giovedì 19 novembre 2015

#PagineCritiche La notte di Sigonella di Bettino Craxi: up patriots to arms



La notte di Sigonella
di Bettino Craxi
Mondadori, 2015

pp. 272
18€


Vi sono notti decisive per la storia e molte di esse, nel momento in cui i fatti si compiono, appaiono poco più che semplici “notizie della pagina Esteri”. Eppure la “notte di Sigonella” del 7 ottobre 1985 è un evento fondamentale per capire altre notti, ovvero, come sostengono molti storici e politologi, quelle della cosiddetta stagione del “Pool di Mani Pulite”
Nel libro La notte di Sigonella. Documenti e discorsi sull’evento che restituì orgoglio all’Italia sono raccolti, direttamente desunti dall’Archivio di Bettino Craxi conservato ad Hammamet, i documenti, stralci di discorsi e riproposizione di telefonate di “quella notte fondante, o meglio sfondante, per la nostra Repubblica”.

Questa storia può essere presentata come un “tale”, come un racconto ideato da qualche bardo del Nord. C’era un lunedì notte di inizio ottobre, precisamente il 7 ottobre 1985, durante il quale dalla fredda Svezia un messaggio di allarme squarcia la solita routine: l’Achile Lauro, nave da crociera italiana, è stata assaltata da un gruppo di sequestratori palestinesi. A bordo vi sono 545 ostaggi. Bettino Craxi, allora Primo Ministro italiano, impegnato da anni in una politica di avvicinamento e collaborazione con i Paesi del Sud del Mediterraneo e con il Medio Oriente, si mette in contatto prima con Arafat, leader dei palestinesi e poi con il Presidente egiziano Moubarak. A questo punto la nave, il cui sequestro lo vogliamo ricordare è avvenuto in acque internazionali, si dirige verso il porto egiziano di Said, segno che una trattativa si sta, seppur faticosamente, compiendo.  Ma ecco che un epilogo tutto sommato incruento non si avvera: infatti mercoledì 9 ottobre si viene a sapere che uno degli ostaggi, un turista paralitico statunitense, di origine ebrea, è stato ucciso e scaraventato in mare. Da Oltreoceano il Presidente Usa Ronald Reagan, chiama subito Bettino Craxi, mentre i terroristi sono nei cieli italiani, a bordo di un Boeing 737 scortati da un commando egiziano. Reagan informa il Primo Ministro informa che quattro caccia F-14 hanno intercettato e obbligato il convoglio a dirigersi in Italia. Inoltre Reagan chiede anche l’autorizzazione che, una volta atterrati in Italia, i terroristi vengano consegnati alle forze speciali americane per un processo in patria. Ed è qui che si consuma “la vicenda”. Infatti Craxi, noto per il suo “decisionismo” (molto spesso criticato e tacciato di forti sfumature “autoritarie”) nega il permesso agli Stati Uniti e, una volta che l’aereo è sceso nella base di Sigonella, territorio italiano quindi, fa circondare il convoglio da militari italiani.
Ne viene fuori un putiferio con Reagan che, nonostante la profonda amicizia e collaborazione con il “collega” socialista, minaccia e intima che “gli assassini di un cittadino americano debbono essere giudicati in America”. Craxi dice di no in quanto “i terroristi sono sbarcati su suolo italiano e quindi debbono sottostare alla sovranità nazionale”. Un classico caso di Diritto Internazionale che, anche uno studente del Primo Anno, potrebbe comprendere e risolvere facilmente: l’Italia, in quel caso nella persona di Craxi,  stava esercitando un suo diritto. Eppure, a causa delle forti pressione americane, Bettino Craxi è costretto a rassegnare le dimissioni (le quali, comunque, vengono ritirate dopo pochi giorni). Nel volume, dopo un breve ma chiaro excursus storico, si presentano i documenti ufficiali e si comprende bene come, almeno per una volta, il nostro Paese fosse perfettamente “nel giusto”. 
Eppure, nonostante tutto, da quel giorno qualcosa si ruppe tra establishment politico italiano e Stati Uniti. Di lì a poco, ed è un mero dato “cronologico”, sarebbe arrivato il terremoto politico e “biologico” di Mani Pulite con la conseguente caduta della Prima Repubblica e di tutto quel “piccolo mondo antico” che aveva retto, nel bene come nel male, l’Italia. 
Craxi quella notte ridette orgoglio all’Italia che prima, pedissequamente allineata, non aveva sostanzialmente contato nulla in politica estera, andando a rimorchio dell’alleata di ferro a stelle e strisce. Ma in un Governo presieduto dallo stesso Bettino Craxi e con Ministro degli Esteri Giulio Andreotti non si poteva, per forza di cose, attendersi una politica “di retrovia”. 
Ma quella notte Craxi, ed a distanza di anni non ci pare cosa sconvolgente ma semplicemente una presa di coscienza, firmò anche la sua, politica e ideologica, “condanna a morte”.

Mattia Nesto  

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