martedì 24 novembre 2015

Scrivere di scienze infermieristiche nell'Italia moderna

Prima di Florence Nightingale.
La letteratura infermieristica italiana 1676-1846
di Filippo Festini, Angelica Nigro 

Libreria Universitaria.it, 2015

Il volume riporta alla luce un ampio periodo antecedente all’affermazione di Florence Nightingale nel panorama delle scienze infermieristiche e gli studi permettono di ridiscutere il ruolo di fondatrice del nursing moderno coniato dalla critica recente.

L’analisi documentaria e biografica delle esperienze della Nightingale converge infatti verso una prospettiva valorizzante di unicità di scoperte infermieristiche e metodologiche che invece necessitano di una nuova ridefinizione. Alle scoperte mediche ottocentesche, si deve considerare un periodo precedente in cui è accertata l’esistenza di testi, documenti e la non trascurabile letteratura di opere che indicano con precisione la formazione e la crescita, in ambito medico, di personalità mediche fautrici delle prime esperienze avanzate di quello che si può individuare come pensiero medico moderno.


 Le “imprese” e le opere che vedono coinvolta Florence hanno goduto del parere favorevole della stampa e la stessa rete di relazioni parentali e amicali ha contribuito a rafforzare l’ideale mitico: santità ed eroismo sono state volutamente attribuite alla Nightingale. Non si vuole con questo volume, sminuire la portata entusiastica del percorso di vita di una donna che ha saputo imporsi sulle radicali scelte familiari, indirizzate verso un percorso simile a molte ragazze di famiglia colta inglese e benestante. Il volume intende informare riguardo un terreno culturale, sociale e di scoperte in campo medico di studi, ricerche ed esperienze, culla di un laboratorio fertile già ben presente, anche in ambito italiano, a partire dal 1676.

La pratica dell’Infermiero è un’opera di Francesco Dal Basco: nato nel 1564 a Guia da Benedetto, diviene francescano dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. In quel periodo i conventi erano dotati tutti di un’infermeria dove venivano accuditi e curati i confratelli malati. Spesso nei conventi, come succede tuttora, si collocavano le spezierie dove venivano preparati i medicamenti e nuovi preparati che avevano un’efficacia positiva sul paziente portandolo alla guarigione. Dal Basco esercita quella che possiamo identificare già come professione infermieristica. Scrive opere che raccolgono le sue esperienze mediche che divengono trattati. Si ricorda, in particolare, La Pratica dell’Infermiero di Fra Francesco dal Basco di Valdebiadene, detto il Castagnaro, Minorita Cappuccino nella quale con osservazioni fondate sull’uso di moltissimi anni s’addottrina l’assistente e caritativo infermiere per ben conoscere e, ne’ casi repentini, applicar li rimedi proportionati a’ mali dei suoi infermi.

Altra figura riportata alla luce è quella di Filippo Baldini. Nato a Napoli nel 1750 da famiglia nobile, scrive uno dei primi trattati sul lavoro di infermiere, L’Infermiero istruito. Studioso e ricercatore attento, nel 1774 è Lettore di Medicina all’Università di Napoli. L’esperienza universitaria gli permette di ampliare gli studi stringendo amicizie importanti in campo medico e collaborando con le scuole mediche di Parigi e Berlino. Presenta un corpus di opere notevoli che sono considerati degli interessanti studi di epidemiologia: La sanità de naviganti per uso dell’armata navale de sua Maestà Siciliana, il Saggio intorno alle malattie endemiche della provincia di Bari e in particolare, le Ricerche fisico-mediche sulla costituzione del clima della città di Napoli, in cui il medico presenta uno studio riguardo alle patologie urbane, le malattie endemiche e le soluzioni che possono garantire la salute e la longevità.

Altra personalità analizzata è quella del pavese Ernesto Rusca. Membro della facoltà di Medicina all’Università di Pavia, prestigiosa sede di scuola medica nell’Ottocento, si impegna nello studio contro malattie devastanti come il colera e compone alcuni trattati interessanti, in particolare, Istruzione intorno al regime di vita onde preservarsi dall’epidemia di cholera e Compendio di anatomia patologica. Di particolare interesse è il Manuale dell’Infermiere, ossia Istruzione sul modo di assistere i malati, strumento di supporto al lavoro infermieristico, corredato da un’ampia documentazione sulle lezioni tenute dagli infermieri dell’Ospedale maggiore. Rispetto all’opera di Dal Bosco e di Baldini, Il Manuale dell’Infermiere offre un’analisi di alcune tecniche infermieristiche (dall’applicazione di medicamenti, al governo dei malati, agli alimenti, alla pulizia e igiene). L’opera di Rusca è importante per tre aspetti fondamentali: l’aver ideato e pubblicato il primo scritto diventato poi supporto didattico per il corso formale dell’infermiere; l’aver denominato l’opera infermieristica professione e l’aver coniato il termine nursing. Pur valorizzando il ruolo dell’infermiere moderno, in anticipo rispetto ai tempi e agli sviluppi successivi, Rusca non apre le porte all’universo femminile. Oltre all’utilizzo del termine esclusivamente al maschile, non si accenna mai volutamente al ruolo della donna infermiera.

L’ultima figura analizzata è quella di un altro medico pavese, Giuseppe Cattaneo. Nato nel 1815, laureatosi in Medicina, raggiunge la notorietà grazie ad alcuni importanti studi: in particolare si ricordano il Manuale di ostetricia veterinaria e soprattutto il corposo trattato Pedagogia dell’infermiere che descrive le norme di pronto soccorso, il formulario delle preparazioni farmaceutiche più utilizzate nelle diverse malattie e una parte rilevante riguarda le qualità fisiche e morali necessarie agli infermieri. Cattaneo valorizza il ruolo dell’infermiere da un punto di vista sociale e sanitario, dedica ampio spazio alle necessità del paziente e alla situazione di soddisfacimento dell’ambiente che lo circonda; sottolinea le qualità che deve possedere un infermiere e le motivazioni che lo portano a intraprendere il lavoro: oltre alla preparazione tecnica, occorrono umanità, pazienza, fedeltà subordinata e temperante; e una visione della scienza infermieristica come arte fondata sulla vocazione e sulla motivazione religiosa.

Il volume ci presenta un quadro di studi sufficiente a confermare un modello infermieristico di caratura culturale avanzata presente a partire dal Seicento. Si valorizza una figura professionale già in grado di conoscere le basi della fisiologia, della patologia, lo stato iniziale del paziente e il suo decorso medico.

L’esame complessivo dei testi indica l’esistenza di una scienza infermieristica nata non solamente dalle idee e dalle iniziative di una singola persona, ma che si è sviluppata molto prima dell’Ottocento grazie ad un lungo e laborioso percorso di progressiva crescita, in cui l’Italia ha giocato un ruolo fondamentale. L’analisi delle opere indica, infatti, una realtà italiana avanzata e proiettata nel futuro della scienza medica in campo anglosassone.


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