martedì 5 aprile 2016

Torna L'amante Fedele di Massimo Bontempelli


L'amante Fedele
di Massimo Bontempelli
Incontri Editrice, «Kufferle», 2016
pp. 283








A sessant'anni da quella che è stata a tutti gli effetti la sua ultima opera letteraria, Incontri editrice propone una nuova edizione dell’Amante fedele di Massimo Bontempelli, all’interno della collana Kufferle, dedicata alla riscoperta di testi e autori del passato. 
L’amante fedele è una raccolta di quindici racconti scritti tra il 1940 e il 1947, per chi non la conoscesse, niente paura, non è il libro più noto di Massi­mo Bontempelli, eppure si aggiudicò il Premio Strega nel 1953.
Patricia Gaborik, attenta studiosa dello scrittore, nell’introduzione al testo spiega come quest’opera presenti alcuni dei temi caratte­ristici, quasi ossessivi, della narrativa di Massimo Bontempelli, con in più quella sfumatura meditativa e crepuscolare tipica di un autore giunto alla fine della carriera. Bontempelli fu rappresentante di diversi movimenti di pensiero e correnti letterarie, basti pensare che all’inizio del Novecento era stato un rappresentante del Classicismo di stampo carducciano, qualche anno più tardi aveva rinnegato gran parte delle sue opere precedenti, diventando uno dei maggiori esponenti del Futu­rismo, nel teatro e nella prosa. Alla metà degli anni diede vita a un nuovo movimento estetico 'Novecento', prendendo a prestito l'espressione 'Realismo magico' dal critico d’arte tedesco Franz Roh. Nonostante questi cambiamenti, l’opera di Bontempelli mantiene alcuni elementi immutati e riconoscibili anche in quest’ultima opera. Mi riferisco  allo spirito di avventura dei perso­naggi, la centralità del mito, la predilezione per i protagonisti femminili, tutti affascinanti e tragici allo stesso tempo. Le descrizioni sono d’ampio respiro e i personaggi dei racconti sembra vivano più in sintonia con la Natura e i suoi ritmi che con il mondo umano. La prosa è lineare e ricca di dialoghi, salta subito all’occhio il punto di vista sul reale. Probabilmente era proprio questo che Massimo Bontempelli voleva fare con la sua arte: mostrare le cose da un’altra prospettiva.
«Era chiaro che il pubblico del caffè pieno di fumo non s’era mai fatto una immagine precisa del modo di dormire della Bella Addormentata nel Bosco. Oh come l’uomo è negligen­te e approssimativo nelle sue cognizioni, grossolano e distratto di fronte allo spettacolo della verità!» (La Bella addormentata).
I quindici racconti sono diversi nelle ambientazioni e nelle atmosfere, immancabili immaginazione ed ironia, tipiche dello stile di Bontempelli. I vari elementi del Realismo magico si intrecciano all’interno della raccolta eppure rimangono distinti, così è possibile apprezzare racconti come I Pellegrini o Nitta, chiaramente evocativi, quelli come L’Imperatrice, Il ladro Luca e altri, senza dubbio civili e introspettivi,  in cui l’autore mostra lo spirito di solidarietà dei personaggi verso la precarietà dell’uomo che si sfalda. Infine ci sono quei racconti dai toni grotteschi, tra questi L’ottuagenaria, in cui un’anziana donna, infelice perché irrealizzata,  decide di raccontare ai suoi figli e nipoti i particolari inaspettati della sua vita prima di morire. Allo stesso filone appartiene L’amante fedele, che da il titolo alla raccolta. Vittorio, il protagonista, è in attesa del ritorno della moglie Teresa che ha lasciato la città per qualche tempo, un amore indiscutibile e saldo lo lega a lei, una convinzione che lo porta alla Resistenza passiva. Ecco, è sicuramente una Resistenza politica oltre che umana, che spiegherebbe il cinismo esasperato di questo racconto. 


Isabella Corrado

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