lunedì 29 febbraio 2016

Quando il giornalismo sportivo diventa letteratura: Quello del tennis di Gianni Clerici

Quello del tennis
di Gianni Clerici
Mondadori, 2015


pp. 200
€  17





Quello del tennis è una sorta di autobiografia in cui Gianni Clerici ripercorre la sua vita e la sua carriera di giornalista. Il piccolo Gianni impara fin dall’età di sei anni a giocare a tennis e fa una scelta decisiva già da bambino: "Voglio giocare a tennis. E diventare un campione".


Così, dopo aver  frequentato per qualche anno  il liceo, decide di ritirarsi da scuola per inseguire il suo sogno. Il ragazzino magrissimo dalle lunghe gambe  mostra un grande talento, arrivano le prime vittorie e viene anche il momento magico di calcare il campo di Wimbledon, il tempio del tennis, in uno stato di trance simile a quello del pellegrino che raggiunge piazza San Pietro. Gli ingredienti e la tecnica per una carriera folgorante sembrano esserci tutti, ma Gianni dopo qualche tempo si rende conto di essere inadatto alla vittoria, che implica un atteggiamento bellico. E lui questo atteggiamento non ce l'ha.

Decide allora di abbandonare la carriera di tennista, per seguire un altro sogno che nel frattempo è andato via via maturando: scrivere di tennis. Si trasferisce a Milano e comincia a collaborare con giornali e riviste specializzate. Nascono le amicizie con i colleghi, soprattutto con Rino Tommasi, insieme al quale ha formato una grande coppia e ha raccontato per mezzo secolo indimenticabili partite di tennis; e con Gianni Brera, compagno nel conversare e contemporaneamente nello scolare innumerevoli bottiglie di vino. 

Largo spazio è riservato nel volume agli autori e alle letture di Clerici: Herman Hesse, Jack London, Joseph Conrad, James Joyce. Ma il preferito, quello che ha lasciato un segno indelebile nella sua scrittura è Ernest Hemingway, che Gianni incontra a Pamplona negli anni Cinquanta, restando incantato dai suoi racconti da corrida. Il grande scrittore statunitense insegna a Clerici, tra le altre cose, che il giornalismo non è un genere di serie B rispetto alla letteratura. Gianni Clerici infatti, seguendo il suggerimento di Hemingway, è stato un meticcio, diviso tra le lettere e il giornalismo sportivo, praticando entrambe le vie di pari passo,senza mai fare distinzioni di qualità tra un genere e l’altro, e producendo sempre articoli e opere di elevato livello. Il suo capolavoro è 500 anni di tennis che è diventato un best seller, raggiungendo l’ottava edizione in Italia e ben sei traduzioni all'estero: per un libro interamente dedicato alla storia di uno sport cosiddetto minore come il tennis, è un grande successo editoriale.

Tutti noi siamo oggetto nella vita di definizioni ed epiteti. Gianni Clerici, narratore dallo stile ironico, leggero e frizzante, nel corso della sua esistenza racconta di essere stato chiamato dapprima "signorino", in seguito "dottore" e qualche altra volta "professore". Ma l’appellativo che meglio calza con il suo modo di essere al mondo, dominato dalla passione sconfinata per il tennis, è quello del titolo che è stato scelto per il suo libro, "quello del tennis". Clerici, infatti, ha fatto del tennis una piccola filosofia quotidiana e ha raccontato questo sport in lungo e in largo, con gli strumenti che sono tipici della poesia e con una passione sportiva che molto raramente si trova in altri scrittori e giornalisti. 

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