venerdì 26 febbraio 2016

L'abbandono della vita, l'amore della morte: Last words di Gabriele Tinti




Last words
di Gabriele Tinti
Skira , 2015

pp. 89
17 €

Una vita può trovare il suo senso nell'istante in cui finisce? Questa la domanda che ha martellato il mio cervello nelle ore successive a quando, di prima mattina, mentre un giorno nuovo stava per iniziare ed una vecchia notte stava per terminare, ho finito di leggere Last words di Gabriele Tinti, edito da Skira. Il libro di Tinti è una raccolta di poesia, anzi di found poems, ovvero di quei messaggi, spesso scritti su post-it improvvisati e fogli già precedentemente scarabocchiati, che i suicidi lasciano agli amici o ai famigliari (o magari alla stessa persona "causa" dell'estremo atto) un attimo prima di suicidarsi. Sono poesie trasudanti, dolorosamente trasudanti vita queste poesie di morte.
Un tragitto lucido e diretto quello di Gabriele Tinti che, anche grazie alle "perfette" immagini di Andres Serrano, riesce a realizzare un volume onesto nel senso di autentico e reale nel senso di oggettivo per uno dei temi maggiormente soggettivi che vi possano essere: ovvero la decisione di interrompere, volontariamente, la propria vita.
XXVI. Ehi, ragazzi, se adesso state leggendo queste righe vuol dire che ho deciso di farla finita, ma volevo soltanto che sapeste che va tutto bene. Sul serio, non spaventatevi! Sono contento di quello che sto per fare, davvero, e dovreste esserlo anche voi. Ok, statemi bene.
Quanto è distante questo messaggio dal classico immaginario collettivo, ovvero del "fenotipo" suicida che è sempre visto come una persona profondamente disadattata e non in pace col proprio mondo. Eppure messaggi come questi, messaggi reali che abbondano nel libro fanno cambiare idea. Non c'è alcun statistica legata attorno al suicidio che possa reggere: è ancora tutto un gran mistero, tutto un gran caos, l'eterna tenebra del mondo prima del tempo è tornata a farci visita. Ma è la grazie e l'amore verso il prossimo a salvarci oppure a dannarci e non perché non eccelliamo in nessuna di queste due "discipline" ma perché noi non siamo delle falene, alla maniera goethiana: non non "siamo costrette" a essere fulminate, noi possiamo scegliere. Sta a noi scegliere nel modo giusto oppure scegliere di non scegliere.
XL. Questa vita si schianterà domani.
Probabilmente non lo sapremo mai fino in fondo, ma sta di fatto che scorrendo i protagonisti di Last Words ci si accorge di come essi, nella stragrande maggioranza, sia innamorato, o meglio sia stato stato innamorato di qualcuno. Che dall'amore, dalla pace sorga la guerra? Beh, in questo caso, nulla di nuovo sotto il sole: l'uomo è ancora quell'animale bellicoso e curioso che va in guerra per conoscere, diciamo così, i propri simili.
Altro che volo di libellule, qui si sprofonda nelle viscere più umane.

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