giovedì 14 gennaio 2016

Gente di Bergamo: 20 racconti a cura di Paolo Aresi


Gente di Bergamo
di aa. vv.
Bolis edizioni, 2015

€ 14


Bergamo. Città dei Mille di Garibaldi, città di Donizetti e di Palma il Vecchio. E i bergamaschi? Schivi, grandi lavoratori, riservati, forse un po' rozzi – si sa, l'accento - ma in fondo buoni. Ma di bergamaschi scrittori non se ne sono mai visti, fino ad ora.

In effetti Bergamo e la sua provincia hanno dato i natali a personalità rilevanti della cultura italiana, da Donizetti che è già stato citato e che dà il nome al Teatro della città, al pittore Gian Battista Moroni e – anche se ormai pare proprio di no, ma almeno conserva il nome – a Caravaggio (Angelo Merisi da Caravaggio, appunto). E poi grandi letterati quali Giacomo Tiraboschi (autore della celebre Storia della letteratura italiana) e Angelo Mai che scoprì il De republica di Cicerone e per questo si guadagnò la stima (e un componimento) di Leopardi. Anche Tasso passò di lì, ma la sua origine e cultura lo avvicinarono più alla Campania.
Per secoli Bergamo non ha scritto. Magari ha letto (ma forse nemmeno troppo), ha suonato, ha dipinto, ma non ha scritto. Fino agli anni 80 del secolo scorso, quando emergono alcuni nomi di scrittori che iniziano a cimentarsi nella scrittura, pubblicando libri letti poi a livello nazionale. Stiamo parlando di Raoul Montanari, Paolo Aresi, Davide Ferrario e molti altri. Complici vari fattori, i bergamaschi hanno iniziaro a scrivere e a pubblicare libri. Se non lo avevano fatto fino ad allora, certamente molto era dovuto alla lingua. Se si torna agli anni del dopoguerra la presenza del dialetto era (ed lo è stata per molto) ancora radicata nelle famiglie bergamasche e il dialetto bergamasco non si confà alla narrativa, i suoni sono troppo aspri e la sintassi troppo scarna. Se si faticava a parlare in italiano, ancora più si faticava a scrivere. Poi è arrivata la televisione e con essa l'italiano. Un oggetto in casa che parla una lingua, la lingua. E poi ci si mischia, ci si sposa, con immigrati da tutta Italia e gli orizzonti culturali e linguistici si ampliano.

Così si arriva a oggi, momento nel quale sembrano esserci alcuni scrittori promettenti nella zona. Di certo ce ne sono 20, che Paolo Aresi ha selezionato per pubblicare i loro racconti riuniti in un volume. “Gente di Bergamo” è questo, una raccolta di racconti scritti da autori bergamaschi, di nascita o di adozione. Ma non solo. E il curatore Aresi, che per l'occasione abbiamo intervistato, ci tiene a sottolinearlo. È un momento di passaggio, un manifesto di un cambiamento. Egli stesso ha letto questi testi: alcuni sono stati pubblicati così come erano, già pronti. Altri, dice, hanno avuto bisogno di una “ripulita”, di un labor limae che ha tolto il superfluo e ha lasciato il necessario.

Tra gli autori spiccano i nomi di Raoul Montanari, Davide Ferrario, Piero Degli Antoni, Paolo Aresi, Davide Sapienza, Giusi Quarenghi, Cristiano Gatti, Claudio Calzana e Angelo Roma ma anche altri, magari meno conosciuti, magari più giovani ma che vale la pena di leggere.
E di cosa parlano i racconti? Di tante cose, tante cose diverse. Paolo Aresi non ha imposto un tema ma ha chiesto che avessero a che fare con la terra di Bergamo. Così, chi è di questa città lo sa, compaiono le vie del centro, la Malpensata, la montagna. Talvolta compare il dialetto.
Il volume è diviso in sei sezioni (Le montagne, le valli, i fiumi; Le radici, vicine e lontane; L'amicizia; L'amore; La storia; Il sogno) a conferma della varietà dei temi trattati. Dai ricordi di infanzia, a un amore lontano, alla vita dei campi, al momento del parto, alla morte.

Gente di Bergamo” è un nobile progetto che dà voce a chi crede nella scrittura e che – questa la speranza di Aresi – potrà essere letto anche al di fuori della provincia e, perchè no, vedere l'uscita di un secondo volume. A Bergamo si scrive.

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