domenica 17 gennaio 2016

CriticARTe - Il brivido dell’interpretazione: Bosch secondo Fraenger


Hieronymus Bosch: le tentazioni di Sant'Antonio
di Wilhelm Fraenger
Abscondita, 2007
Traduzione di Irene Bernardini e Enza Gini
160 pp., 18 €


Bosch coinvolge lo spettatore col realismo quasi ossessivo dei particolari, incorporati tra di loro per una resa spesso surreale e onirica. La natura umana viene manipolata e stravolta per realizzare personaggi dalle inquietanti fattezze antropomorfe, degne del più cupo degli incubi: così il peccato distorce l’uomo, che da immagine di Dio ne diventa parodia e scherno. Ma, scendendo più nel dettaglio, cosa si cela dietro alle raffigurazioni visionarie di Bosch? Wilhelm Fraenger ha sfidato il mistero che aleggia attorno alle opere di questo autore: il risultato è una serie di esegesi tra le più ardite – e discusse – del secolo scorso.

Hieronymus Bosch: le tentazioni di Sant’Antonio è il prodotto di un lavoro filologico compiuto su carte d’incerta datazione che Wilhelm Fraenger scrisse a partire dagli anni Venti. Si tratta di un testo che interpreta il trittico dedicato al santo conservato ora a Lisbona, con un tanto breve quanto illuminante capitolo conclusivo su Le tentazioni di Sant’Antonio conservate invece al museo del Prado di Madrid.
Doverosa la premessa prima della lettura: Fraenger sostiene che Bosch fosse un membro attivo di un gruppo religioso eretico nato nel Duecento, chiamato i Fratelli del Libero Spirito. Sulla setta – così come sulla presunta appartenenza di Bosch al gruppo – poco o nulla è dato sapere. I suoi iniziati erano chiamati adamiti per via della ricerca della purezza originaria di Adamo, ricerca che si sarebbe tradotta in riti religiosi sessualmente promiscui. Fece scalpore l’interpretazione di Fraenger su Il giardino delle delizie di Bosch (Museo del Prado), visto come una sorta di ritratto di quelle supposte pratiche. Il testo venne accolto con clamore, sull’onda anche dell’entusiasmo che le teorie freudiane riferite alla sfera della sessualità incontravano a metà del secolo scorso.
In questo libro invece, Fraenger lega la pala de Le tentazioni di Sant’Antonio alla storia personale del Gran Maestro degli adamiti, che sarebbe committente e primo ispiratore del contenuto delle Tentazioni: il pannello interno sinistro nasconderebbe, al di là dell’immagine del santo che compie il volo coi demoni e viene raccolto dopo la caduta, il racconto dell’assassinio della moglie del Gran Maestro e un atto d’accusa verso i mandanti.


A prescindere dai presupposti certo incauti sul legame con gli adamiti, ripercorrere l’esposizione di Fraenger è un’esperienza davvero emozionante. Se la maggioranza degli studiosi odierni tende a interpretare buona parte delle stranezze visionarie di Bosch quale ricettacolo di modi di dire popolari resi figurativamente, l’esegesi dei singoli personaggi o dei gruppi pittorici di Fraenger è arguta e coraggiosa: si tratta di un volo che porta dai riti misterici dell’antica Grecia sino a simbologie di origine egizia, dai bestiari medievali sino alla letteratura talmudica. Al di là di accostamenti talvolta discutibili, le annotazioni di Fraenger sono sempre sagaci e piene di pathos.
Come nuova espressione della vendetta di Geova, Jacob van Almaengien ha voluto che Bosch rappresentasse il talmudico Dalles, il fantasma della miseria improvvisa, che incombe sul discendente della strega cortese e la cui maledizione si compirà sul figlio maggiore di lei. Gli occhi cupi e  mortalmente spaventati, il nudo ventre affamato e rigonfio, il fantasma se ne sta immobile sul fondo dell’acquitrino. Come il mostro ridotto a testa e gambe sulla scena centrale, è privo di braccia e tiene in equilibrio sul capo una ciotola di pappa che trabocca invischiandogli i capelli. (p. 34)
Illuminanti anche i commenti sul reciproco posizionamento degli elementi, che vanno a sottolineare invece la sofferenza e la resistenza di Sant’Antonio, unico personaggio che, avvicinandosi a Dio, resta degno di una rappresentazione davvero umana, senza le mostruose distorsioni animalesche che subiscono i malvagi  – come sempre Bosch ritrae senza alterazioni solo i “giusti”, come unici portatori di genuina umanità.
Bosch ha posto il culto misterico come espressione più alta dell’empietà ritraendo la coppa vicinissima agli occhi del santo, che distoglie lo sguardo da una simile infamia e rinnova il proprio giuramento alla croce. (p. 25)
Quello che compie Fraenger è un viaggio interpretativo coraggioso che spesso lambisce la moderna psicoanalisi, suscitando l’accusa di anacronismo e spericolatezza. Certo le interpretazioni sono forti e talvolta stiracchiate. Eppure si conclude la lettura con occhi sognanti e la voglia di leggere ancora. L’impressione è che Fraenger, al di là delle giuste polemiche degli esperti, coi suoi toni pieni e il suo approccio senza limiti spazio-temporali, sia in qualche modo più allineato a Bosch di tante tiepide interpretazioni contemporanee. Un artista temerario come Bosch non merita forse un’altrettanta visionaria volontà interpretativa?

Manuela Cortesi 

PS. Tra le mostre più chiacchierate del 2016 c’è Hieronymus Bosch – Visioni di un genio: per omaggiare il cinquecentenario della morte il Noordbrabants Museum ospita la più grande mostra mai allestita dedicata interamente al genio di Bosch.
http://www.hetnoordbrabantsmuseum.nl/english



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