sabato 9 aprile 2016

#CritiCINEMA - L'uomo fa il suo giro. Storie di condivisione dentro e fuori il set


L'uomo fa il suo giro
di Giorgio Diritti
Editori Laterza, 2015


12,00


Che giro fanno le storie? Folate di vento che tornano sotto forma di immagini, almeno nella visione del regista Giorgio Diritti. Quanto creda nei suoi film e nei suoi progetti traspare nel racconto scritto che grazie a Laterza diventa un film su cosa significa fare un certo tipo di regia oggi in Italia. Non solo; perché in questo saggio Diritti ci racconta quanto bisogna scommettere perché un prodotto a cui nessuno crede possa vedere la luce, arrivando addirittura a chiedersi se il cinema esiste ancora e quale dovrebbe essere oggi la sua funzione. Il regista denuncia una condizione del cinema italiano che negli ultimi venti anni ha privilegiato una visione più commerciale che culturale dei film prodotti, relativizzando proprio la qualità. Il regista apre il cassetto dei ricordi di tre tra i suoi film più famosi e ne svela il dietro le quinte, tra difficoltà e tardivi riconoscimenti. Lunga gestazione, prospettive pessimistiche e tanti rifiuti, questi sono gli ingredienti di base che si ritrova sul tavolo dei progetti Giorgio Diritti nel momento in cui decide di scommettere sulle valli occitane e sulla sua gente. Il vento fa il suo giro (2005) è un film potente sul valore delle tradizioni, sulla montagna e le sue regole e soprattutto sul significato - troppo spesso dimenticato - della parola tolleranza. 
“Ho scelto di raccontare questa storia perché racchiude in sé il tema universale e oggi attualissimo della relazione fra culture e popolazioni diverse. In una società liquida come è quella in cui stiamo vivendo, il nostro futuro si fonderà proprio sulle capacità di accoglier e il diverso, di “viverlo”, di “prenderne le misure” e di accettarlo per poterci reciprocamente capire, avvicinare, umanamente arricchire”
Giorgio Diritti e Fredo Valla a Ostana
“Non mi piace la parola tolleranza - dice ad un certo punto il protagonista del film - perché se tolleri ti metti in una posizione di superiorità”. Ho incontrato qualche tempo fa Giorgio Diritti e Fredo Valla, autore del soggetto e della sceneggiatura del film, a Ostana (uno dei luoghi dove è stato ambientato il film), una cittadina montana in Val Maira, improntata su piemontesità e sulle tradizioni occitane, dove i due hanno deciso di fondare una scuola di cinema, L’Aura, che ogni hanno accoglie una ventina di aspiranti registi, già in possesso delle tecniche di base, e li aiuta a maturare nel campo della regia, con un occhio ai vari aspetti di questo mondo e con la realizzazione finale di un progetto autonomo. Li ho trovati entrambi, Diritti e Valla, straordinariamente umili e appassionati, come i grandi personaggi sanno essere, e Giorgio Diritti mi ha raccontato del suo grande amore per i viaggi e per la storia, come già si desume dai suoi film, e come racconta nel libro, parlando appunto anche di L’uomo che verrà, del 2009 e Un giorno devi andare (2013).

 È interessante notare come ad un certo punto, il progetto di un film sia diventato progetto corale di una comunità che vuole essere raccontata, e così alla mancanza di fondi la troupe riesce a sopperire con l’aiuto delle varie associazioni occitane, e di tanti volontari del posto. Una magia che non sempre avviene, e di cui il regista si è reso testimone:
“La parola che ci ha salvati, la parola “chiave”, è stata anche in questo caso “condivisione”. Ci siamo rivolti a giovani che erano alle prime esperienze nel settore, erano soprattutto studenti/lavoratori universitari, li abbiamo resi partecipi di quello che avevamo fatto fin lì e abbiamo proposto loro una sorta di patto: noi, in quel momento, potevamo offrire solo vitto, alloggio e la possibilità che esprimessero il loro talento a un livello mai tentato prima”


Non sono certo mancati i problemi, le inimicizie forti tra famiglie e individui che hanno a volte minato il clima sul set, ma poi tutto è andato a posto e il vento ha fatto il suo giro anche dietro la macchina da presa.  E dopo le riprese e la difficile impresa del reperimento fondi è iniziato il tour dei vari festival e i vari incredibili rifiuti, fino alla svolta al London Film Festival e al meritato riconoscimento pubblico nelle sale. Ma anche questo non ha facilitato la distribuzione, e anche lì la volontà di crederci ha portato il regista alla decisione di autodistribuirlo. I lettori si faranno di certo coinvolgere da questa testimonianza diretta di fare cinema, con tutti gli annessi e connessi, che porta il regista a parlare anche di altri suoi film, con L’uomo che verrà cambia la location e il tema, si parla dell’Emilia e della Resistenza, della soddisfazione di vedere in sala i partigiani commuoversi in un silenzio sacro e bagnato di lacrime e di ricordi. Con Un giorno devi andare il regista si affida all’esistenza e alle domande che ci pone, il viaggio di Augusta (Jasmine Trinca) è un viaggio alla ricerca di se stessi oltre ogni domanda convenzionale, oltre il valore della religione non vissuta interiormente, oltre ogni difficoltà di un mondo comodo che ritrova se stesso nell’abbraccio con un’altra comunità. 

Sentire la voce diretta di un regista che racconta la sua visione in prima persona è un privilegio non indifferente, per questo L’uomo fa il suo giro è un libro per tutti, per coloro che credono nel valore della cultura, nel linguaggio delle immagini, nella potenza dei film e del buon cinema, a cui auguriamo, come scrive Giorgio Diritti: “Di non perdersi”.


Samantha Viva

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