giovedì 17 dicembre 2015

#CritiComics | L'inquietudine disneyana di "Jaybird"

Jaybird
di Lauri e Jaakko Ahonen
Elara, 2015

Traduzione di Armando Corridore

pp. 128
€ 24.00 

Nato nel 2012 da Lauri e Jaakko Ahonen e realizzato lo stesso anno attraverso una campagna di crowdfunding, Jaybird arriva in Italia nel 2014 grazie alle Edizioni Paoline che lo pubblicano integralmente all'interno del mensile Super G e che io trovo casualmente nella sala d'aspetto del mio gommista. Così, mentre lui smonta con mesi di ritardo gli pneumatici invernali dalla mia auto, io passo un sabato mattina in balia dell'angoscia e della tristezza scaturite in maniera inaspettata da questo fumetto.
Qualche mese dopo Jaybird non solo è tra i finalisti del Premio Gran Guinigi di Lucca Comics nella sezione Graphic Novel, (vinto ex aequo con La gigantesca barba malvagia) ma riceve anche due nomination agli Eisner Awards.
A distanza di un anno, Elara Edizioni inaugura la sua collana di fumetti ripubblicando Jaybird in un'edizione cartonata e di grande formato che rende giustizia alle tavole claustrofobiche di Lauri Ahonen.

Subito dopo aver aperto il volume, ci ritroviamo a percorrere un lungo corridoio le cui pareti sono ricoperte da una carta da parati che ha visto giorni migliori e da numerosi dipinti e fotografie che ritraggono i membri di una famiglia di alto lignaggio. Tutti i nobili e i generali ritratti sono uccelli, così come il nostro protagonista che ritroviamo alla fine del corridoio mentre sta raggiungendo la stanza della madre malata che è costretto ad assistere. Una madre paranoica, possessiva, che ha rinchiuso suo figlio in quella grande casa per proteggerlo da un non ben specificato pericolo esterno, instillandogli a sua volta la paura per esso.

Jaybird è una storia disperata e claustrofobica, con una sofferenza che si dipana dalla fatiscente abitazione che fa da scenografia e dal terrificante silenzio in cui è immerso tutto il racconto. Il silenzio è amplificato dai pochissimi dialoghi, interrotto dal respiro inquietante di questa casa che cade a pezzi e che il nostro protagonista cerca inutilmente di preservare come un monumento a un dittatore decaduto. Una casa che diventa prigione e luogo d'affetto, labirinto e ventre materno da cui il protagonista vorrebbe fuggire ma in cui si sente recluso e al contempo ospitato.

Ma quando l'esterno irrompe nell'abitazione proprio attraverso quel corridoio - quasi un ponte trans-dimensionale tra passato, presente e futuro - Jaybird dovrà fare i conti con la persona che è diventato dopo anni passati in solitudine confinato nell'enorme abitazione di famiglia.

La scrittura di Jaakko Ahonen porta il piccolo protagonista sull'orlo del precipizio senza incertezze. Non stupisce forse per originalità o varietà del materiale, ma percorre il suo cammino con decisione, venando il racconto di inquietudine e insicurezza, senza risparmiare al suo protagonista scelte morali e un finale poco consolatorio. 

Fa da contraltare a questa sceneggiatura spesso crudele un apparato grafico che parrebbe avere la funzione di addolcire la storia. In realtà il tratto disneyano di Lauri Ahonen (qui in una versione allucinata grazie a inquadrature dalla prospettiva esasperata che schiacciano e rimpiccioliscono il protagonista) è un amplificatore di tutto il disagio e di tutta la crudeltà del racconto. La tenerezza che sprigionano gli occhi giganteschi del protagonista e i suoi movimenti goffi, lo rendono una vittima designata, un cuore puro da corrompere, una mela marcia cui siamo costretti a seguire il lento precipitare verso il suolo.

Jaybird è inquietante, doloroso, un fumetto che non risparmia nulla al suo personaggio principale così come al suo lettore.

Matteo Contin
@matteocontin

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