giovedì 3 marzo 2016

Divinità revisionata: la proposta evangelica di Sebastiano Vassalli

La notte del lupo
di Sebastiano Vassalli

Baldini&Castoldi, 2015
pp. 197
€ 12,00

Con La notte del lupo, Sebastiano Vassalli si inserisce nel solco assai frequentato delle riscritture della storia evangelica. Yoshua Ha-Nozri, Lo Straniero, è un uomo piccolo e scuro dalla voce straordinaria, uno dei tanti profeti che si aggirano per le strade della Galilea (“‘Ancora un Messia!’, esclamava la gente. ‘Sono matti!’”, p. 14). Giuda di Quériot, zelante della Legge e assassino, è stato incaricato di ucciderlo, ma finisce per tradire la propria missione e aggiungersi al novero dei discepoli. In una notte drammatica e terribile, quella a cui fa riferimento il titolo, viene svelata la connessione superiore e indissolubile tra i due: “Siamo le due superfici di un unico oggetto, i due aspetti indivisibili di una sola realtà. La luce e il buio, il dolce e l’amaro, il semplice e il contorto… Te ne renderai conto vivendo” (p. 159).
Fino a qui dunque niente di nuovo: la necessità di Giuda per il compimento della missione salvifica di Gesù è un tema delicato, affrontato da esegeti, biblisti e letterati in modo sicuramente molto più preciso e adeguato di quanto non riesca a fare Vassalli in questo romanzo, che non è certo tra i suoi più riusciti. L’efficacia e la forza dell’opera, allora, si devono cercare altrove: nella delicatezza lirica con cui vengono descritti certi scorci della Palestina in primavera, nello sguardo introspettivo sui personaggi e le loro motivazioni, nel coraggio di far prevalere in Yoshua la dimensione umana su quella divina. Non c’è spazio per la trascendenza, ne La notte del lupo. Piuttosto per il sovvertimento del tempo e dello spazio, per il rovesciamento drastico delle convenzioni, per la formulazione di una tesi forte che non può che sconvolgere il credente non illuminato (o non tollerante). 

Agli spiriti sensibili, a coloro che non accettano l’idea di una desacralizzazione delle figure evangeliche, si sconsiglia vivamente la lettura di questo volume. A Vassalli non interessa che Gesù fosse veramente o meno il figlio di Dio, eppure ne è affascinato, costruisce il suo personaggio con amore, fa in modo di renderlo credibile e subito caro al lettore. Il suo Yoshua appare un ingenuo e un idealista, vittima di dinamiche politiche che lo sovrastano e che lui non ha la benché minima possibilità di controllare. Durissime, in tal senso, le parole di Pilato, che pure spalancano un abisso di senso sulla vita del personaggio, aggiungendo un punto non irrilevante all’elenco delle Beatitudini: “Beato te, Re dei coglioni, […] che non sai niente del mondo, non hai mai visto niente e te ne stai lì senza aprire bocca, con la testa piena di stupidaggini… La verità! Soltanto un ebreo, e pazzo per giunta, può parlare di verità a un passo dalla croce!” (p. 114). 

Nella follia, nel sogno, nell’utopia si nasconde il significato profondo del romanzo, nonché del messaggio evangelico: è proprio alla luce dell’irrazionale e dell’impossibile perpetuamente inseguiti che si può e deve leggere l’esistenza di Gesù Cristo e dei suoi discepoli. Per questo Vassalli fa di Giuda un’idea, un concetto, più che una figura in carne ed ossa: Giuda non è più il traditore, ma colui che attraversa la storia del mondo per ricordare la verità inconcepibile, inaccettabile, eppure meravigliosa, tramandata dal Messia. E per rivelare in extremis la sconcertante, polemica posizione dell’autore stesso:

“Se il maestro fosse stato vivo, non avrebbe permesso che dalle sue parole si facesse nascere una nuova religione! Lui era venuto sulla terra per ristabilire un rapporto diretto tra Dio e gli uomini e per mostrare quanto erano false le religioni fatte di edifici, di preti e di animali scannati; ma i suoi discepoli hanno poi costruito, nel suo nome, un Tempio ancora più grande e mostruoso di quello di Gerusalemme” (pp. 180-181).
Su La notte del lupo non è possibile formulare un giudizio univoco. Il testo è problematico, per la tematica affrontata quanto per scelte narrative non sempre pienamente convincenti. Eppure può costituire il punto di partenza per riflessioni importanti, occupare mente e spirito di chi ritenga che la fede sincera non risiede nell’assenza del dubbio, ma nel suo attraversamento.


Carolina Pernigo


CriticaLetteraria, nel 2010, è stata ad ascoltare un'interessante presentazione dell'autore. Per leggerne la cronaca, cliccate qui.

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