mercoledì 16 dicembre 2015

La filosofia della polvere di stelle

Dove va a finire il cielo e altri misteri dell’universo
di Licia Troisi
Mondadori, 2015
pp. 190, 17,00€



«I will be chasing a starlight until the end of my life». (Starlight, MuSe)
Odio la filosofia. O meglio, non ho idea del metodo per trovare ciò che di bello si cela nei meandri di questa disciplina. Sono sicura che qualcosa di splendido c’è, se chiunque parli con me di filosofia immediatamente cada in una sorta di trance mistica che gli fa brillare gli occhi e allargare il cuore. Il libro di Licia Troisi parla di filosofia? Non apertamente; ma la sensazione che si è impadronita di me è la stessa di quella ravvisabile nei soggetti precedentemente citati.
Durante la lettura, poi, mi è venuto in mente Aristotele, unico tra i filosofi che ricordo con piacere. Dove va a finire il cielo, allora, se non parla di filosofia, poco ci manca. L’autrice letta da tre milioni di persone in 18 lingue al mondo grazie alle Cronache del mondo emerso, I regni di Nashira e La ragazza drago, che l’hanno lanciata come nome emerito del genere fantasy, torna a casa base e si cimenta in un testo divulgativo sull’astrofisica. E se gli esempi che la nostra letteratura ci hanno già offerto (la stessa Licia dice che «Nel suo splendido libro Sette brevi lezioni di fisica, Carlo rovelli dice che la scienza è innanzitutto una questione di visione e di immaginazione») dimostrano come, con grazia ed eleganza, si possa avvicinare chiunque al mondo delle scienze, il testo di Licia Troisi si inserisce perfettamente su questo solco. Descrive con la scienza una cosa che alla scienza non è stata quasi mai affiancata: il suo è un libro sulla bellezza che si esplicita nelle equazioni matematiche e nelle formule fisiche.

Non è vero che la scienza toglie poesia alle cose: piuttosto aggiunge conoscenza e, dunque, bellezza a bellezza.
Possibile? Il trait d’union dei tredici capitoli del libro è proprio la conferma di questo matrimonio, un connubio tanto bistratto ma che in realtà è di quanto più naturale esista al mondo. Ho parlato di Aristotele, ma cosa ha che vedere con questo discorso? In maturità fu lui a concepire un’opera enciclopedica, che spaziasse dalla Logica alla Metafisica, dalla Fisica all’Etica, dalla Politica all’Anima; un sapere totale, quindi, senza scissioni o gare. Tale totalità è presente nel testo della Troisi, in grado di affabulare chiunque con uno stile sì divulgativo ma che ammicca alla tendenza narrativa dei suoi testi di maggiore successo.

La trattazione procede ordinata come nei migliori testi scientifici, stemperata di tanto in tanto dalle note biografiche che donano al testo la veste di un diario divulgativo. Si inizia con la Luna, l’elemento celeste più vicino alla Terra, quello che crediamo il più familiare:
Quel che resta del secondo sarebbe la faccia nascosta della Luna, quella che non vediamo mai: la sua Dark Side, per dirla con i Pink floyd e con Star Wars. Della Luna, in effetti, vediamo sempre la stessa faccia, quella che ci è così familiare.
La trattazione procede con Marte, il pianeta rosso a cui tendere per il futuro dell’umanità:
L’uomo ha sempre vissuto con una certa angoscia la propria solitudine nell’universo. A quanto ne sappiamo, in effetti, siamo l’unica forma di vita capace di indagare i misteri del cosmo, e se la cosa da un lato ci inorgoglisce, dall’altro ci fa sentire anche molto soli.
Il testo si addentra poi nell’ambito di studio caro dall’autrice: il Sole, le stelle con la loro parabola di vita nella storia dell’Universo e le Costellazioni:
Però una cosa che mette insieme scienza e affabulazione esiste davvero. Non ci avevo mai pensato prima di mettere mano a questo libro, eppure è stata il fulcro dei miei primi contatti con la scienza, da ragazzina, e persino della mia tesina di maturità. Sto parlando delle costellazioni.
Gli ultimi capitoli, infine, aprono uno squarcio interessante sulle tematiche più attuali. La particella di Dio, il bosone di X, l’acceleratore di particelle del CERN di Ginevra, i millisecondi che non conosciamo dopo il Big Bang e la materia oscura si svelano ai comuni mortali nella loro splendida fascinazione, spingendo a interrogarsi sul senso globale dell’esistenza umana nell’Universo:
Il tempo delle nostre vite è sospeso tra l’infinitamente grande e l’in-finitamente piccolo: da un lato, i miliardi di anni che costituiscono i tempi scala dell’universo, dall’altro le infinitesime frazioni di secondo sulle quali si giocano i processi subatomici. Ed è proprio dalla dialettica fra queste due grandezze, per noi ugualmente incommensurabili, che nasce tutto ciò che siamo. In fin dei conti, non siamo che il parto di due diversi infiniti.
Dove va a finire il cielo è il libro di geografia astronomica da adottare nelle scuole superiori come supporto ai testi di trattazione più sistematica. Aggiunge alla scienza la profondità dei pensieri umanistici e spinge con forza a non concepire il sapere diviso in compartimenti stagni. In più, apre spunti di approfondimento sulle personalità che hanno fatto la storia delle scienze: siamo spesso a conoscenza di una nuova scoperta scientifica ma ne ignoriamo frequentemente l’artefice; l’autrice ha la delicatezza e lungimiranza di ricordare sempre i nomi degli studiosi, in particolar modo quelli dimenticati (Subrahmanyan Chandrasekhar, Jocelyn Bell Burnell e Henrietta Leavitt tra gli altri). Un memoriale importante per le future generazioni. Ma non solo.


Dove va a finire il cielo è un libro da leggere in qualunque occasione perché, è possibile che le nozioni all’interno sfuggano o non risultino chiare, ma il messaggio d’amore sotteso alla trattazione rimane impresso con forza. Una delle citazioni più famose di Albert Einstein recita: «L’immaginazione è più importante della conoscenza». L’immaginazione e la libertà che la prima comporta sono i protagonisti della storia. Mai dimenticarsi di lei, perché in fin dei conti:
L’uomo ha sempre vissuto con una certa angoscia la propria solitudine nell’universo. A quanto ne sappiamo, in effetti, siamo l’unica forma di vita capace di indagare i misteri del cosmo, e se la cosa da un lato ci inorgoglisce, dall’altro ci fa sentire anche molto soli.
Tra le pagine del testo si fugge la solitudine, si apprezzano le splendide fotografie dell’universo (e se non è arte questa…) e si gode del privilegio di saperne un po’ di più su tutto questo.

 Federica Privitera


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