sabato 23 gennaio 2016

Battiato e Sgalambro riscrivono Baudelaire: “Invito al viaggio” (Fleurs, 1999)

Gesualdo Bufalino, grande scrittore siciliano e fine traduttore di testi francesi, ha descritto Invito al viaggio di Charles Baudelaire come il «vangelo d’ogni esotista» [1]. Difficile trovare un’etichetta migliore di questa: i musicali versi di Baudelaire ricreano, con l’occasione di un intimo invito alla donna amata, l’impalpabile immagine di un altrove dorato che chiunque ha carezzato con la mente almeno una volta nei suoi sogni a occhi aperti. «I sogni! per sempre i sogni!», scrive d’altronde lo stesso Baudelaire nell’omonima prosa nello Spleen di Parigi, «e più un'anima è ambiziosa e raffinata, più i sogni la sospingono via dal possibile. Ogni uomo ha dentro di sé il suo oppio naturale, senza posa secreto e rinnovato: e dalla nascita fino alla morte, quante ore conteremo della gioia che dice sì, dell'azione compiuta e risoluta? Vivremo mai in quel quadro dipinto dal mio spirito? Riusciremo a migrare in quel quadro che è il tuo specchio?». Invito al viaggio ha il doppio potere di configurarsi come un’ekphrasis –  la descrizione di un quadro, reale anche se tutto interiore, realissimo anche se disegnato sulla donna amata – e un componimento inequivocabilmente musicale, caratterizzato da un refrain che ricorre alla fine di ciascuna delle tre strofe.

Mon enfant, ma soeur,
Songe à la douceur
D'aller là-bas vivre ensemble !
Aimer à loisir,
Aimer et mourir
Au pays qui te ressemble !
Les soleils mouillés
De ces ciels brouillés
Pour mon esprit ont les charmes
Si mystérieux
De tes traîtres yeux,
Brillant à travers leurs larmes.

Là, tout n'est qu'ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté.

Des meubles luisants,
Polis par les ans,
Décoreraient notre chambre ;
Les plus rares fleurs
Mêlant leurs odeurs
Aux vagues senteurs de l'ambre,
Les riches plafonds,
Les miroirs profonds,
La splendeur orientale,
Tout y parlerait
À l'âme en secret
Sa douce langue natale.

Là, tout n'est qu'ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté.

Vois sur ces canaux
Dormir ces vaisseaux
Dont l'humeur est vagabonde ;
C'est pour assouvir
Ton moindre désir
Qu'ils viennent du bout du monde.
- Les soleils couchants
Revêtent les champs,
Les canaux, la ville entière,
D'hyacinthe et d'or ;
Le monde s'endort
Dans une chaude lumière.

Là, tout n'est qu'ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté.


Traduzione di Giovanni Raboni (1987): Sorella mia, mio bene, / che dolce noi due insieme, / pensa, vivere là! / Amare a sazietà, / amare e morire / nel paese che tanto ti somiglia! / I soli infradiciati / di quei cieli imbronciati / hanno per il mio cuore / il misterioso incanto / dei tuoi occhi insidiosi / che brillano nel pianto. / / Là non c'è nulla che non sia beltà, / ordine e lusso, calma e voluttà. // Mobili luccicanti / che gli anni han levigato / orneranno la stanza; / i più rari tra i fiori / che ai sentori dell'ambra / mischiano i loro odori, / i soffitti sontuosi, / le profonde specchiere, l’orientale / splendore, tutto là / con segreta dolcezza / al cuore parlerà / la sua lingua natale. // Là non c'è nulla che non sia beltà, / ordine e lusso, calma e voluttà. // Vedi su quei canali / dormire bastimenti / d'animo vagabondo, / qui a soddisfare i minimi / tuoi desideri accorsi / dai confini del mondo. / - Nel giacinto e nell'oro / avvolgono i calanti / soli canali e campi / e l'intera città / il mondo trova pace / in una calda luce. // Là non c'è nulla che non sia beltà / ordine e lusso, calma e voluttà.

Traduzione di Gesualdo Bufalino (1984): Bimba, sorella mia, / che cara fantasia, / pensa, potercene laggiù fuggire! / Là dove a meraviglia / tutto ti rassomiglia, / amare e vivere, amare e morire! / Da quegli ombrosi cieli / un sole, se trapeli / madido, sparge un misterioso incanto / che mi prende la mente, / come perfidamente / gli occhi tuoi quando brillano nel pianto. / / Tutto laggiù è ordine e beltà, / magnificenza, quiete e voluttà. / / Mobili, fatti lustri / da un lungo uso di lustri, / adornerebbero la nostra stanza; / s'unirebbe l'odore / d'ogni più raro fiore / dell'ambra alla volubile fragranza; / le ricche volte, gli ampi / specchi dai mille lampi / lo splendor della vita orientale, / parlerebbe ogni cosa / all'anima curiosa / la dolce arcana sua lingua natale. / / Tutto laggiù è ordine e beltà, / magnificenza, quiete e voluttà. / / Guarda su quei canali / piegare al sonno l'ali / i velieri dall'estro vagabondo: / non sai? per farti pago / il cuore in ogni svago / sono venuti qui di capo al mondo. / I dorati tramonti / accendon gli orizzonti, / le campagne, i canali, la città, / d'un lume di giacinto; / s'assonna il mondo vinto / in una calda luminosità. / / Tutto laggiù è ordine e beltà, / magnificenza, quiete e voluttà.

La struttura del componimento e il suo arioso fascino hanno ispirato numerosi adattamenti musicali, prima della morte del poeta (Jules Cressonnois) e nei decenni immediatamente successivi. I nomi si sprecano: Emmanuel Chabrier, Henri Duparc (autore della versione più acclamata), Benjamin Godard, i fratelli Hillemacher, Paul e Lucien, Maurice Rollinat, Gustave Charpentier [2]. Nel centenario della pubblicazione dei Fiori del male, infine, è stato realizzato l’ultimo adattamento musicale in lingua francese, questa volta da parte di Léo Ferré (Les Fleurs du mal, 1957). 

A un cinquantennio di distanza da quest’ultimo episodio della fortuna di Invito al viaggio, il componimento di Baudelaire è stato adattato in traduzione italiana dal filosofo Manlio Sgalambro  e messo in musica da Franco Battiato. La canzone appare in un album (Fleurs, 1999) il cui titolo si ispira chiaramente ai Fiori del male di Baudelaire, anche se in senso un po' più obliquo: sono “fiori” - “fioretti” nella tradizione devozionale italiana - le collezioni che raccolgono il meglio di qualcosa, le parti eccellenti di un percorso poetico o musicale. O, per dirla con Battiato, "esempi affini di scritture" (è il sottotitolo dell'album). Nel caso di Battiato, Fleurs raccoglie cover della grande stagione della canzone d’autore italiana e francese. Soltanto pochi pezzi sono originali, e Invito al viaggio è uno di questi. 


Il testo di Sgalambro/Battiato è un adattamento originale del componimento di Baudelaire che non dipende in alcun modo dalla traduzione italiana di Raboni né da quella di Bufalino. Ecco il testo integrale:

Ti invito al viaggio
In quel paese che ti assomiglia tanto.
I soli languidi dei suoi cieli annebbiati
Hanno per il mio spirito l'incanto
Dei tuoi occhi, quando brillano offuscati.

Laggiù tutto è ordine e bellezza,
Calma e voluttà.

Il mondo s'addormenta in una calda luce
Di giacinto e d'oro.
Dormono pigramente i vascelli vagabondi
Arrivati da ogni confine
Per soddisfare i tuoi desideri.
I tuoi desideri...

Le matin, j'écoutais les sons du jardin
La langage des parfums, le langage des parfums:
des fleurs...

Il confronto tra testo originale e trasposizione musicale riserva numerose sorprese.  La prima è forse la più arida, ma denuncia chiaramente la paternità dell'adattamento musicale. Le rime del componimento di Baudelaire seguono rispettosamente lo schema aabccbddeffe, e il refrain è a rima baciata. Nell'adattamento italiano di Sgalambro, soltanto la prima strofa della canzone cerca di mettere in piedi uno schema di rime alternate abcbc (con i rimanti tanto : incanto, annebbiati : offuscati). Lo schema, tuttavia, si scardina ben presto: non ne troviamo traccia nella seconda strofa né nel refrain. Si tratta di un tratto caratteristico della musica di Franco Battiato, che per sua natura non ha bisogno che il testo obbedisca a uno schema metrico o rimico fisso: il verso è libero e trascina nel tuo turbine contemplativo proprio perché tale.


Ma è venendo all'analisi dei contenuti trasposti in musica che si trovano le curiosità più interessanti. Facendo un confronto col testo di Baudelaire, ciò che salta subito all'occhio è che una strofa è stata soppressa. Si tratta della strofa centrale, quella che descrive la raffinata ricchezza dell'ambiente sognato dal poeta. Sparisce dunque ogni traccia di sfarzo esotico: i lucenti mobili d'antiquariato, i rari fiori che adornano la camera, le specchiere, i soffitti affrescati. Restano, invece, il sole fosco in un cielo affollato di nuvole e le navi mercantili, tranquille nel loro viaggio in una luce dorata. 

Potrebbe sembrare una scelta casuale, ma non lo è. «Laggiù tutto è ordine e bellezza, calma e voluttà», canta Franco Battiato. Eravamo già precipitati nella nebbia ambrata del sogno, e non avevamo notato che nel passaggio dall'originale francese all'adattamento italiano è scomparso un illustre personaggio: il lusso. Nel refrain originale di Baudelaire, tradotto in modo pressoché identico da tutti i traduttori italiani, gli elementi che definiscono il luogo ideale sono cinque: ordine (ordre), bellezza (beauté), lusso (luxe), calma (calme) e piacere dei sensi (volupté). Ma nel mondo ideale sognato da Sgalambro e Battiato, fratello e tuttavia opposto a quello di Baudelaire, non c'è posto per lo sfarzo. Il punto è importante, perché Invito al viaggio non è altro che un invito al viaggio interiore, configurato come luogo-specchio della donna amata; cambia un connotato di quel luogo interiore, cambia la sua intera fisionomia, e così anche quella del poeta-cantore e dei suoi desideri, non più rivestiti di broccato e di pesanti cornici dorate, ma leggeri come lino scosso dal vento, frugali, ascetici ma comunque perfettamente paghi di sé. Nell'ambiguità tipica della parola poetica, un'assenza genera una catena di trasformazioni e popola parole d'altri di un significato aggiunto. Nell'originale di Baudelaire potevamo immaginare che i vascelli vagabondi portassero i beni di lusso più rari: antichi tappeti d'oriente, sete, spezie introvabili. Ma quali sono i desideri dell'amata in un mondo che non ha alcun bisogno di questi oggetti? Un libro introvabile, forse? La rara edizione di un trattato filosofico? I Fiori del male di Baudelaire?

Eppure, dove si misura la distanza tra Baudelaire e Battiato si crea anche un limbo di congiungimento. L'adattamento di Sgalambro e Battiato si chiude, infatti, con una piccola parte liederistica in francese, che in realtà compare anche all'inizio del pezzo, in sottofondo mentre Sgalambro recita il testo. Essa non deriva da Invito al viaggio, ma al contempo non potrebbe essere più debitrice a Baudelaire. Al mattino, risvegliatosi forse da un sogno che è stato un vero e proprio viaggio, chi canta ascolta i suoni del suo giardino e «il linguaggio dei profumi», sintagma che strizza l'occhio a realtà prosaiche (tutti abbiamo, almeno una volta nella vita, sfogliato dal fioraio un prontuario sul linguaggio dei fiori) ma soprattutto alle fantasie sinestetiche di Baudelaire. «I suoni rispondono ai colori, i colori ai profumi», scrive il poeta nel suo sonetto-manifesto, Corrispondenze. Tanto per Baudelaire quanto per Battiato e Sgalambro, la natura è un tempio, «una foresta di simboli» che si lanciano rimandi tra un regno e l'altro dei sensi, tra lingue diverse e diversi mezzi espressivi, tra poesia versificata e poesia in musica.

Laura Ingallinella


[1] Gesualdo Bufalino, II viaggio dell'albatro zoppo, in Cere perse, in Opere 1981-1988, introduzione di M. Corti, a cura di M. Corti e F. Caputo, Milano, Bompiani, 1992, p. 918.

[2] Hellen Abbott, Performing Poetry As Music: How Composers Accept Baudelaire’s Invitation to Song, in Words and Notes in the Long Nineteenth Century, a cura di Phyllis Weliver e Katharine Ellis, Woodbridge, The Boydell Press, 2013, pp. 183-204.

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