domenica 6 marzo 2016

Il Salotto: Erica Jong e l'ultimo tabù da infrangere

In occasione della pubblicazione dell'ultimo romanzo, Fear of Dying (qui la nostra recensione), incontriamo Erica Jong per una lunga chiacchierata a tutto tondo: da che cosa abbia significato il successo di Paura di volare, il romanzo scandalo pubblicato nel 1973, al ruolo della poesia oggi, le pressioni della società odierna nei confronti delle donne, e questo nuovo romanzo che infrange gli ultimi tabù, il sesso over 60 e la paura della morte.
Attenta e puntuale, la Jong ci offre interessanti spunti di lettura, sulle sue opere e il processo di scrittura.

Iniziamo da Fear of Flying (Paura di volare), il suo romanzo più celebre. Ripensandoci oggi, quali sono secondo lei le ragioni di quel tipo di successo e scandalo? Il fatto che, per la prima volta, fosse una donna (autrice e protagonista) a parlare di sesso in modo diretto ed esplicito?
Credo che Paura di volare abbia avuto risonanza fra così tante persone per il fatto che fu considerato - al tempo della pubblicazione - insolitamente aperto a proposito dei sentimenti delle donne. Quando iniziai a scrivere il libro, lo scrissi da un punto di vista maschile. Fu il mio editor ad incoraggiarmi a scrivere attraverso la stessa voce che utilizzavo per le mie poesie e così nacque Isadora Wing. Sono profondamente grata per il consiglio perché penso che fosse esattamente ciò di cui la società aveva bisogno, ciò di cui era assetata. Avevano bisogno di leggere di una protagonista femminile che si interroga su ogni cosa con ironia ed onestà senza nascondersi. Era qualcosa che non era mai stato fatto prima.

I suoi lavori sono sempre molto personali, come si sente riguardo questo? Quali sono state le conseguenze del successo sulla sua vita personale e sulla sua scrittura? Pensa che sarebbe stato più facile senza la pressione della fama?
Ogni scrittore trae ispirazione dalla propria esperienza. Ci sono similitudini tra i miei protagonisti e me stessa? Certamente ci sono, diversamente i personaggi non potrebbero essere così realistici. Credo fermamente in quanto sosteneva Hemingway: scrivi la frase più onesta che conosci. E vai avanti da quella. I miei personaggi non sono me, ma ho iniziato con cose reali che conoscevo: la mia immaginazione e le ricerche hanno fatto il resto.
Si, penso che la vita sarebbe stata più facile senza la pressione della fama, ma sono davvero grata per tutto il sostegno ricevuto e per i miei lettori.

Lei è anche una poetessa, vincitrice di numerosi premi ma deve il suo successo di pubblico soprattutto al romanzo: nei suoi lavori tematiche simili ma differente mezzo espressivo. Perché, secondo lei, oggi la poesia (ma penso anche ad altre forme letterarie, ad esempio la short story fuori dal contesto anglosassone) non ha un reale impatto fuori dall'ambiente accademico?
Ero una poetessa prima di dedicarmi al romanzo. Sono una poetessa nel cuore. è una sfortuna che la maggior parte delle persone non si avvicini alla poesia, perché è una forma così intima di narrazione. Non conosco la risposta a questa domanda, ma forse la ragione è che il pubblico ha una concezione errata della poesia? Pensano ad una lingua arcaica e a rigidi schemi di rime anziché ad immagini, fluidità e forma. Spero che saremo in grado di cambiare questo modo di pensare e incoraggiare più lettori verso la poesia.

Ha dei rituali di scrittura? In generale qual è il suo approccio ad un nuovo lavoro e come cambia l'impostazione a seconda che si stia dedicando alla narrativa o alla poesia?
Scrivo nella mia casa in Connecticut - che è tranquilla e rustica e mi permette di rilassarmi e concentrarmi - o dal mio ufficio a New York. Preferisco scrivere con carta e penna e solo dopo batto a macchina il mio lavoro. è un processo più creativo e mi permette di pensare più liberamente. A seconda di quello a cui sto lavorando, faccio un sacco di ricerche e letture e una volta sviluppata un'idea e la voce del mio protagonista inizio a lavorare da lì. La poesia invece mi viene un poco più facile rispetto al romanzo.

Ancora oggi, dopo tanto tempo dalla prima apparizione, Paura di volare continua ad ispirarci grazie alle tematiche sempre attuali. Secondo lei quali sono oggi le questioni più urgenti per il Femminismo e quali le pressioni della società nei confronti delle donne?
Siamo andate lontano, ma non lontano abbastanza. Nel mondo molte donne ancora non hanno diritto all'istruzione; spesso non sono pagate allo stesso modo degli uomini... Le donne hanno ancora bisogno di combattere per l'uguaglianza.

Pensa che oggi nel mondo editoriale una donna, paragonata ai colleghi uomini, debba affrontare problematiche differenti? E cosa significa davvero per lei essere donna ed artista? Una volta ha detto "Ero convinta che eravamo in grado di fare entrambe le cose: amare ed essere intellettualmente libere": è davvero possibile?
Credo fermamente che sia possibile amare ed essere intellettualmente libere. Non è facile e spesso comporta un prezzo da pagare, ma è certamente possibile avere entrambe le cose. Penso che il modo migliore per affrontare la questione sia mediante compromesso e priorità. In entrambi i casi, dobbiamo combattere duramente per trovare un equilibrio tra lavoro e famiglia.

Foto di Debora Lambruschini
Personalmente penso che l'unico limite di Paura di volare sia l'incapacità di Isadora di essere davvero libera ed indipendente dagli uomini. In un libro tanto diretto ed esplicito, perché non superare anche questo limite? Una donna single era/è un tabù?
Isadora aveva bisogno di trovare sé stessa attraverso il percorso delineato nel romanzo. E proprio mediante la sua dipendenza dagli uomini, imparò che poteva essere indipendente da essi. Imparò che avrebbe potuto amare gli uomini ma scoprendo anche ciò che era maggiormente importante nella sua vita senza il bisogno di avere un uomo accanto.

Il sesso, naturalmente, era una delle tematiche dominanti, ma ho sempre pensato che Paura di volare al di là delle fantasie sessuali e delle avventure di una giovane donna, fosse soprattutto un originale romanzo di formazione, la cui peculiarità appunto la scelta di una protagonista femminile. è d'accordo?
Sono d'accordo. è sicuramente possibile guardare Paura di volare dalla prospettiva del Bildungsroman nel senso di una giovane donna nei suoi anni di formazione che impara la fiducia in sé stessa nonostante tutte le domande che ha riguardo le aspettative nei confronti di una donna in quegli anni.

Anche Fear of Dying può essere, in un certo senso, considerato un Bildungsroman, seppur non convenzionale, è d'accordo?
Nel corso del libro vediamo Vanessa Wonderman imparare qualcosa di sé stessa. Inizia a comprendere che non è solo il sesso a mantenerla viva e che con l'età ha acquisito saggezza, esperienza e amore. Ci vuole del tempo, per lei, per comprendere che questo è abbastanza per renderla felice, ma alla fine ce la farà.

Ho letto che il titolo originariamente pensato per questo romanzo era "Happily Married Woman: or Fear of Dying": il titolo poi scelto per la pubblicazione chiaramente si inserisce nela trilogia ideale composta da Fear of Flying e Fear of Fifty. Ma è interessante anche la scelta di lasciare Isadora sullo sfondo, quasi una sorta di coscienza della reale protagonista, Vanessa. Inoltre, nel primo romanzo, molte questioni sono rimaste irrisolte, e in Fear of Dying veniamo a conoscenza solo di alcuni dettagli relativamente la vita di Isadora; personalmente ho davvero apprezzato questa scelta. Può spiegarci le ragioni dietro ad essa?
Isadora Wing è un personaggio che i miei lettori hanno molto amato. Era sembrato naturale utilizzarla come protagonista della storia ma lei era già un personaggio così precisamente delineato nella mente dei lettori che sentivo di non avere la libertà di giocare con lei. Avevo bisogno di creare Vanessa. Ho addirittura scritto l'intero libro senza Isadora ma sentivo che mancava qualcosa. Alla fine ho aggiunto qualche accenno ad Isadora nelle vesti di una sorta di Grillo parlante o mentore per Vanessa e in questo modo tutto ha trovato il proprio posto. Sento che la relazione tra Isadora e Vanessa enfatizza anche l'importanza dell'amicizia, particolarmente nell'età adulta.

A torto, Paura di volare è oggi spesso paragonato alla serie delle Cinquanta sfumature, quasi che ogni libro in cui si parli di sesso sia in qualche modo simile ad esso. Cosa ne pensa di tale paragone?
Davvero non ci sono similitudini tra i due libri. Cinquanta sfumture di grigio è la fantasia di una Cenerentola su bondage e disciplina. Paura di volare è un romanzo psicologico sulla vita di una donna.

Tornando a Fear of Dying: in questo romanzo lei infrange alcuni di quelli che potremmo considerare gli ultimi tabù come il sesso over 60, la paura della vecchiaia e della morte. Pensa che siano queste le paure di oggi?
Credo sia giusto dire che la maggior parte delle persone sopra i sessant'anni vuole ancora essere desiderabile. Possiamo essere nonne ed essere sexy allo stesso tempo. Volevo liberare il concetto di donne ed invecchiamento in modo che noi, come società, potessimo abbracciare le due cose insieme. Penso vi sia un pregiudizio nei confronti dell'invecchiare, che mette un limite a ciò che le persone di quell'età credono di avere diritto, e questo per me è sbagliato. Aprendosi invece alle possibilità di ciò che ancora possono fare è più facile di conseguenza accogliere la vecchiaia.

In Fear of Dying c'è un passaggio molto interessante a proposito di uno dei temi centrali del romanzo, il confronto generazionale tra giovani ed adulti e il diverso approccio alla mortalità. Può parlarci di questo?
Tutti moriremo un giorno, ma quando sei giovane è facile dare la mortalità per scontata perché sembra così lontana. Quando invecchi apprezzi la fugacità del tempo e quanto sono importanti le persone per te. Impari a fare del tuo meglio con il tempo che hai a disposizione.

Quali sono i suoi prossimi progetti? Può rivelarci qualcosa a proposito di ciò a cui sta lavorando?
Sto lavorando a diversi progetti. Ho finito un libro di poesie che spero di vedere pubblicato; sto lavorando ad un libro sul mestiere di scrivere e ad un romanzo che parla di un artista nella Parigi della rivoluzione.

Intervista e traduzione a cura di Debora Lambruschini

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