domenica 10 aprile 2016

#PillolediAutore - Elementi per una corretta e (semi)seria visione degli action movie americani




Non sparate sul regista
di Simone Cerri
Las Vegas Edizioni, "I Jolly", 2016


pp. 200





Parlare rivolti al televisore: non è un problema solo delle nonne. Quante volte, all'ennesima scena incredibile, sopra le righe e ritrita, ci siamo messi ad esclamare, tra l'irritato e il divertito: "Ma non è possibile!". Oppure: "Ma come fanno a non capire che si tratta di una trappola?". E ancora: "Non ci credo che sia uscito vivo da una situazione del genere". Gli spettacoli che più stuzzicano questa tendenza alla verbosità aggressiva contro un oggetto inanimato sono di due categorie: le romantic comedy con le loro situazione zuccherose e inarrivabili e gli action movie, soprattutto quelli degli anni '70- '80. Il divertente trattatello di Simone Cerri, edito per la collana Vegas edizioni, punta proprio sulla seconda categoria.

Tutti noi abbiamo in mente una serie di situazioni, ambientazioni e personaggi che si ripetono regolarmente nei film d'azione americani: l'eroe che compie improbabili attività ginniche volte a sfuggire ai cattivi di turno, la malfamata palestra che si trova sempre in un sotterraneo, i condotti di aerazione sempre presenti e pronti per la rapida fuga del protagonista. Queste sono solo le prime che saltano alla mente: la produzione cinematografica ci ha talmente tanto abituato alle situazioni più improbabili da averci quasi tolto la sensibilità nel riconoscerle. L’autore mette ordine in tutte le casistiche e ci offre un ampio catalogo per aiutarci ad orientarci nei clichè offerti dal cinema americano. Un piccolo Morandini dell'assurdo cinematografico. Tanto per andare sul concreto, gustiamo qualche chicca e partiamo proprio da una classica scena del delitto.

LA SCENA DEL DELITTO

Vero è che se c’è un film d’azione ci sarà un delitto, e quindi una scena del delitto. Non si comprendono però molti aspetti, sempre uguai. Innanzitutto il cadavere viene sempre ritrovato alle sei di mattina da uno che faceva jogging. Rarissimi e quasi insignificanti a livello statistico le varianti.(…) Non ci sono mai impronte, mai trace, mai documenti. In America, rprobabilmente, quando qualcuno sa che potrebbe essere ucciso, esce sadicamente di casa senza documenti per incasinare il lavoro al nostro amico Jack.(…) dopo due minuti che è sulla scena del delitto, si accovaccerà per un istante (forse per capire meglio la scena del delitto, forse per allacciarsi le stringhe ) e taaaac, subito scorprirà qualcosa di risolutivo e fondamentale che l’esercito di perdigiono aveva ignorato. Un bossolo, un anello, un’impronta, un documento di identità, una confessione giurata dell’assassino e autenticata dal notaio, e altri reperti di importanza piuttosto determinante, ma che fino a quel momento nessuno aveva notato.


Che dire, poi, dell’evidente altissima percentuale di rapimenti che si consumano ogni giorno tra le strade degli States?

IL RAPIMENTO

Il criminale, per essere certo che riuscirà a mettere le mani addosso alla somma del riscatto seminando la quasi certa copertura della polizia, decide di fare delle telefonate dalle cabine telefoniche di mezza città. (…) Il poliziotto (che è sempre il protagonista principale e si chiama Jack) evidentemente da anni fa colazione con caffè e Tuttocittà, perché non ha mai un’esitazione topografica

Esempio: 
RAPITORE: hai presente i giardinetti tra la Grovesmore Square e la Lincoln Street, all’altezza del Wilkesboro Bridge? C’è un gelataio sulla quarantina che fa i ghiaccioli al lampone e basta, poi cento metri dietro un vecchio venditore di panini rancidi. Dietro ci sono tre cabine telefoniche. Vai in quella di mezzo.” Il tutto detto in fretta. (…)il nostro eroe non batte ciglio. (…) 
Se succedesse in Italia, il rapito verrebbe ucciso al primo indizio perché la trattativa proseguirebbe brevemente in questo modo

RAPITORE: Conosci piazzale Corvetto? C’è una cartoleria all’angolo con la via Marochetti…”

POLIZIOTTO: Ma la Marochetti quale scusi? Quella che va in su o quella che va in giù?

Bang. Rapito, morto!

Le pellicole americane, oltre alle situazioni, ci hanno abituato ad una carrellata di personaggi che si ripete sempre uguale a sé stessa. Dal senatore corrotto che minaccia tutti dicendo “Sono il senatore Johnson! Non puoi toccarmi!”, al capetto della gang di quartiere sempre con il cappello girato al contrario, al figlio dell’eroe, lamentoso perché il padre non riesce mai ad andare alle sue partite di football. Scopriamo una figura fondamentale, ma che resta sempre di sfondo.

IL BARISTA FILOSOFO

L’America è sicuramente la terra delle opportunità. Da noi un laureato in filosofia, anche brillante, in cosa può sperare? In una cattedra mal pagata e peggio riscaldata?(…) Negli Stati Uniti il laureato in filosofia può invece aprire un bar e impiegarsi come barista filosofo. (,,,) che nazione l’America; non è come in Italia dove al bar si prende un caffè in fretta e ci si piglia per il culo sulla base dei risultati di calcio. No, da loro si prende un whisky o uno scotch e si parla di amore, di vita, di significati alti e profondi dell’esistenza insomma.(…)

Ora, così preparata per additare ogni esasperante assurdità degli action movie, aspetto con ansia la messa alla gogna anche dei film romantici. Un po' per par condicio e un po' per vedere se, in tutti questi anni di visione compulsiva, sono riuscita ad individuare tutti gli elementi ricorrenti.

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