mercoledì 18 novembre 2015

#CriticARTE. In mostra a Milano Hayez, pittore della patria bella e perduta


Cosa direbbe Hayez dell’Italia d’oggi e delle sue tante disattese? Certo, nella seconda metà dell’Ottocento il fallimento era quello di un paese che scarsamente aveva conseguito gli ideali risorgimentali. Di tempo ne è passato, ma quel coinvolgimento nella Storia rende le opere del maestro veneziano ancora attuali. Prendete le tre versioni del Bacio, che insieme a oltre 100 suoi capolavori sono esposte fino al 21 febbraio 2016 nelle Gallerie d’Italia a Milano. Al di là del fascino oramai iconico, Il bacio è un dipinto essenzialmente politico e i tre rifacimenti ne sono la prova. La prima versione viene presentata al pubblico durante la grande esposizione a Brera del 9 settembre 1859, tre mesi dopo l’ingresso a Milano di Vittorio Emanuele II e dell’alleato Napoleone III. Nella scena affettuosa tra i due innamorati, Hayez vuole fissare un messaggio di ottimismo e speranza per una nazione appena uscita dalle lotte d’indipendenza.


Nella prima redazione (al centro) la veste di lei è azzurra e, insieme alla calzamaglia rossa e l’abito verde dell’amato, ricorda i colori della bandiera italiana e francese, unite per l’indipendenza del nostro paese. Nel dipinto successivo del 1861 (a sinistra) la veste della fanciulla diventa bianca, il che non solo enfatizza i colori dell’Italia, bensì elimina ogni riferimento al sodalizio con la Francia. In seguito alla pace di Villafranca, infatti, Venezia rimane sotto il dominio austriaco, segno per molti del tradimento di Napoleone III. L’abito ritornerà azzurro nella terza e ultima versione inviata nel 1867  (a destra) all’Esposizione Universale di Parigi in cui, per ovvie ragioni, si rende omaggio alla Francia. Tuttavia, restano le ombre sulle scale e in fondo del dipinto, a testimoniare le incertezze e i lati oscuri della vicenda risorgimentale.

Hayez contribuì, senza dubbio, a costruire l’identità della nazione nascente e non a caso Giuseppe Mazzini amava definirlo ‘genio democratico’ che con i suoi dipinti seppe incarnare gli ideali del Risorgimento diventando a tutti gli effetti il più grande interprete del Romanticismo italiano. Arriva a Milano negli anni Venti dell’Ottocento, deluso dalle opportunità limitate della sua Venezia. Dopo essersi formato a Roma con Canova, aver lavorato presso i Musei Vaticani e intrapreso alcuni lavori decorativi in palazzi privati della laguna, a Milano vuole essere riconosciuto per il ruolo in cui da sempre credeva, quello di pittore impegnato civilmente.


Insieme a lui giungono Il conte di Carmagnola (1820) e il Pietro Rossi (1818-1820), destinati a indirizzare la pittura non più nell’ottica dell’antichità, ma della storia moderna. Guardare al passato e alle vicende che hanno formato l’Italia è il mezzo per poter costruire il futuro, il Neoclassicismo d’ispirazione mitologica cede il passo a una pittura nazionale, identitaria e per questo interprete di un’Italia unita: «Se Manzoni unì l’Italia con la scrittura, Verdi con la musica, Hayez è certamente colui che celebrò la nazione nell’arte» ha ricordato il professor Fernando Mazzocca, curatore della mostra. Attraversa i sentimenti nazionali inserendoli nelle sue opere che non sono semplicemente scene storiche, di vita quotidiana o ritratti, sono rappresentazioni allegoriche dell’Italia del tempo,tele davanti a cui riflettere in cui un bacio tra due giovani evoca un significato più profondo e per questo destabilizzante, mentre un ritratto di donna si trasforma nel senso stesso della nazione. Già nel 1851 con La meditazione, Hayez immortala la prima grande delusione dell’impresa risorgimentale, ovvero i fatti tragici delle Cinque Giornate di Milano. Una donna dal seno nudo tiene il capo abbassato e fissa lo spettatore, regge una croce con una scritta vergata di rosso sangue che reca le date del martirio milanese, 18-19-20-21-22 marzo 1848.

La grande retrospettiva alle Gallerie d’Italia non ripercorre solamente l’impegno civile di Hayez. A rendere ancora più suggestiva la selezione di opere, si trovano molte serie di nudi. Tra gli anni Trenta e Quaranta i soggetti che più raffigura sono quelli di Venere, Maddalena (in mostra anche La Maddalena penitente di Canova), Betsabea, Lot e le figlie, Ninfe, ma anche le Odalische e le Bagnanti. L’abilità di Hayez nel restituire la carnalità dei corpi, a cui si aggiunge la sua fama da libertino, costa al pittore non poche polemiche, come quando qualcuno appellò Venere che scherza con due colombe (1830) ‘la più schifosa donna del volgo’.

Non possono mancare in questa esposizione monografica (l’ultima fu nel 1983) i ritratti. Tra i più noti, quello della principessa di Belgiojoso (1830-1831), dell’amico Giocchino Rossini (1870) dedicatogli dopo la morte del compositore e, forse il più celebre, quello di Alessandro Manzoni (1841) che, nonostante l’indole schiva, concesse ad Hayez ben quindici sedute. Come ricorda ancora il professor Mazzocca «Hayez doveva entrare in sintonia con chi aveva davanti a sé e, più in generale, credeva nella capacità dell’arte di creare immedesimazione per questo amava inserire il proprio autoritratto nei dipinti storici, per rendere la scena viva e far sentire gli spettatori coinvolti».

La mostra è, inoltre, l’occasione per ammirare opere mai viste o non più esposte dall’Ottocento. Tra queste dieci lunette affrescate (in origine erano quattordici, quattro andarono perdute) realizzate da Hayez per decorare l’ufficio della Borsa di Venezia, a Palazzo Ducale. Nel tempo vennero staccate e abbandonate nei depositi dell’edificio fino al restauro.
Ma non è finita qui, perché i visitatori possono finalmente scoprire dipinti sconosciuti dall’Ottocento, da quando l’Accademia di Brera organizzava, ogni fine estate, esposizioni con opere di pittori contemporanei. Tra quelli di Hayez riportati alla luce ci sono L’ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo (1823) e Maria Stuarda nel momento che sale al patibolo (1827). Ad Hayez, che fu a lungo docente a Brera, va anche il merito dell’acquisto da parte dell’Accademia di tante opere esposte ancora oggi.


Ricordiamo che la mostra prevede alcuni eventi collaterali. Fino al 21 gennaio 2016, negli spazi dell’Accademia è in corso Hayez a Brera. Il laboratorio di un pittore, in cui sono stati ricostruiti i luoghi di lavoro dell’artista con libri, taccuini e stampe. Ingresso libero. Gallerie d’Italia in collaborazione con Fondazione Cineteca Italiana propone una rassegna cinematografica sul contesto storico e i temi delle opere esposte. Tra i titoli, Senso di Luchino Visconti, Malombra di Mario Soldati, Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli. Ingresso libero fino a esaurimento posti

Martina Pagano

Informazioni sulla mostra:
Hayez. Quasi un secolo di opere del maggior interprete del Romanticismo è alle Gallerie d’Italia, in Piazza Scala a Milano fino al 21 febbraio 2016. La mostra è promossa da Intesa San Paolo e curata da Fernando Mazzotta con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli. Gli orari d’apertura vanno dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 19 e il giovedì fino alle 22.30. Il costo dei biglietti è di 10 euro con riduzioni fino a 5 euro.

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