martedì 19 aprile 2016

#CritiCOMICS - Propaganda a fumetti: "Il Corriere dei Piccoli va alla guerra" di Camilla Peruch e Sonia Santin

Il Corriere dei Piccoli va alla guerra
di Camilla Peruch e Sonia Santin
Kellerman Editore, 2015

pp. 96
€ 12.00



È il 15 ottobre del 1905 quando Little Nemo, già sprofondato nel sonno, viene raggiunto da un ambasciatore del regno di Slumberland: deve comunicargli che è stato scelto come compagno di giochi dalla Principessa Aurora, figlia di Re Morfeo.  Peccato che il pony su cui Nemo sta viaggiando inciamperà in una stella, facendo capitombolare per terra il bambino che nella vignetta successiva si risveglierà nel suo letto. Mondi fantastici, creature strane, architetture affascinanti, questa è la Slumberland che Nemo visita ogni notte. Sempre diversa eppure sempre introdotta e chiusa dalle medesime vignette: all'inizio Nemo si addormenta e alla fine viene svegliato.

Anche l'Italia ha avuto il suo Little Nemo. Creato nel 1912 da Attilio Mussino, Schizzo era una ragazzo che spesso si assopiva su una poltrona leggendo Il Corriere della Sera. Ma al posto dei mondi assurdi che di volta in volta visitava Little Nemo, il nostro Schizzo finiva tra i soldati che in quei giorni stavano combattendo la Prima Guerra Mondiale. Così ogni settimana il bambino che leggeva Il Corriere dei Piccoli (sulle cui pagine Schizzo veniva pubblicato) non solo era aggiornato sui progressi della guerra, ma veniva rassicurato sulla buona salute dei propri cari al fronte e al contempo informato delle eroiche azioni dei soldati che era così spinto ad ammirare.


Di Schizzo e degli altri personaggi che raccontarono la Grande Guerra ai piccoli italiani parla il libro scritto da Cammila Peruch e Sonia Santin. Il Corriere dei Piccoli va alla guerra (Kellerman Editore, 2015) è un saggio agile che traccia una mappa di autori e personaggi che hanno caratterizzato la produzione propagandistica del giornale per ragazzi. Illustratori come il già citato Mussino, Antonio Rubino, Gustavo Rosso e Mario Mossa De Murtas, collaborarono alla creazione di queste storie con finalità non tanto informative, quanto soprattutto ideologiche. Come inoculare nei bambini - figli della media borghesia, particolare da non sottovalutare - l'idea di una guerra giusta che i militari italiani stavano combattendo con eroismo e che ogni italiano (anche se piccolo) doveva sostenere come poteva?



Il primo passo fu quello di creare una serie di personaggi in cui i giovani lettori potessero rispecchiarsi. Giovani eroi coraggiosi, ma anche pesti impertinenti come Luca Takko o Italino che si facevano beffe del nemico con le loro furberie. Gli autori non dimenticarono nemmeno le bambine che poterono vedere nelle avventure di Didì e Teresina il ruolo attivo delle donne durante lo sforzo bellico. Ciò che metteva in comune eroi ed eroine era la loro straordinaria furbizia. Le loro piccole vittorie quotidiane non erano prove di forza, ma esempi di coraggio e strategia, come a voler riportare in chiave giocosa quelli che venivano considerati i vantaggi del nostro esercito. Ma non c'erano solo eroi giovani e divertenti: il Corriere dei Piccoli sfornò anche il personaggio di Toffoletto Panciavuota, un povero anziano che nelle dodici puntate della storia donava tutti i suoi esigui averi ai soldati che incontrava sul suo cammino, per poi esalare il suo ultimo respiro premiato con una medaglia del Re.

Il secondo passo fu creare l'identità del nemico. I vertici del Corriere dei Piccoli decisero di non rappresentarlo come un pericolo reale o un mostro spaventoso, ma di sbeffeggiarlo mettendolo in ridicolo. E così ecco l'arciduca austriaco Otto Kartofel, cattivo impacciato e stupidotto che Antonio Rubino mette in ridicolo con un aspetto barocco e pomposo (che accentua la pochezza delle sue azioni). Ma il nemico non compare solo come personaggio, viene anche preso in giro direttamente nel modo più infantile e svilente che si conosca: una bella filastrocca (invero molto divertente) sui gas intestinali del popolo tedesco utilizzati dall'esercito come armi batteriologiche. 



Destreggiandosi tra fatti storici e sociologia, le due autrici compongono un breve ma esaustivo percorso all'interno della storia del fumetto italiano, con un libro arricchito da numerose storie a fumetti (peccato per il formato che rende difficoltosa la lettura) e una scrittura che in alcuni momenti tende a dare troppa enfasi al racconto in maniera ingiustificata e lontana dalle atmosfere del libro (chissà a cosa dovrebbero servire tutti quei punti esclamativi).

Matteo Contin
@matteocontin

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