venerdì 29 gennaio 2016

#CritiCOMICS: Wislava Szymborska. Si dà il caso che io sia qui: nuvole di parole

Wislawa Szymborska. Si dà il caso che io sia qui
di Alice Milani
Becco Giallo, 2015
pp. 121
19  


Ogni inizio 
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
(Amore a prima vista, Wislawa Szymborska, 1993)

Il libro di Alice Milani, Wislawa Szymborska. Si dà il caso sia qui, edito da Becco Giallo, non è  una gaphic-novel e neppure un libro a fumetti. Questo libro è un prodotto culturale (utilizzo una terminologia volutamente a cavallo tra un cineforum di Partito Comunista anni Settanta e un social media manager di provincia) che per essere compreso fino alla fine, "va" posseduto. Per una volta, almeno sulle pagine di CriticaLetteraria, ci schieriamo nettamente dalla parte della carta per un motivo semplice: questa è una storia analogica, oltreché simbolica.
Alice Milani, autrice che ha studiato pittura all'Accademia Umbertina di Torino, costruisce infatti un racconto che è una specie di "densa avventura cromatica" intorno, anzi attraverso la vita della poetessa polacca Wislawa Szymborska. Ma per quale motivo quest'opera va posseduta? Perché il dato fisico e materico è parte essenziale di quello narrativo in quanto, in misura maggiore rispetto ad altre, anche simili, biografie d'artista, qui le componenti ideologiche e temporali sono fondamentali. Lo ricorda anche la stessa poetessa in un passaggio del libro: "Ogni poesia è politica". Allo stesso modo ogni tavola di questo racconto è necessario poterla toccare con mano, girarla, rigirarla, osservarla da più angolazioni, perché queste "vignette" non soltanto possono essere lette come singoli quadri di un'opera più grande e complessiva, ma anche come tante particelle che vanno a formare un organismo più esteso: l'organismo-libro-di-carta.

Se il tocco, che qui è lieve e delicato come il calco di una zampa di un pettirosso sulla neve, fosse diverso non ci sarebbe bisogno di possedere  Wislawa Szymborska. Si dà il caso che io sia qui ma appare anche evidente come difficilmente in un'altra maniera si sarebbe potuta trattare la vita della poetessa  premio Nobel nel 1996.Una vita che è sempre tremendamente vita "piccola", da minuscola particella inserita nel vorticoso sistema-vita. Eppure questa esistenza fragile, questa particella micro in un universo macro, ha una forza e una valenza impressionanti. 

Si parte con la scena di un matrimonio, Wislawa e Adam, suo marito, si sposano e vanno ad abitare nella prestigiosa "Casa dei letterati" di Cracovia. Siamo nel 1948 e il gonfalone rosso della Rivoluzione garrisce fiero al vento come non mai. Wislawa entra così in contatto, in maniera diretta e "casalinga", con il mondo delle lettere polacche, scoprendo poco a poco, come gli scrittori, i pilastri della narrativa nazionale, siano uomini e donne come lei, molto semplici, che si divertono a scrivere scritte dubbiose sul futuro del Partito nei bagni, che amano realizzare simpatici siparietti comici e che stanno insieme "perché non saprebbero vivere in altro modo".

Eppure il mondo cambia e anche la nostra scrittrice. Grazie a tavole disegnate, pardon dipinte, con grande maestria da Milani, assistiamo all'improvvisa fine della storia d'amore tra la poetessa, nel frattempo divenuta redattrice-capo della sezione cultura e poesia di un'importante giornale, e Adam ed anche, in una maniera sempre più cupa e inquietante, alla progressiva "sclerotizzazione" del Comunismo in Polonia, il quale si tramuta, sempre di più, in un Organismo superiore totalizzante che rende sempre meno libere le persone.

Il Socialismo era basato sull'idea della fratellanza umana, ma non c'è mai stato, né ci sarà mai, un metodo istituzionale per rendere gli uomini fratelli. La fratellanza obbligatoria porta solo alla tirannia totalitaria.

Con queste parole (in realtà tratte da due saggi) il professor Kolowonski, amico e sodale della Szymborska, conclude un discorso all'Università che gli causerà l'espulsione dal Partito e il "bando" dal Parnaso delle lettere polacco. Questo fatto, se si vuole marginale nell'economia globale di un Paese, farà "aprire gli occhi" alla scrittrice che piano piano si allontana sempre più dal suo essere "fedele alla linea" per venire, quasi in maniera automatica, espulsa a sua volta.

A questo punto assistiamo ad una scena fondamentale. La poetessa è stata appena licenziata dalla rivista dove ha lavorato per quasi trent'anni, entra in casa ed ad accoglierla c'è il suo gatto. Prima di venire "messa alla porta" della redazione ha appena fatto in tempo a portare via la sua piantina da scrivania preferita e un po' di libri. Tra questi c'è la biografia del campione di culturismo Jason Polakov. Szymborska si mette a raccontare al suo gatto (che come nelle favole, ovviamente, le parla) del motivo che spinse l'atleta a "coltivare i muscoli". Il motivo era dovuto ad una delusione d'amore: la ragazza di cui si era invaghito a scuola lo respinse perché aveva "una cassa toracica insufficiente". Allora Polakov santificò la sua vita al corpo. Fin qui una piccola storia piuttosto banale. Ma, come anche viene ricordato successivamente nel libro, Wislawa Szymborska dice le cose importanti quasi in modo impercettibile, come se fossero pensieri da nulla: "La ragazza di lì a poco sposò uno gracilino, perché se ne era innamorata". Insomma era giusto che Polakov diventasse un culturista ed era giusto che la ragazza lo dovesse respingere: il fisico era solo un pretesto del caso. 

Al caso, come all'amore, si sa, non si comanda ed proprio questo che l'aerea parabola biografica della poetessa ci insegna nelle "tavole disegnate" da Alice Milani.

Gli uomini esistano pure, se vogliono,e poi uno dopo l'altro muoiano,loro, le nuvole, non hanno niente a che vederecon tutta questa faccendamolto strana. Al di sopra di tutta la tua vita,e della mia, ancora incompleta,sfilando fastose così cime già sfilavano.Non devono insieme a noi morire,né devono essere viste per fluttuare. 

(Nuvole, 2002)




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