaglio, letture sballate, libri come isole di salvezza, libri passa-frontiere, libri come compagni di viaggio, Libri come scatole segrete, letture come perle scintillanti, libri magici, libri come bianche pietre, i libri della mia vita, in sintesi, tantissimi libri divenuti migranti nell’attraversamento delle impervie vie dell’esistenza.
I libri incarnano specchi fiabeschi e sono fautori delle speranze infantili e adolescenziali di immedesimazione rispetto ai personaggi e ai luoghi letti e sognati, ma possono divenire l’incipit drammatico di labirinti infiniti da dove poi è difficile trovare la via d’uscita:
 La scacchiera indica lo spazio delimitato dentro il quale è paradossalmente possibile raggiungere innumerevoli dimensioni creative in universi musicali paralleli o in fuga. Posso sognare di essere un Claude Debussy o giocare a fare il nostromo dell’astronave di Johann Sebastian Bach che arriverà alla prossima galassia.[2]
E ancora una volta tante sono le donne presenti che raccontano le proprie esperienze narrative congiunte ai cambiamenti legati alla migrazione. Sono delicate custodi delle memorie, le passano al setaccio, in silenzio. Queste voci appartengono ad una lingua minore e ricercano un senso ai loro tempi bui, quelli che avvolgono il passato, ma poi spingono in avanti perché le isole della salvezza sono lì a portata di mano. Donne che procedono a piccoli passi, sicure, mai arrendevoli, rivelano a poco a poco la loro storia in cui rientrano anche le tramature poetiche, i romanzi, le letture della crescita e della loro svolta culturale. Da Così parlò Zarathustra, alla Cognizione del dolore di Gadda, il trapianto in un altro luogo, rispetto al paese d’origine comporta l’incontro con lingue e culture diverse. L’inizio di una nuova vita, per tante di queste autrici che raccontano la propria esperienza migrante, coincide, a volte, con il ritrovare pezzi di letteratura immigrati altrove. Bello è ritrovare un autore come Dino Buzzati a Northampton negli Stati Uniti e rivivere, come il protagonista, il dramma dell’esilio accanto alle distese di bluegrass, circondati dal sapore di cose familiari. L’adattamento ad un mondo nuovo coincide col riscoprire tra i tanti titoli, Il castello dei destini incrociati di Calvino rivivendo un’incomunicabilità verbale compensata poi con la narrazione delle sole immagini:
Con il passare degli anni questo sentimento aumentava inghiottendomi interamente. Sentivo il vuoto che gli anni scavavano. Mi trovai incastonata in una crepa in cui il tempo e la parola si erano persi ed io ero diventata muta.[3]
Le voci itineranti rievocano le letture tratte dai romanzi di Goethe, Dostoevskij, Gogol, Tolstoj, Pessoa, Hemingway, racconti che mitigano le angosce e rispondono ai tanti interrogativi della vita.  Le poesie di Ungaretti e la riscoperta di tanti altri autori (Petrarca, Montale, Quasimodo, Luzi, Penna Caproni e Levi), consentono di intrecciare lo straordinario patrimonio letterario italiano con le grandi storie letterarie degli altri paesi. I racconti divengono parte di ciò che Meneghello chiamava biada lirica, ciò di cui l’autore vicentino si era nutrito negli anni in dispatrio vissuti in Inghilterra: frammenti di poesie e lingua che divengono acqua da rivo trapiantata e pronta a rifiorire altrove, orientata a colpire certi nuclei  lirici occulti dei testi. “Ogni testo letterario ha parti chiare e parti oscure non per il disegno del poeta, ma per la costituzione stessa delle lingue d’origine. Ogni lingua nuova insegue aspre, alate emozioni”.
Le biblioteche sono luoghi di cultura letteraria accessibili in tutti i paesi. Dai tanti volumi accolti nelle biblioteche si annusano tutti i generi; libri importanti per le autrici narranti di questo volume, che rivivono il percorso di studentesse, giovani adulte, madri, mogli, lavoratrici migranti nel periodo di passaggio da una lingua ad un’altra. Si ricerca nei tasselli memoriali quell’ irresistibile labirinto di versi, quei romanzi consumatissimi, quelli che si leggono con grande entusiasmo e coinvolgimento emotivo, ma anche quelli già letti perché si ha una spinta interiore nel rileggerli.
Libri migranti è una raccolta davvero interessante, che avvicina il lettore alla dimensione letteraria di chi ha vissuto l’esperienza migrante come un qualcosa di inscindibile e caratterizzante della propria persona. I contributi ben descrivono l’apporto che ogni autore ha ricevuto dalla cultura letteraria appresa sia nel paese d’origine, sia nei tanti luoghi citati dalle voci narranti. Le biografie toccano molti paesi e città: Dalmazia, Bucarest, Romania, Bielorussia, Serbia, Rio de Janeiro, Germania, Italia, Bosnia, Croazia, Buenos Aires, Austria, Argentina, Grecia, Polonia, Giappone, Francia. Qui la letteratura straniera e italiana è un aggancio forte di condivisione tra i popoli, un panorama letterario che crea un universo di geometrie e di circuiti vitali, in cui le esperienze letterarie individuali si incrociano e si arricchiscono di una nuova linfa.





[1] Melita Richter, Libri migranti, cit., p. 37.
[2] Ivi, p. 65.
[3] Ivi, p. 78.

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