mercoledì 3 febbraio 2016

Vestire alla "felliniana": quando il regista è anche stilista

Fellini e la moda.
Percorsi di stile da Casanova a Lady Gaga

di Gianluca Lo Vetro
Bruno Mondadori, 2015

pp. 142

Euro 18,00

Provate a pensare per un attimo a Federico Fellini. Che ritratto ve ne viene in mente? Probabilmente quello più iconico, legato agli anni della piena maturità: cappello, occhiali da vista, impermeabile beige e lunga sciarpa rossa attorno al collo, magari tirata su a coprire la metà inferiore del volto. Direste mai che questa mise così riconoscibile – stylish, si direbbe oggi, o meglio ancora shabby – sia il risultato di un sostanziale disinteresse per il proprio aspetto da parte dell’artista? Eppure il cineasta di Rimini era attentissimo alla moda, specialmente nel suo lavoro, consapevole com’era, per esempio, del valore simbolico di un accessorio, o di quello massimamente seduttivo di un taglio e di un tessuto. In più, sebbene non fosse un modaiolo, Fellini amava la maglieria di Missoni tanto quanto le fisicità giunoniche, e apprezzava la valigeria di Fendi quanto le righe clownesche e marinare. È stato anche uno dei pochissimi registi (oltre a Hitchcock, Zeffirelli, Kurosawa e Scorsese) chiamato a curare un numero esclusivo della rivista “Vogue France”, che nel Natale del 1972 uscì con il titolo di “Vogue Fellini”. Come si vede, dunque, un certo legame tra il più onirico dei registi e la più transitoria tra le discipline non solo esiste, ma va oltre il già giustamente esplorato ambito della costumistica di scena. A mettere ordine tra i molteplici spunti offerti dall’argomento ha provato Gianluca Lo Vetro, giornalista nonché felliniano incallito: Fellini e la moda. Percorsi di stile da Casanova a Lady Gaga (Bruno Mondadori, 2015) è il resoconto di un’avventura conoscitiva tra bozzetti a colori e scatti “dietro le quinte”, guardaroba privati e sartorie teatrali, nastrini e tartan, paillettes e pellicce, negligé e piume (di pollo e di gallina comprese).

Per mettere ordine tra interviste a collaboratori del regista e a sarti di fama, tracce grafiche autografe del Maestro e citazioni delle passerelle contemporanee, Lo Vetro sceglie di seguire un criterio organizzativo tanto manicheo quanto efficace, optando per una drastica dicotomia preliminare: da una parte il rapporto di Fellini con la moda – e dunque il personale approccio dell’artista all’argomento, dalle sue scelte in fatto di abbigliamento allo studio delle mise per i personaggi dei film – dall’altra il rapporto della moda con Fellini – ovvero l’eredità felliniana di volta in volta snobbata o raccolta dagli stilisti del Novecento, tra anti-felliniani (Armani, Versace, Valentino), semi-fellininani (Krizia, Ferré, Scervino) e Felliniani doc (Dolce e Gabbana, Etro, Fendi, Moschino, Scognamiglio, Gaultier e Prada).

A tenere insieme le due sezioni (quasi un giro di boa dell’intero volume) è il Modyricon: stili e stilemi di Fellini dalla A alla Z, ovvero un glossarietto di parole chiave che, tra capi d’abbigliamento ricorrenti e strategiche parti del corpo viste attraverso la lente felliniana, traccia un itinerario alterativo per avventurarsi nella filmografia, e dunque nell’immaginario, del regista: dal celebre Dolcevita, «il maglioncino a collo alto detto tartaruga» che pare prese il nome dal capolavoro del 1960, al tanto celebrato Culo femminile; dal Frac trasversale (per uomo e per donna) alla maliziosa Veletta, considerata «il primo passo della seduzione» (i curiosi possono consultarlo anche on line sul blog curato da Lo Vetro, www.televetriolo.com).

Completano il volume una ricca nota bibliografica e un bell’apparato iconografico, con gli inconfondibili disegni del Maestro alternati a istantanee dello stesso Fellini, fotogrammi di film e momenti di backstage, figurini di moda e immagini tratte dalle sfilate. Fellini e la moda si conferma così un libro in più, che piacerà ai cultori del cineasta e agli studiosi di settore: un contributo originale, e finanche coraggioso, proprio nel suo osare un primo bilancio su un rapporto di influenze in continuo e costante divenire, destinato a durare ancora per molto tempo. Lo stesso autore, del resto, ne è convinto: perché se «è verosimile che la moda continui a citare il regista dei sogni» è proprio perché «per definizione, è lei stessa “un sogno”».

Cecilia Mariani

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