giovedì 17 dicembre 2015

#piùlibri2015: l'impegno verso l'innovazione

Roma, domenica 6 dicembre.
Più libri più liberi, annuale momento d’incontro, scambio e riflessione, in cui circolano editori, promesse della letteratura internazionale, autori italiani, professionisti del settore, ma anche fumettisti, YouTubers, giornalisti, intellettuali e soprattutto lettori. Tutti, “per amore dei libri”.
Novità 2015 è lo spazio dedicato ai YouTubers, giovani protagonisti di innovative forme di narrazione online, capaci di attrarre l'attenzione di quelle fasce di pubblico oggi sempre più sfuggenti per l'industria editoriale.
Nella giornata di domenica sono stati due i protagonisti della scena nazionale: The Pills e Alessandro
"Shooter Hates You" Masala; i primi espressione delle scrittura seriale, che da rockstar del web conquistano il cinema, il secondo produttore di un notiziario (o show) su You Tube. L’attenzione nei confronti di queste nuove forme di comunicazione “culturale”, ha incuriosito studiosi e giornalisti, interessati a comprendere la cause del fenomeno. 
Alessandro Masala, ad esempio, con il suo notiziario online Breaking Italy, raccoglie gli ascolti di buona parte di giovani italiani tra i 18 e i 24 anni. Quali le ragioni?
«Probabilmente» spiega il giovane YouTuber «perché parlo come parlano loro, in maniera diretta, come fossi un amico».
In parole povere, è come se ci fosse una richiesta di accorciare le distanze tra informazione e pubblico e diversificare il linguaggio a seconda degli ascoltatori, ma anche di una cultura che sdrammatizzi; insomma, una richiesta d’informazione, ma con toni più smorzati.
Sullo stesso filone “demenziale” si collocano i The Pills, tre giovani attori che hanno realizzato tre milioni di visualizzazioni su YouTube, rappresentanti grotteschi della generazione precaria, disillusa e un po’ perduta dei trentenni italiani.

Continua il rapporto della fiera con le scuole e le università, non solo nel consueto “Spazio Ragazzi”, ma anche attraverso una serie di iniziative che va dagli alunni delle scuole primarie agli studenti universitari.
Restano i tradizionali incontri con gli scrittori italiani più amati. In sala Rubino, Dacia Maraini racconta gli anni della reclusione in Giappone: «i miei genitori erano libri-persona» dice «imparavano i libri a memoria e li raccontavano alla gente nel campo di concentramento».
Non solo, l’autrice parla di luoghi (come la Sicilia) dove ha conosciuto “la grande bellezza” e l’amore per il Barocco, spiega come la scrittura sia arte, creazione di uno stile e forma di artificio, «saper parlare non vuol dire saper scrivere», quello della creazione è un processo impegnativo e molto complesso. Per cui, come s’impara a scrivere?
«Le scuole di scrittura possono aiutare. Prima di tutto c’è il talento, l’artificio si acquisisce».


Nella stessa giornata, Andrea Camilleri ha presentato il suo ultimo libro Le vichinghe volanti e altre storie d’amore a Vigàta. Sala gremita per ascoltare la nascita delle storie dello scrittore siciliano, «io seguo un certo ritmo» dice «e quando vedevo, mi rileggevo la pagina ad alta voce e doveva suonarmi bene».
Non poteva mancare, a quarant'anni dalla sua scomparsa, un ciclo di omaggi e approfondimenti sulla figura di Pier Paolo Pasolini, dalla presentazione di un diario segreto La vita di Pier Paolo Pasolini prima di diventare Pasolini, scritto da Elettra Stamboulis e illustrato dal fumettista Gianluca Costantini, alle riflessioni sui maggiori autori del Novecento di Aldo Onorati.

Tra le personalità di spicco del panorama internazionale, lo scrittore sloveno Boris Pahor, che ha presentato il suo ultimo lavoro Quello che ho da dirvi. Dialogo tra generazioni lontane un secolo; libro nato dal confronto con un gruppo di diciottenni  su svariati temi, quali la guerra, l’identità, la lingua, la scrittura. 
Contemporaneamente, in Sala Rubino, la scrittrice, psichiatra e attivista Jean Shinoda Bolen, presentava il suo tredicesimo libro: Artemide. Lo spirito indomito dentro la donna.
L’autrice americana esalta la forza della mitologica dea guerriera, ponendola come archetipo interiore femminile e simbolo di lotta  e solidarietà. 
«I support the activism in every woman» dice Bolen, ma esistono delle donne che hanno l’archetipo di Artemide dentro di loro, queste non saranno mai delle vittime, saranno sempre delle donne che combattono.




Isabella Corrado

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