domenica 13 marzo 2016

#PilloleDiAutore - James Wood e "La cosa più vicina alla vita"

La cosa più vicina alla vita. Lezioni sul nostro amore per i libri. 
di James Wood
Mondadori, 2016

pp. 115
€ 20 (cartaceo)


Parlare dei libri e farlo a ruota libera, con due unici fili rossi che, ben saldi, legittimano la lettura: la propria biografia, da cui uscire con pindarici voli al già letto; e l'autorevolezza per trasformare ognuno di questi voli in una riflessione altra, che accompagna il lettore nel sempre imprevedibile regno della metaletteratura. 
James Wood, una delle penne critiche più famose d'America, ma come è arrivato là dalla sua Inghilterra? Le tappe, tra libri ed esperienze, in un breve libro dalla difficilissima definizione: saggio? autobiografia? prova di una bibliofilia incessante? 
Viene da chiedersi se non sia proprio questa sua incredibile passione per la critica come esercizio di passione e non solo di raziocinio, ad unire i tre capitoli di questo La cosa più vicina alla vita


Per la vostra domenica di lettura, vi proponiamo alcune "pillole" che ci hanno colpito, pillole slegate al contingente, in modo tale da non togliervi il piacere di scoprire l'opera in prima persona:  

Certo, è più semplice calarsi nella libertà del romanzo che non in quella del mondo, perché i romanzi sono mondi di fantasia. La narrativa è un esperimento incessante i cui dati non sono raccoglibili. Quello che amavo, e che amo, della narrativa sono la sua vicinanza e la sua fondamentale diversità dai testi religiosi. Il reale, in narrativa, è sempre una questioen di fede - spetta a noi lettori convalidarlo e confermarlo. È una fede che ci viene richiesta e che possiamo rifiutare in qualsiasi momento. La narrativa si muove all'ombra del dubbio, sa di essere pura menzogna, sa che in qualsiasi momento potrebbe non risultare convincente. La fede in narrativa è sempre una fede comparativa. È una fede metaforica che somiglia soltanto a quella autentica. 
Le storie sono combinazioni dinamiche di eccesso e delusione: deludono perché devono finire, e deludono perché non possono finire per davvero.
I dettagli rappresentano [...] quei momenti in cui la forma di una storia viene scartata, cancellata, elusa. Considero i dettagli come nientemeno che frammenti di vita che sporgono dal fregio della forma, implorandoci di toccarli. I dettagli, s'intende, non sono solo frammenti di vita: rappresentano quella fusione magica nella quale la massima quantità di artificio letterario (il talento dell'autore per la selezione e la creazione immaginativa) produce un simulacro della massima quantità di vita non letteraria o reale, un processo tramite il quale l'artificio viene di fatto convertito in vita (di fantasia, e dunque nuova). I dettagli non sono fedeli alla vita, ma sono irriducibili: sono entità a sé stanti, che definirei "la vita in sè". 
Una prova piuttosto attendibile di qualità letteraria è se la frase, l'immagine o la locuzione usata da uno scrittore ci sovviene spontaneamente mentre camminiamo per strada. 
Il bravo critico sa che il compito della critica è in parte quello di narrare una storia sulla storia che sta leggendo. [...] Per quanto mi riguarda, questo genere di ri-narrazione critica è un modo per scrivere non solo di libri ma attraverso i libri. Spesso, per compiere questo "scrivere attraverso", ci si affida al linguaggio della metafora e della smilitudine cui ricorre la stessa letteratura. È il riconoscimento che la critica letteraria è qualcosa di unico perché concede il grande privilegio di praticarla sfruttando lo stesso mezzo che sta descrivendo (peccato per il povero critico musicale, per il triste critico d'arte!). 
In America bramo la realtà inglese ormai scomparsa; a volte l'infanzia sembra spaventosamente vicina. Ma il senso di messinscena persiste: mi abbuffo di nostalgia, di ricordi sentimentqali che magari mi imbarazzavano quando vivevo in Gran Bretagna.

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Introduzione e selezione a cura di GMGhioni

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