giovedì 5 maggio 2016

"Io odio John Updike" di Giordano Tedoldi

Io odio John Updike
di Giordano Tedoldi
minimum fax, 2016

pp. 289



Ripubblicata dopo dieci anni da Minimum Fax, Io odio John Updike è una raccolta che, ancora oggi, scuote per la sua forza ricca e stravagante. Molte volte Tedoldi è stato paragonato ad autori americani, alcuni l’hanno accostato ad un qualche genere di tradizione postmoderna italiana, o ancora allo stile cannibale dei Novanta.
La verità è che, seppur permangano decise le strutture delle linee più avanguardiste della fine del secolo scorso, il suo stile si caratterizza per una freschezza disarmante.
Tagliente come pochi, delinea personaggi e luoghi con una crudeltà malcelata; senza veli e mistificazioni propone un quadro della contemporaneità distorto da un lato e dall’altro estremamente realistico. Situazioni, che a volte ricordano il primo Aldo Nove, si intrecciano con un richiamo prepotente alla tradizione letteraria (o meglio ad una tradizione irrimediabilmente manipolata).
E di fronte ad un rovesciamento di Peter Pan e Wendy o di celebri scrittori americani, c’è sempre quell’industria culturale che schiaccia tutto e tutti.
L’onnipresente cultura pop permea – e probabilmente ne diviene chiave di lettura – tutta l’opera, costringendo così il lettore a non allontanarsi mai da una scoppiettante realtà dai colori saturi. Una realtà dove modelle e cantanti sono gli unici punti di riferimento:

Tornò indietro alla prima pagina del pezzo sugli MTV Music Awards e guardò gli occhi strabici di Kate Moss. Chissà che laurea aveva, Kate. Non l’aveva mai vista fotografata con gli occhiali da sole, a differenza di Naomi Campbell. Non nascondere le proprie imperfezioni, questa è una buona lezione. C’era sempre da imparare, da Kate Moss.

In questo mondo deviato, eppure tanto familiare da far male, tra queste “persone” che vagano senza meta, in questo caotico modo di raccontare, eppure tanto misurato da far invidia ad un minimalista; ecco che diventa tutto inevitabilmente più freddo.
Uno dei racconti più riusciti “L’amore freddo” descrive perfettamente nelle prime pagine quanto la freddezza sia diventata un leitmotiv oggi; ma senza fare discorsi sul vuoto che ci circonda o su “quel pesante buco” che sentiamo tutti di avere dentro, Tedoldi ironizza – ferocemente – rendendoci impossibile distogliere lo sguardo.
Perché vengono raccontate molte verità in queste storie, verità che hanno trovato raramente un narratore così in Italia. Uno scrittore pronto ad usare un linguaggio e uno stile che è connotato da una patina scintillante di modernità-nuovo-millennio!
A dieci anni, dunque, dalla sua prima pubblicazione Io odio John Updike è ancora un testo che vale la pena leggere, difficile da dimenticare e spesso piacevole terreno di rilettura. Per il semplice motivo che ne avevamo bisogno. Se anche infatti non lo si amerà, almeno ci si renderà conto di quanto fosse necessario.

«Quando stai con me provi una sensazione di calore?», mi domanda Milena.
«Sinceramente no».
«Sono così disperata per il fatto che non ti innamori di me».

«Ho bisogno di te come non mai. È quasi peggio che amarti».

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