giovedì 26 maggio 2016

#CriticaNera - «Certe volte le storie ti cercano loro...»

Di rabbia e di vento
di Alessandro Robecchi
Sellerio, 2016

pp. 410
€ 15

«Perché mi ha chiamato, Carella?»
«Perché lei mi suona male, Monterossi, lei è uno che chi fa un'indagine non vorrebbe mai troversi in mezzo alle palle. Lei pensa, questo non va bene. Poi vuole fare giustizia, e questo è peggio. La giustizia non c'è, Monterossi, se lo vuole mettere in testa o no?». (p. 328)

Certe volte sono le storie a cercarti, e Carlo Monterossi sa bene che scappare non serve a niente (cfr. p. 238): e dire che si è già imbattuto nella polizia! Ma ecco che torna a incontrare il vice sovrintendente Tarcisio Ghezzi e a battibeccare con il suo sottoposto, Carella (e a far divertire e riflettere noi lettori). Il motivo? Un efferato omicidio che sevizia una giovane escort, in una fredda notte milanese sferzata dal vento. 
E dire che Carlo aveva conosciuto da poco la bellissima e singolare Anna! Era andato a casa sua, l'aveva ascoltata parlare, e l'alcol aveva fatto il resto: no, non aveva sciolto gli imbarazzi, aveva fatto mormorare ad Anna di un "tesoro" fantomatico. Lì per lì Carlo non ci aveva prestato attenzione, e anzi aveva lasciato che Anna si addormentasse sulla sua spalla, ma poi...? Nella notte, aveva scelto di chiudersi la porta alle spalle e tornare a casa propria. Di certo Carlo non poteva immaginare che non avrebbe rivisto la ragazza, se non in una foto della scientifica. In parte per il senso di colpa, in parte per un profondo senso di ingiustizia, ecco che Carlo non si dà pace:
Starsene buono e zitto? Aspettare gli eventi? Leggere i giornali sperando di trovare in un titolo la soluzione del caso?... Sono cose che non vanno d'accordo con la sua rabbia. (p. 199)
E allora, accompagnato dal suo amico ficcanaso Oscar, Carlo si dà alle indagini fai da te, ora da soli, ora collaborando con la polizia. Fa sorridere che sia sempre Carlo ad arrivare prima agli indizi e a battere le piste più interessanti, talvolta di soppiatto insieme al vice "sov" (come lo chiamano tutti) Ghezzi. Perché Ghezzi, in teoria, è stato sollevato dal caso e dovrebbe rimettersi, perché nelle prime pagine è stato malmenato e la sua pistola, sottratta, è stata proprio l'arma del delitto di Anna. Che poi... Anna... Siamo davvero certi che la bella escort si chiami Anna? Perché la sua identità risale a pochi anni prima ed è - anzi, sembra - impossibile trovare indizi del suo passato. 

Si comprende fin da qui che il caso è complesso e la trama si infittisce via via che il lettore prova a seguire le tracce lasciate inavvertitamente dall'assassino e da Anna stessa. E poi, va detto, il lettore ride: ride ora con spensieratezza ora con amarezza, perché Carlo Monterossi è un protagonista che sta cercando di staccarsi dal cinismo della tv dove ha inventato un programma di grande successo (un format da "pornografia delle emozioni", per dirla con Robecchi), e adesso questa Milano da bere gli sta stretta.
Ma questa rabbia, questa rabbia individuale dei personaggi resta e inacidisce le loro giornate: come Carlo, anche Carella e Serena, un'altra giovane escort interrogata, sono pienamente rappresentativi di questa contemporaneità che non sa riunirsi, neanche per dar voce alla stessa cieca insoddisfazione

E tutto regge: la storia fila alla perfezione, tutte le complicazioni trovano uno scioglimento e una spiegazione, così come l'ironia è il filo rosso che unisce i personaggi in uno sguardo irridente verso una Milano che da una strada all'altra ha qualcosa di nuovo da rivelare:
Ghezzi ha sospirato, a questo punto. Lui lo sa bene: il momento in cui cadono le difese, in cui uno dice, ma sì, vaffanculo, confesso, dico tutto, è un momento terribile e glorioso. È in quel momento che anche il peggior figlio di puttana del mondo sembra un uomo solo, come tutti noi, pupazzetti nel vento gelato. (p. 387)

GMGhioni

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