lunedì 25 gennaio 2016

#LectorInFabula - Tre racconti, per non rischiare di crescere troppo in fretta


Zia Sass
di Pamela Lyndon Travers
Sellerio, 2015

Traduzione di Martina Testa
Illustrazioni di Gilian Tyler
Prefazione di Victoria Coren Mitchell

pp.
€ 12


Quello che scriviamo è più di quello che siamo consapevoli di scrivere. Non sapremo indicare da quali radici nasce il nostro frutto. Improvvisamente ho capito che c'è già un libro dentro il quale la zia Sass, severa e tenera, riservata e fiera, anonima e affezionata, si aggira col suo lungo passo silenzioso.
La troverete qua e là nelle pagine di Mary Poppins.
(p. 41)
Troppa paura di tornare bambini? Non temete, nei tre racconti di Zia Sass di Pamela Lyndon Travers c'è ben altro: manca il paraocchi tutto contemporaneo del lietofine per forza, secondo chissà quale perversa puericultura. Ci sono i grandi temi di sempre: l'amore, la morte, l'amicizia, la famiglia.
Ma la grande peculiarità, degna di sorrisi e cenni di muta approvazione, è la scelta di inserire in un'ambientazione realistica e contemporanea molta stravaganza. Così la zia Sass, protagonista del primo racconto, è un'ironicissima zietta, che si dedica ai nipoti con tutto il suo fare arcigno (in apparenza) e la grande generosità (nascosta). Strappa sorrisi, anche strizzatine d'occhio e la sua forse parziale prevedibilità accompagna il lettore in una continua alternanza di fatti e commenti, dentro e fuori la storia.

Altrettanto insolito è Ah Wong, il secondo racconto dedicato a un cuoco incontrato durante l'infanzia. Se le origini di questo chef "da piantagione" sono palesi, del tutto inatteso è la sua particolare modalità di curare i bambini e di assecondare il loro buffo e innocente proposito di... convertire Wong!
E poi c'è Johnny Delaney, ultimo strambamente poetico racconto che ha per protagonista un fantino, che ha due grandi "doni": saper imprecare e prevedere il futuro. Un'accoppiata insolita, vero? Soprattutto per una favola... D'altra parte, nel racconto si legge un passaggio del genere:
«L'amante è sempre scuro e nudo. Gli spettano l'ombra e la punta della spada. Nel cuore il sangue gli si muove lento: scorre densissimo e nero. Gira riparandosi gli occhi con una mano, e con l'altra tesa in avanti a implorare. L'amato può starsene seduto in braccio al tempo e giocare con i propri gingilli e dormire. L'amante deve vegliare e pregare. È partecipe della natura delle cose, per il semplice fatto di amare. Deve macinare il proprio grano: nessun altro pane lo nutrirà. È lui, che avanza contro le spine, quello che va tenuto caro e coccolato; gli amati sono sempre al sicuro». (pp. 81-82)
Pamela Lyndon Travers non ha paura di dire; l'importante è come lo si fa, ovvero come si aprono gli occhi acerbi dei giovani lettori. E c'è poesia, c'è commozione, ma anche tanto spasso e divertimento. D'altra parte, sono racconti che l'autrice ha scritto come regali di Natale per amici e parenti, con un passo dentro e uno fuori dall'autobiografia.
Il risultato è eccellente, senza età e senza confini spaziali e temporali: chiunque farà volentieri conoscenza di questi tre personaggi, e soprattutto si scoprirà che Pamela L. Travers aveva in mente ben altro rispetto alla Mary Poppins disneyiana: la vita, da accogliere e raccontare, ombre comprese.

GMGhioni

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