mercoledì 4 maggio 2016

#CriticaNera - E se il killer uccidesse l'amore?

L'innamoratore
di Stefano Piedimonte
Rizzoli, 2016

pp. 270
€ 18 (cartaceo)


È così che dev'essere la bellezza, pensò Ivan: casuale, involontaria, quasi un inconveniente. La bellezza è un'intuizione, non un proclama. Quando prorompe dal suo esilio claustrale reclamando giustizia, be', è meraviglia pura. Un distillato di eccitazione. (p. 68)
Cos'è un innamoratore? Un killer che non si fa grandi scrupoli nel far innamorare di sé donne sotto compenso. Condizione perché ciò avvenga, occorre innamorarsi a sua volta della vittima designata. Data questa premessa, è facile motivare il compenso decisamente stratosferico richiesto ai mandanti: bisogna entrare nel mondo della vittima, scoprire passioni e punti di debolezza, per infilarsi al meglio nella sua quotidianità. Non basta rendersi attraenti: no, bisogna diventare indispensabili, al punto che la donna lasci la sua vita attuale, il compagno e tutte le sue certezze... Vi viene da sorridere a pensare a un killer così? Forse perché, vostro malgrado, siete stati vittima di un simile innamoratore, senza mandante o compenso, mosso dalla stessa crudeltà. 

E dire che, nelle prime pagine, l'innamoratore, Ivan Sciarrino, ispira pietà, più che efferratezza: sarà che è ridotto a mummia, così bendato dopo un'esplosione. A tratti, fa anche sorridere: ci sono le forze dell'ordine con le loro domande a cercare di far chiarezza su una "professione" davvero poco nota e sui moventi del tentato omicidio contro Sciarrino. Ha del gentiluomo, Sciarrino, quando risponde e tenta di spiegare con pacatezza il suo compito e il funzionamento di un'attività così insolita. Immaginate lo sgomento delle forze dell'ordine: bene, proverete anche voi uno sgomento crescente via via che Sciarrino racconterà il suo ultimo caso, che gli ha fatto incontrare Soraya.
Oggi Ivan pensa che non esistono gli uomini e non esistono le donne, che non esistono i padri e non esistono le madri. Esistiamo noi, e capirlo significa trovarsi uno spazio, significa autorizzarsi. (p. 176)
Soraya ha qualcosa di diverso: un guscio di finta forza e alcune incertezze che Ivan distingue a partire da una foto, in cui la donna mostra in bella vista la sua iniziale tatuata sul collo. Un segno che richiama attenzione, che vuole urlare "sono qui" e farsi notare, forse dal marito troppo occupato a guadagnare. 
In una continua alternanza tra passato e presente, una vera e propria intermittenza del cuore: a tratti, Sciarrino sembra un freddo esecutore, pronto a portare a termine la sua missione; altrove, quando lo sconvolgimenti emotivo ha la meglio, allora sembra reale l'innamoramento che lo lega a Soraya. Sistole e diastole, dunque, si avvicendano con grande consapevolezza, senza mai lasciare in aritmia il romanzo, che appare così estremamente vitale, appassionato, a tratti tachicardico. E a tratti, sì, anche il vostro cuore farà un balzo; non per la trama (piacevolissima e scorrevole), ma per le riflessioni ben universalizzabili e, al tempo stesso, mirate. Sarà impossibile che non vi riconosciate, e allora sarà possibile leggere L'innamoratore non solo come un giallo originale, ma anche come una finestra altamente simbolica da cui osservare i rapporti contemporanei, l'opportunismo e l'estremo relativismo su cui si reggono tante storie. Ognuno ha un interesse, dietro, più o meno concreto, più o meno egoista. L'unica differenza dall'innamoratore è che noi siamo al tempo stesso il nostro mandante e la vittima di qualcun altro. 

GMGhioni

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